Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 19.1908

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NUOVE ANTICHITÀ DI GELA

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liebri, ed erano opere della fine del V e del IV se-
colo, quindi non più calcidesi. Ma come l'anfora ed
il cratere fittili, così l'hydria, dopo aver servito all'uso
domestico dei banchetti, passava sovente nei templi a
custodire olio, vino ed acqua, e sotterra a racchiudere
le ceneri di persone distinte ed agiate. Un vaso pre-
gevole, come era indubbiamente il nostro, potè a lungo
venir usato nella casa e nella famiglia prima di ve-
nire e per sempre condannato all'oblio del sepolcro;
ond'è che se l'hydria gelese spetta alla seconda metà
od alla fine del sec. VI, il relativo sepolcro può essere
stato chiuso parecchi lustri in appresso. A precisare
più davvicino tale data sono ancora troppo vaghe lo
indicazioni degli scopritori, ma in massima esse non
sembrano infirmare la cronologia che per i gruppi su-
burbani ad oriente della città io ho stabilita in Gela,
p. 731 e segg.

Estremamente rari sono in Sicilia gli artistici e
grandi bronzi ionici e calcidesi del VI secolo ; a Gela
il secchio funebre della necropoli di C. Soprano e la
nostra hydria ; a Camarina gli avanzi di grande e son-
tuoso tripode ; a Leontini il lebete ora berlinese ; a
Randazzo l'hydria del paro ora berlinese. Non è certo
molto, quando anche si lasci da parte il materiale
spicciolo, frammentario o troppo deperito, quasi tutto
inedito; ne dovremo concludere che solo una minima
parte noi possediamo di quanto l'industria calcheutica
delllonia versò sui ricchi mercati sicelioti.

Possa dunque l'opimo suolo della Sicilia, meglio
vigilato e studiato, ridonarci presto altri campioni di
codesta superba arte bronziera, che per bellezza e
sobrietà rivaleggia col quattrocento italiano.

VIII.

Caldaio-ossuario in bronzo.

Gli stessi scopritori dell'hydria rinvennero nella
contrada di Catarasona, e proprio sulla stessa collinetta,
anche un piccolo caldaio di bronzo col suo coperchio,
il quale racchiudeva ossa cremate; fortunatamente venne
anch'esso assicurato al Museo (restaurato a fig. 14). È di
forma sferico-depressa (diam. mass. cm. 32), con una
altezza precisa che non si può calcolare, perchè squar-
ciato il fondo, ma che in ogni modo non supera i

cm. 21. La lamina sottile, di colore aurato dove ne è
libera dall'ossidazione la superficie, forma attorno al-
l'ampia bocca un collarino risvoltato e piatto; la
bocca era protetta da un coperchio a lieve calotta con
margine abbassato, del diam. di cm. 23 Va • Due pic-
cole maniglie, di cui una sola pervenutaci, erano fis-
sate non più con chiodi ma a saldatura (xóXlrjGic)
al sommo della spalla presso il labbro; esse sono
foggiate in spessa lamina, ed hanno forma di cuore
con occhietto, dentro cui un anello scorrevole.

Fig. 15.

Il gruppo sepolcrale al cimitero (') ci aveva già
procurato un caldaio di bronzo molto consimile, ora
conservato al Municipio di Terranova; ed illustrandolo
io richiamai quei pezzi, che fanno ad esso opportuno
riscontro, cioè gli ossuari argentei cumani del VII sec,
uno del Dipylon del paro molto antico, ed altre piccole
caldaie in tutto simili di Olimpia, di Gordion, e di
Monteleone Umbro, le quali viemmeglio si accostano
al nostro esemplare, avendo le spalle a garbo tondo
e non a spigolo ottuso. A questi esemplari, tutti co-
nosciuti, ne va aggiunto uno inedito di Agrigento,
ora al Museo di Siracusa, il quale serviva pure di
ossuario (fig. 15). Esso ha un diam. di cm. 28 alla
alla bocca, l'alt, di cm. 40, ed il coperchio in forma
di bacile misura cm. 30 di diam. per cm. 8 di pro-
fondità. Per quanto nessuno di codesti lebeti o caldai

(') Orsi, Gela, p. 323. fig. 240.
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