Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 19.1908

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CERAMICA. NEOLITICA DI PHAESTOS

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mente avevano lina ceramica chiara fatta di argilla
che non contiene ferro; essa è un composto di silice,
allumina ed acqua, d'aspetto biancastro dolce al tatto,
che allappa la lingua; con questa mescolavano argilla
rossa, otteuendo una ceramica rosea, o lasciandola
pura facevano con essa vasi fini color giallognolo
simili ai vasi che più tardi furono creduti una spe-
cialità micenea. Di questa ceramica bianca ne ab-
biamo di due qualità: una porosa che allappa la
lingua, l'altra un po' grassa cui la lingua non si at-
tacca e che forse ebbe questo carattere per essere stata
imbevuta di qualche resina che ne vende ancora oggi
la superficie lucente. Quest' ultima è identica alla così
detta ceramica micenea che tornò in voga verso il 1500
avanti l'èra.

Come già osservò Mackenzie ('), gli stessi vasi
scuri o chiari vennero fatti contemporaneamente, colla
medesima forma e decorazione. Questo fatto che il
Mackenzie dimostrò per la ceramica dell'epoca mi-
noica primitiva, è vero eziandio per il neolitico.
Un'altra osservazione importante fece Mackenzie ri-
guardo alla ceramica micenea (2). Egli dice: « la
prova che Creta ebbe un' influenza dominante nella
creazione del così detto stile miceneo con disegno
monocromatico sopra la ceramica di argilla chiara lu-
cente, l'abbiamo nel fatto che sola, fra tutti i centri
dell' Egeo, l'industria cretese possiede una tecnica si-
mile nei tempi più remoti, quando cominciarono a
dipingersi i vasi ». La importanza di tale considera-
zione diviene maggiore ora che abbiamo veduto la
tecnica dell'argilla e della colorazione monocromatica
nell'età della pietra.

Anche a Phaestos negli strati più profondi in
contatto col terreno vergine erano scarsi i frammenti
di terra nera lucente con decorazione di linee incise,
ma non mancarono completamente come a Cnossos.

La ceramica incisa apparve solo nel secondo metro
sopra il terreno vergine a Cnossos, sebbene in quan-
tità minima. Il terzo e quarto metro negli scavi di
Cnossos rappresentano il primo stadio della ceramica
neolitica ad incisioni. Col quinto metro nella ceramica

(') The palace of Knossos. The campaign of 1904, in
Annual of the British School at Athens, n. X, p. 21.

(s) D. Mackenzie, The pottery ofKnossos, in The Journal
of Ilellenic Studies, XXIII, 1903, p. 199.

neolitica incisa comincia a riempirsi il fondo delle linee
con gesso o calce. A questa ceramica Evans diede
nome di neolitica media (Middle Neolithic) (').

A Phaestos la ceramica colorata compare sul ter-
reno vergine insieme a quella nera stralucida e quella
incisa con linee bianche. Ne può sorgere il dubbio
che tali strati collo spessore di cinque metri appar-
tengano all'epoca minoica primitiva. Le armi di pietra,
i coltelli di ossidiana, tutta la ceramica nera e bigia
stralucida, con o senza decorazioni incise, appartengono
certamente al neolitico; e tale pure è l'idolo di terra
non cotta che attribuisce a questi strati una grande
antichità. Le stratificazioni del terreno sotto il fondo
di una capanna fanno credere che il terreno non fu rime-
scolato. Per spiegare che siavi molta ceramica dipinta
in strati neolitici, mentre se ne trova meno a Cnossos,
dobbiamo tener conto che essendo meno spessi gli
strati del terreno neolitico che non siano a Cnossos
sono anche meno antichi i depositi. L'aver trovato
che qui la ceramica nera graftita è decorata meno
riccamente che non sia quella di Cnossos, prova che
esistevano differenze locali nella fabbricazione della
ceramica. L'abbondanza della ceramica dipinta negli
strati neolitici di Phaestos può essere l'effetto di un' in-
dustria locale che si è sviluppata a Phaestos e giunse
più tardi a Cnossos.

Il luogo d'origine della ceramica colorata era fino
ad oggi uno dei punti più oscuri della paletnologia ;
sembra a mo che cogli scavi di Creta siasi fatto un
passo notevole, ed a Phaestos vediamo come la cera-
mica colorata compaja insieme a quella incisa e
gralfita con disegni alquanto diversi. Ed era naturale
che ciò succedesse lavorando i tìguli con un pennello
che scorreva più facilmente alla superficie dei vasi
facendo larghe fascie colorate. Non vi è una diffe-
renza etnica che abbia dato origine a tali decora-
zioni differenti della ceramica perchè le vediamo na-
scere e svolgersi contemporaneamente nel terreno di
Phaestos.

Che i Siciliani non siano gli inventori della cera-
mica colorata caratteristica del primo periodo siculo
(secondo la classificazione dell'Orsi) lo prova il fatto
che si trovò in Grecia una ceramica identica alla si-

(*) A. Evans, The Palace of Knossos, in Annual of the
British School al Athens, n. X, 1903-J 904, p. 22.
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