Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 19.1908

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CERAMICA NEOLITICA DI PHÀESTOft

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nel quale fu imitato il fondo di un canestro. Una
croce divide il campo tondo e nei settori le linee a
spina di pesce sono tracciate con molta regolarità. Poi
vi è una cornice tonda dentro la quale scorrono linee
spezzate messe con molto garbo e simmetria. Il graf-
fito perfetto mostra un'arte più evoluta che non quella
neolitica di Creta.

Schliemann notò già il fatto importante che nelle
cinque città preistoriche di Hissarlik non si trovò
traccia di pittura (') eccetto una scatola di terra con
sopra una seppia in color rosso bruno su ceramica di
un fondo rosso chiaro che venne in luce nella seconda
città, e due piccole coppe di ceramica della quarta
città sul fondo delle quali vi era una croce dipinta
in rosso scuro.

Dorpfeld (2) trovò nel primo strato alcuni cocci dove
sembra che vi fosse alla superficie un colore bianco
o chiaro. Ciò prova quanto lentamente siasi diffusa
la ceramica colorata nell' Egeo e probabilmente si
dovrà ammettere che essa era in uso nella Sicilia ed
in Italia prima che nell'Asia minore. Questi studi
sulla ceramica colorata aprono nuovi orizzonti nelle
controversie che ora tengono divisi gli archeologi.
L'esservi tale differenza profonda fra l'isola di Creta
e l'Asia minore serve a mostrare che non vi fu una
invasione dall' Asia minore verso Creta a questa
epoca (:ì).

Un risultato decisivo degli studi dell'Evans e del
Mackenzie è che a Cnossos si vede tutta la serie non
interrotta dei progressi che compirono i vasai, i quali
arrivati sulla collina di Cnossos colla ceramica rossa
e nera a superficie uniforme e senza disegni, seppero
iniziare un'arte decorativa con semplici linee che in
epoca più tarda riempirono di sostanza bianca, calce
o gesso. Non sappiamo quanta parte di quest'arte del
vasaio fosse una semplice imitazione e quanta dob-

(') Ibidem, p. 280.

(') Dorpfeld, Troja und Ilio», p. 252.

(") Mackerzie (Annual of the Britisch School at Athens.
1907) discute le varie teorie sull'origine della coltura Egea e
combatte l'ipotesi del Dorpfeld che i Carii siano passati dal-
l'Asia minore in Creta. Anche Hall b di questa idea (Nature,
1907, p. 130), ed accetta la teoria che la civiltà Egea abbia
le sue prime origini in Africa. La cultura dell'Egeo e quella
dell'Egitto avrebbero un'origine comune nell'età neolitica come
due rami dello stesso tronco mediterraneo (dice Hall) dei quali
uno si sviluppò nelle isole dell'Egeo e l'altro sulle sponde
del Nilo.

biamo al talento inventivo del popolo Cretese. Non
conosco le collezioni del Museo del Cairo che ora
stanno ordinandosi e che presto verranno pubblicate.
Lo descrizioni del materiale neolitico fatte dal De
Morgan non hanno punti di ritrovo sicuri per la cro-
nologia, e così pure quelle del Flinders Petrie e Quibell
a Naqada e Ballas.

Fino a che non sopraggiungano nuove scoperte tutti
dovranno riferirsi a questi scavi dell' Evans, perchè
sul Continente non si scoprirono strati neolitici così
profondi e dei quali si possa determinare l'età con
sufficiente approssimazione.

A Cepliala nell'isola di Creta, Hogarth e Welch(')
studiarono il neolitico contenente armi di pietra, il
quale trovasi al di sotto degli strati con vasi di Ca-
mares. Il vaso fatto a colomba che pubblicarono in
questa Memoria con striscie bianche e rosse sulle ali, ci
mostra insieme agli esempi sopra riferiti quanto sia
stato precoce il sentimento artistico e lo sviluppo
dell'arte plastica nell'isola di Creta.

La fìg. 41 corrisponde alla rig. 30 della Memoria
di Hogaith e Welch, ed in essa sono rappresentati
alcuni tipi delle decorazioni incise e piene di sostanza
bianca che adornano i vasi neri di Cephala. E un
genere di disegno poco diverso da quello di Cnossos,
forse alquanto più evoluto, perchè appare una tendenza
ad imitare i rami e manca tale motivo nella cera-
mica di Cnossos e di Phaestos. Sono motivi che ap-
paiono in seguito dipinti sui vasi di Camares quando
sui vasi di terra rossa si diede una tinta nera sulla
quale si fecero disegni con linee bianche.

A Naqada in Egitto si trovò una ceramica simile
con disegno molto più evoluto, dove vedonsi qualche
volta anche figure di animali con intrecci complicati
di linee che imitano tessuti finissimi di vimini.

Questa ceramica di Naqada che probabilmente è
contemporanea della IV dinastia fino alla XII pro-
verebbe che nella Libia si continuò a fabbricare
la ceramica in questo stile con terra nera ed incisioni
piene di una sostanza bianca quando a Cnossos non
si fabbricava più questo genere. In Creta la decora-
zione a colori aveva preso uno sviluppo preponderante
ed assoluto quando parecchi millenni dopo nella Libia,

(l) Hogarth and Welch, Primitiv painted Pottery in Crete,
in Journal of Hellenic Studies, XXI, 1901, p. 78.
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