Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 19.1908

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If, NURAGHE PALMAVERA PRESSO ALGHERO

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nuraghe di Monte Siseri basso (figg. 3, 4) accanto a
quelle delle parti recenzioni (fìg. 7, tav. IV). Le grandi
pietre, ottenute levando a pezzi il regolare strato, e
tagliandone i fianchi con piani regolari, sono disposte
a corsi, i quali non sono tuttavia perfettamente oriz-
zontali, né continui per quanto siano evidenti i ten-
tativi fatti di ottenere oltre alla compattezza e soli-
dità del muro, anche la orizzontalità dello strato, per

FlG. 3. — Struttura dell'interno della cella A e porta
d'ingresso alla cella stessa.

mezzo di opportuni letti di argilla e da scheggioni,
perfettamente evidenti, deposti nella muratura (fìg. 3).

Questa frequenza di zeppe, questa cura di stabi-
lire i letti di posa dei corsi del muro mediante in-
terposta argilla apparvero tanto nel nucleo centrale
del n. Palmavera, come nel nuraghe M. Siseri, nel
N. Biancu, nel Flumen longu, tutti disposti attorno al
monte Doglia; apparvero pure nelle torri primitive del
n. Lugherras. di Paulilatino, pure da me studiato e
scavato, come fu notato ripetutamente, nella sua in-
comparabile conoscenza dei monumenti nuragici, dal
sig. Nissardi.

Oltre a questa minore regolarità, continuità ed
orizzontalità dei corsi, dovuta alla grandezza dei

massi impiegati nell'opera ed a una imperfetta capa-
cità di valersi delle favorevoli condizioni dei materiali
offerti dalla natura, in confronto alla tecnica che ve-
dremo impiegata dai costruttori dell'epoca successiva,
il nucleo nuragico antico di Palmavera presenta una
disposizione di pianta non regolare, non essendo la
torre di pianta circolare ma ad un dipresso elittica,
e la rastremazione dei corsi, determinante la forma
conica del torrione, è molto irregolare ed accentuata,
specie verso la fronte dell'edifìcio; invece nella parte
posteriore la parete si presenta ancora oggidì pode-
rosa, massime nella parte inferiore, venuta in luce
dopo lo scavo, composta, da grandi massi di pietra,
scelte accuratamente, in genere molto più lunghe che
spesse, massime negli anditi, negli architravi, e nelle
filare della volta. Come dovunque negli edifici nura-
gici, al di sopra dell'altezza dello spiraglio sulla
porta, le dimensioni delle pietre si fanno più piccole;
sono tuttavia sempre così grandi da richiedere l'uso
di semplici macchine, o come ritiene il Nissardi,
di un piano inclinato, fatto di terra, che permet-
tesse l'elevazione delle pietre e la loro regolare
sistemazione nel fasciamento esterno, ovvero di un
sistema di leve impiegate con una sicurezza non
comune.

La torre, alta ancora oggi m. 8, ha alla base un
diametro, di m. 9, con uno spessore di muro di m. 2,50;
questo notevole spessore era ottenuto con tre fascie
di pietre; nell'andito d'ingresso, nelle nicchie, nelle
fratture era evidente la struttura accurata, per quanto
primordiale del muro, essendo le pietre legate da
una disposizione alternata per il lungo e per testata,
disposizione frequente sia nei nuraghi come negli edifìci
difensivi o d'altro uso d'età micenea, e che unitamente
colla stratificazione dell'argilla e delle zeppe di scheg-
gioni tra corso e corso ne assicurava la stabilità. La
struttura insomma era rude e robusta, e tale è l'aspetto
della maggior parte dei nuraghi, assai più grandioso,
imponente e rude di quanto in genere apparisca dalle
riproduzioni date nell'opera, pure tanto ricca di pregi,
del Lamarmora. Anzi nel nuraghe Palmavera, data la
qualità della roccia, è evidente più che altrove la rastre-
mazione graduale dei corsi delle pietre, con la quale
ottenevasi la forma conica; ne dànno la prova lo schizzo
accuratamente eseguito dal sig. Nissardi, e le foto-
grafìe dell'angolo del recinto (tav. Ili, 1,2 e fìg. 12).
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