Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 19.1908

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IL NURAGHE PALMAVERA PRESSO ALGHERO

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pentole e di vasi per cuocere vivande, dalle pareti
spesse, composte di terra fine, nerastra, non priva di
elementi rocciosi, compattissima e di frattura vitrea,
con una ingubbiatura grigia, sulle due faccie, con
accurata spatolatura; la vita lunga delle famiglie
condusse ad un grandissimo consumo di terraglia do-
mestica; però si ebbero varie prove che almeno i vasi
di dimensioni maggiori, le pentole e le olle per
l'acqua, dovevano essere tenute con maggiore cautela,
essendo di difficile fattura. Si raccolsero cioè vari
esempi di cocci con foro eseguito al trapano, per pas-
sarvi dei punti di cucitura con fili tessili o metallici ;
si ebbero anche alcuni esempì di rattoppi e restauri
fatti mediante una saldatura in piombo, passata in
due fori ai margini della spaccatura.

I frammenti davano vasi di grandi dimensioni e
altri di più piccole, con pareti più o meno spesse;
in tutti la ingubbiatura era accuratamente eseguita,
in guisa da assicurare una maggiore consistenza ed
impermeabilità all'utensile così eseguito. Fra i vasi
a dimensioni maggiori non si ebbe, quasi intiero, che
quello trovato nella buca del focolare sinistro, rico-
strutto a tìg. 13, e che è una grossa pentola, dalle
pareti abbastanza eguali e fini, che si alzano, espan-
dendosi dal fondo piatto, in curva regolare, e munito
ai due diametri da due robuste anse sporgenti; non
si può determinare quale fosse la forma del collo, che
era completamente spezzato.

Ai vasi di uso, di grandi dimensioni, appartene-
vano i frammenti riferibili a grossi bacini, dal fondo
piano, dalle pareti non molto alte, robustissime ed
espanse, con l'orlo a tronco, o rivoltato all'infuori; la
loro forma si accosta ai bacini, o scodelloni caratteristici
delle tombe sicule del III periodo ('); un evidente uso
culinario manifestavano certi tegami piatti, dalle pa-
reti poco alte, espanse, e munite di ansa breve bugni-
forme, rivestite nelle faccie interne di una ingubbia-
tura vitrea, di un nero lucente ; pure a vasi di cucina,
da esporsi al fuoco con liquidi, e da togliersi e met-
tere con facilità, appartenevano le anse e le pareti,
trovate in grandissima quantità e che abbiamo qui
rappresentato (tav. V, c). Sono specialmente vasi cilin-

drici, non molto alti, con l'orlo più largo della pa-
rete, ed a taglio netto ; essi appaiono muniti delle
caratteristiche anse ad orecchia, molto espanse, pie-
gate a gomito, con una parte orizzontale ed un'altra
piegata a curva aggraziata verso il ventre del vaso ;
è un tipo di ansa più o meno espansa, alcune
volte a nastro piatto o leggermente incavato, altre
volte a cordone, od a corpo molto robusto, ma sempre
con questa curva caratteristica, speciale della ce-
ramica miragica. Questo tipo di ansa a gomito,
può forse trovare la sua origine nelle anse a pon-
ticello delle ciotole date dalle grotticelle eneoli-
tiche di Bunannaro, di Cuguttu, di Anghelu Ruju,
ma nel suo sviluppo è proprio dell'età del maggior
sviluppo dei nuraghi, ed è destinato a vasi di forma
diversa, dalle pentole cilindriche, per cui esse ser-
vono di sostegno laterale, alle grandi urne da liquidi,
date da questo stesso nuraghe. Anche il Pinza (') già
segnalò questa forma di ansa, data dal nuraghe Losa
e dal N. di S. Antino, di Torralba, ed esistenti nel
museo di Cagliari ; fu poi da noi riscontrata copio-
samente ed in vari nuraghi della Nurra, come al
N. Lugherras di Paulilatino, così da ritenersi un
tipo di uso comune in tutta la ceramica nuragica.
In generale i vasi a cui queste anse si riferiscono
sono di una cottura molto intensa, che dette un bel
colore rosso, talora grigio; per lo più le anse sono
semplici, ma la nostra cella ci dette sufficienti esempì
di vari motivi decorativi. I più semplici sono formati
da fori praticati sulla pasta fresca del vaso, su tutta
l'ansa; in qualche caso noi trovammo le anse decorate,
oltre che dai fori, da cerchielli concentrici con foro o
punto centrale, decorazione questa molto frequente nei
nuraghi, e che si incontra copiosa in ceramica del-
l'età del bronzo, massime dell' Italia meridionale,
ad esempio nella grotta di Pertosa nel Salernitano
tav. VI, 7, (2).

Altre olle, ventricose, avevano le anse a ponti-
cello, di tipo eneolitico, poco diverse da quelle date
dai vasi del Capo S. Elia e dalla necropoli di An-
ghelu Ruju (tav. V, 2, 9); qualche caso di ansa
espansa ci presentò il tipo a nastro incavato, acco-

(') Pinza, op. cit. tav., IV, %. 23.
(') Orsi, Bull, cit., an. XX, p. 50, tav. IV, 20. (•) Colini, Bull, cit., a. XXIX, p, 100, fig. 30 a b.

Monumenti Antichi — Voi. XIX. 18
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