Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 19.1908

Page: 303
DOI article: DOI Page: Citation link: 
https://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/monant1908/0172
License: Free access  - all rights reserved Use / Order
0.5
1 cm
facsimile
303

TI, NURAGHI? PAIjM A VERA PRESSO ALOIIERO

304

di Palmavera con quelle di Creta minoica rendono
più significanti le affinità architettoniche tra la co-
struzione del nucleo e del recinto di Palmavera e le
tholos di Creta e dell'Egeo.

Anche la presenza dell'ambra, confermando i rap-
porti riscontrati con forme di armi delle tombe
della valle del Kodano, accenna a contatti con l'Eu-
ropa centrale, già dichiarati da altre testimonianze.

Meglio però che le influenze di civiltà esterna,
questi elementi raccolti nello scavo di Palmavera
attestano una energia di forze indigene che si mani-
festano con caratteri e con forme schiettamente iso-
lane. Giova in special modo insistere sul fatto della
caratteristica costruzione del recinto nuragico, che
attesta una sicurezza architettonica, acquisita con una
esperienza e con uno specializzarsi della tecnica; sui
tipi peculiari di ceramica d'uso, a grandi anse espanse,
svelti e pratici ad un tempo, e sulle testimonianze
della lavorazione dei metalli, data dalle scorie rac-
colte nei focolari, per cui dobbiamo pensare che le
famiglie di Palmavera si preparassero, nel recinto
domestico, gli utensili e le armi di cui avevano bi-
sogno.

Un'indizio del maggiore interesse potrebbe essere
quello fornito dai frammenti di altare trovati nella
cella A, per attestare l'esistenza del culto del foco-
lare e del lare domestico; l'elemento religioso che
traluee da questo semplice dato dev'essere tenuto in
vista e seguito nelle future esplorazioni, perchè, come
potrebbe spiegare la presenza di idoletti e di bar-
chette votive in bronzo nei nuraghi, così accosterebbe
il pensiero della famiglia sarda al concetto italico del
culto della divinità famigliare nella casa stessa.

Se ora volessimo esprimere una valutazione cro-
nologica dei dati qui esposti noi dovremmo, sia in
base degli elementi architettonici che di quelli for-
niti dalla suppellettile, distinguere due periodi. In una
prima età si stabilisce il torrione nuragico e si ha
un lungo periodo di vita, certo più volte secolare,
rappresentato dallo strato denso di focolari con sup-

pellettile più arcaica di pietra, di bronzo, di ceramica,
che può condurci sino alla metà del secondo millennio
av. C. Tale valutazione è confortata da analogie con
la ceramica di Palaikastro di Sitia ed in genere degli
strati medi dell'età minoica cretese.

Le difese poderose del recinto devono essere fatte
in un periodo più recente e possono corrispondere alle
prime minaccie per parte di popolazioni marinare di
approdare e di stabilire forse dei posti di rifugio sulle
spiaggie del golfo, minaccie e sbarchi che potremmo
anche attribuire a genti egee, prima che fenicie.

Anche la mancanza di materiali fenici e punici
nello strato antico del nuraghe dà una prova nega-
tiva, ma efficace per supporre che il ciclo della vita
di quella famiglia fosse già chiuso quando le incursioni
dei Fenici costrinsero gli indigeni a ritirarsi dalle
spiaggie verso l'interno.

Ammettendo quindi la data che dallo Unger,
dal Beloch, e dal De Sanctis (') è accettata per le
più antiche ctsis fenicie nell' isola ed anticipando di
qualche poco quella della prima apparizione, noi po-
tremmo, se non altro, supporre che verso la fine del-
l'ottavo secolo siasi spenta la vita della famiglia nu-
ragica di Palmavera, spenta in modo violento, in
seguito ad un assalto che costrinse qui, come in altri
luoghi dell'isola, la gente indigena a riparare verso
l'interno, abbandonando gradatamente il mare.

Ma la messe dei dati ora raccolti non è tanto
ampia da permettere più precise determinazioni cro-
nologiche e giova attendere e sperare da ricerche ul-
teriori che meglio ci conducano a raffigurare i carat-
teri e le vicende di questo popolo isolano e che, illu-
minandone le intime energie originarie, lascino meglio
comprendere come queste siansi svolte e come siansi
alimentate e sorrette dagli scambi e dai rapporti con
altre civiltà mediterranee.

A. Taramei.m.

(') (i. De Sanctis, La storia dei Nomarti, I, p. 334, n. 4.
loading ...