Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 19.1908

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STAZIONE PREISTORICA DI COPPA NEVICATA

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raneo, non sarà inutile rammentare perchè sia venuta
in voga in tempi tanto remoti.

Un vaso fatto con argilla quando è umido non lo si
può cuocere, bisogna prima essicarlo, perchè riscaldan-
dolo l'acqua che evapora troppo rapidamente lo fa
screpolare. Lasciatolo anche all'ombra perchè si es-
sichi può screpolarsi, se l'argilla è troppo grassa,
perchè gli strati esterni asciugandosi, si restringono
più degli interni, e succedono fessure: perciò si
aggiunge alla pasta qualche sostanza (') che la renda
porosa come sabbia o granelli di rocce quarzifere che
permettono al vapore dell'acqua di uscire nell'asciu-
garsi. Gli antichi avevano compreso che la polvere di
carbone, rendendo meno grassa l'argilla, era utile,
per tale scopo, ed oltre la sabbia, adoperarono puro
frammenti della medesima argilla cotta e polverizzata.

Fu dunque una necessità non un semplice vezzo,
che obbligò gli stovigliai a servirsi del carbone come
una delle materie più facili a procurarsi per sgras-
sare l'argilla. La ceramica contenente polvere di car-
bone era anche più pregevole, perchè più leggera.

Lo studio della ceramica nera lucente coi disegni
graffiti ha una grande importanza per la storia della
civiltà mediterranea, perchè uno scrittore autorevole
il Flinders Petrie (2), ammise che al tempo della
XII dinastia tale ceramica fu importata nell' Egitto
dall'Europa, e le attribuisce un'origine celtica: cosa
la quale è contraddetta dagli studi che facemmo nel
terreno neolitico di Creta (;!).

Nella stazione di Coppa Nevigata trovai alcuni
ciottoli di quarzite di forma elissoidea, lunghi circa
cm. 10, e bene lisci, credo servissero agli stovigliai
per lisciare i vasi internamente dove era difficile ma-
neggiare la stecca (4).

(1) Chiamasi tarso la polvere di quarzo che mescolasi
all'argilla per impartire la proprietà di non sformarsi al fuoco
e resistere ad un rapido squilibrio di temperatura.

(2) FI. Petrie, Methods and Aims in Archeologi/, p. 1G0.

(3) A. Mosso, Ceramica neolitica di Phacstos e Minoica
primitiva (Monumenti antichi Lincei, voi. XIX).

(*) Per conoscere come si lavorasse tanto bene l'argilla
senza tornio, dobbiamo ricorrere alle popolazioni che vivono at-
tualmente in varie parti del mondo e che preparano una ce-
ramica simile a quella dell'età del bronzo, fatta a mano. I
fratelli Sarasin descrissero quest'arte dei figlili nelle isole Ce-
lebes. Probabilmente queste pietre tonde e lisce si tenevano
con una mano dentro al vaso di argilla ancora molle, e dal-
l'esterno per mezzo di una spatola di legnn alquanto pesante

§ 2.

Descrizione dei [rammenti di ceramica fine che tro-
varonsi a Coppa Netngala negli strali del-
l'epoca del bronzo.

Pozzi simili alla fìg. 51, ABC, tav. Vili, fatti con
incisioni profonde ripiegate a greca, e piene di sostanza
bianca si trovano abbondanti nel terreno neolitico di
Phaestos e Cnossos, e anche nel periodo minoico primi-
tivo. Altra ceramica simile è di epoca più tarda e
lo si può giudicare dal progresso nella tecnica deco-
rativa, perchè i meandri sono punteggiati minuta-
mente, e le incisioni molto profonde Mg. 51 B,
tav. Vili.

Ho potuto fare l'analisi di questa materia bianca
che riempie le incisioni e trovai che non è gesso, ma
carbonato di calce; probabilmente polvere di marmo
ridotta a cemento con qualche sostanza organica, od
albuminosa.

La barbotina, è una ceramica a rilievi che
comparisce nelle epoche minoiche. Ve ne sono in Creta
di varie qualità a rilievi fitti, od a bitorzoli grossi,
come nel presente pezzo di Coppa Nevigata fìg. 52 A
e B, tav. Vili.

Nella tazza 52 C, tav. Vili, la decorazione con
dupplice serie di sporgenze lenticolari, è di una tale
finitezza che dobbiamo considerare questo frammento
come uno dei vasi più preziosi trovati in questo
scavo (').

§ 3.

Ceramica di carattere neolitico itegli strati medi.

La decorazione è un indice poco sicuro, perchè i
disegni dell'epoca neolitica furono in voga anche nel-
l'età del bronzo e del ferro. Riferisco ora alcuni pezzi

si batteva il vaso in corrispondenza della pietra per assotti-
gliare e rendere uniformi le pareti. P. und P. Sarasin. Reisen
in Celebes, voi. I, p lìlO. Vedi Mayer, Le stazioni preisto-
riche di Molfetta, p. 45.

(') A. Jatta trovò un vaso simile del quale non potè de-
terminare la forma, in un sepolcro di Andria (Bull, paleln.
ital, XXXI, tav. X, flg. 4). Sono due serie di protuberanze
lenticolari, le quali formavano una fascia orizzontale che gi-
rava intorno al vaso. Tale decorazione, però meno bella, tro-
vasi anche nelle terremare.
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