Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 19.1908

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A GROTTE ARTIFICIALI DI ANGHELU RUJU

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Tsonntas ('), ed a quelle di Antiparos e di Delfo
date dal Ileinach (2), cosicché non è possibile dubi-
tare, che essa entri a far parte della serie ormai co-
piosa di queste figurine umane, o provenienti dal-
l'Egeo o inspirate dalla industria egea e debba per-
ciò valere come tra naturale elemento cronologico e
come indizio di rapporti dell'isola sarda con quell'im-
portante focolare di cultura che fu l'arcipelago egeo
e massime Creta in età premicenea.

Sep. XIII. È fra i più interessanti per la sua
forma e per la suppellettile; ha il pozzetto di ac-
cesso a pianta rettangolare, con un prolungamento

Fig. 6. — Pianta della tomba XIII. Scala 1:100.

per il gradino di discesa (fig. 6). Dalla portella,
chiusa con due pezzi di lastre e sbarrata da un mu-
riccio di blocchi, si passa all'anticella a rettangolare,
col fondo notevolmente più basso del pozzetto e con
un gradino scavato nella roccia per discendervi; da
questa cameretta, ampia m. 1,35 X 1,60, ed alta
m. 1,80, si passa per una fauce di m. 0,90 alla cella
principale b (m. 2,95 X 2,60), scendendo per un altro
gradino, anch'esso scavato nella roccia. Questa cella
ha nel fondo, presso l'angolo, un'ampia nicchia, o al-
cova, c, di m. 2 X 1,40, che ha parte del fondo rial-
zato come un tettuccio funebre. Grotte sepolcrali di
questo aspetto, con la cella più profonda del pozzetto,
si hanno anche in altre necropoli primitive e nel Ma-
tenuto ed in Sicilia, come nella grotta di Capaci,

(*) Tsonntas, Kvxlafoxà, 'Eyep. Uqx-, 1899, p. 100, fig. 29.

(-) Beinach, La sculpture cn Europe. Jnthropol., 1894,
p. 293, figg. 87, 91.

(3) Patroni, Villaggio siculo presso Matera, figg. 25,
35, 40.

Monumenti Antichi — Vol. XIX.

presso Palermo e nella costa orientale, a Thapsos, ed
a Cava Cana Barbina, presso Siracusa (').

La tomba ebbe nell'epoca antica moltissime depo-
sizioni successive, così le varie suppellettili furono
sconvolte e rovinate ; si aggiunse la filtrazione dell'ac-
qua e del terriccio che nelle celle profonde si elevò
per quasi un metro. Esaminando questo strato con
ogni diligenza e crivellando le terre per ciascuna cella,
si potè raccogliere, se non tutti gli indizii sulla forma
originale dei depositi e le disposizioni della suppel-
lettile, almeno la notizia sul numero e sugli elementi
che la formavano.

Anche questa tomba dette 25 ascie da scavo, delle
quali alcune più finamente lavorate, con una o due
punte o taglienti a margini vivi ; le altre a scheg-
giature più grossolane, oppure ciottoloni con traccia
di spezzatura.

Nell'anticella a furono deposti almeno 5 cadaveri,
ma i cranii, abbastanza conservati, e le ossa erano
tutti confusi e rimescolati nel terriccio, dal quale si
ebbero quasi trecento pendagli elittici, tratti da valve
di pectunculus, bucati da piccolo foro regolare, ese-
guito con trapano da una delle faccie. alcuni di questi
più grandi od allungati o tondeggianti (fig. 7, 3), altri
invece piccoli e sottili (fig. 7,4) i quali dovevano for-
mare l'ornamento più comune degli abitanti sepolti
in Anghelu Ruju (2), come nelle tombe del capo
S. Elia, come è diffuso nei dolmens della Francia e
negli strati coevi eneolitici (3).

Furono anche rinvenuti numerosi denti canini di
volpe, forati nella parte priva di smalto, per formare
collane ed insieme con essi due pendaglietti in ossa
(fig. 7, coli. 4), uno a lamella sottile, l'altro tondeg-
giante, entrambi di forma arcuata, imitante quella delle
difese di cinghiale, forati verso il centro, con due oc-
chielli regolari ed eseguiti al trapano (fig. 7, coli. 5

(') Salinas, Nat. scavi, 1880, p. 350; Colini, Bull, ci*.,
A. XXX, fig. 8 {Capaci); Orsi, Thapsos, tomba 31, p. 37,
fig. 20; Cava Cana Barbara, nel Bull, cit., A, XXVIII, p. 185,
fig. C.

(3) Noi. scavi, 1894, p. 321, fig. 17. Per la tomba nelle
grotte di S. Elia, vedi Colini, Bull, cit., A. XXIV, tav. XIX,
fig. 19.

(a) Ricordo ad es. quelli trovati nel dolmen di S. Rome
du Tarne, in Cartailliac, Materiaux pour Vhist. de Vhommc,
1870, p. 517, fig. 188. Per la diffusione di questo ornamento,
vedi Colini, Bull, cit., A. XXVIII, p. 85 e seg.

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