Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 19.1908

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A GROTTE ARTIFICIALI DI ANGHELO RUJTJ

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Sep. XX (fig. 39). Questo complesso sepolcro, vio-
lato dalla volta di una celletta, risulta di due di-
verse tombe, che furono unite dalla demolizione della
parete che separava la cella centrale b formandone una
sola, molto grande. Si ebbero così due ingressi : uno
a pozzetto allungato, con gradini, munito di archi-
trave sporgente e portello (p. 1), che dava in un'anti-
cella a, seguita dalla grande cella b e piccola cel-

A

Fig. 39. — Pianta della tomba XX. Scala 1:100.

letta di fondo c; l'altro ingresso (p, 2) dava diretta-
mente sulla maggior cella, con la quale si era fusa
quella che in origine era la cella anteriore del se-
polcro con l'ingresso 2. Questo secondo ingresso, a
pozzetto elittico, era sbarrato da una grossa lastra di
trachite, immessa in due incassature a fianco dell'in-
gresso, come avviene per molti chiusini di tombe Si-
cilie ; la lastra nella parte superiore era tondeggiante
richiamando in embrione la forma delle stele erette

di tritone (Pernier, II palazzo di Phaestos in Creta, in Jl/on.
Acc. d. Lincei, XIV, 492). Sarebbe questa un'altra tenue ma
non insignificante connessione fra concetti e riti relativi alla
vita di oltretomba, fra i popoli delle due isole ; v. Evans,
Mykenaean Tree and pillar cult, p. 45, fig. 25.

Monumenti Antichi — Vol. XIX.

di fronte alle così dette tombe dei giganti dell'età
del bronzo sarda (').

L'anticella a, rettangolare, conteneva poche ossa
con resti di ceramica, e dava alla grande cella b, risul-
tante dalla fusione delle celle dei due sepolcri ; vi si
rinvenne nel terriccio filtrato dalla vòlta della cella
di fondo una massa di ossa umane sconvolte, tra que-
ste, 17 crani intieri; con le ossa erano 17 piccozze
da scavo, alcuni pendagli di valve intiere con foro e
di lamelle levigate. La stoviglia era rappresentata da
numerosi vasi piatti, specie di tegamoni dal fondo
piatto, dall'orlo in genere poco alto, diritto o poco
espanso, con piccolo labbro, ceramica di uso, senza
decorazione quindi e che appartiene a tipi singo-
larmente radicati nell' isola, non solo per tutta la
lunga epoca dei nuraghi, ma ancora oggi usati dai
montanari degli altipiani interiori, dove, con questa,
tante altre sopravvivenze si debbono constatare. Tali
tegamoni compaiono anche in tombe di Sicilia, come a
Valsavoia (2), ed hanno qualche confronto nei dolmens
sia di Francia che della Spagna (3); ma sono tipi spe-
cialmente sardi frequenti, sia delle grotte sepolcrali
che dei nuraghi.

Tra la ceramica alquanto più fine, abbiamo alcune
ciotoline a cestello, dalla bocca espansa, di ingubbia-
tura nerissima, lucente, che ricorda quella delle tombe
della grotta della Gorgona(J); ed una ciotola a fondo
tondeggiante, a bocca stretta senz'orlo, che ricorda il
tipo delle ciotole spagnuole di El Argar o meglio
ancora di alcuni dolmens francesi, come a Lasconit (r<).

Se la nicchia o cameretta del fondo C non dette
che poche ossa umane, l'altra nicchia del fianco d,
piccola con volta a forno, confermò il fatto datoci
dalla tomba XV, presentando numerosi avanzi di
ossa umane bruciate.

(') Lamarmora, Voyage, II, p. 15, tav. III. 2, tav. IV;
Pinza, op. cit. p. 260,

(•) Sep. XIII. Orsi, Bull. Paletn. hai. A. XXVIII, p. 113,
tav. II, 28.

(3) I. Fourgus, Bull, de la Soc. Aragonesa de Ciencias
naturaes, I, 1902, VI, fig. 9, nei dolmens dell'Orlimela, cfr.
dolmen di Renongat, du Chatellier, tav. XII, 1. Anche nelle
tombe preistoriche dell'Italia Mer. si ebbero analoghe scodelle
a fondo piatto: Quagliati, Bull, cit., A. XXXII, p. 32, tav. IV, 2.

(*) Colini, Bull, cit., A. XXV, p. 306.

Siret, op. cit., tav. XLVII; Du Chatellier, op. cit.,
tav. V, n. 15.

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