Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 19.1908

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berg (') dei feticci protettori, che uella tomba couti-
tinuano la loro azione ed attestano un culto natura-
listico, espresso da un'immagine femminile, culto che
appare fondamentale nelle varie popolazioni preisto-
riche mediterranee.

Forse alcuno, come propose il Blinkemberg, vor-
rebbe vedere in queste statuette l'esempio di una rot-
tura intenzionale e di rito, ma lo stato frammentario
di tutto il materiale non ci permette di avanzare
una simile ipotesi; solo è da compiacersi che tali
statuette ci siano state conservate, aggiungendo un
elemento così importante di rapporto tra la civiltà
sarda e la premicenea.

Anche i pochi resti della ceramica di questa cella
non sono privi d'interesse; vari frammenti attestano
la presenza di ciotole ad ingubbiatura (fig. 26, li) bruna,
lucente, ornata da triangoli riempiti da punti e da
tacchette, o di piatti con impressioni cordali, a seg-
menti di curve parallele già offerti da questa necro-
poli e da quella del Capo S. Elia

Più interessanti sono i resti di un vaso molto
ampio, a pareti sottili, forse un piatto di finissima
argilla, ben depurata, a cottura vitrea, ad ingubbia-
tura nera lucentissima, ornata di incisioni a fascie,
riempite da tacche traversali e rilevate da color rosso
vivo, condotte a larghe curve parallele (figg. 55,1,3
e 56) che fanno pensare ad embrionali spirali, incerte
ed irregolari.

Tale sistema decorativo ravvisammo in vasi di
questa stessa necropoli (tomba XIII), come nella ce-

(*) Blinkemberg, op. cit., p. 14. A nelle il Keichcl, Ueber
Vorhellenischen Golterculte, p. 77, ritiene che sia espressa la
stessa divinità che nel mondo orientale prese il nome di Astarte,
e che nelle tombe ha valore di simbolo di risurrezione; anche
il Savignoni, Scavi e scoperte a Festo {Mon. Accad. Lincei,
voi. XIV, p. 480) accenna al carattere di divinità etoniche di
questi idoli in tombe premicenee. Specialmente il Milani, nella
sua ampia e riassuntiva trattazione ermeneutica di tutta questa
serie di monumenti {Studi e Materiali, III, pp. 2-142), a p, 140,
li ritiene come idoli protettori dei defunti, come erano stati
dei viventi. Non meno che altri elementi offerti dalle nostre
necropoli, gioveranno questi idoletti marmorei, di carattere così
strettamente egeo a confermare quanto il Milani sostiene sui rap-
porti tra la civiltà egea con la civiltà primitiva delle regioni
italiche, non solo, ma a sospingere questi rapporti ad un pe-
riodo più antico di quello rivelato dalle figurine micenee di
Scoglio del Tonno e dagli strati siculi del II periodo, e cioè
al periodo egeo, od al più antico periodo minoico, in cui la
civiltà micenea si andava ancora elaborando.

{-) Pinza, op. cit., tav. II, 9, 10; Colini, Bull. Paletti.
A. XXVII, tav. V, 3.

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ramica della grotta dell'Onda (') e delle tombe di
S. Cono, presso Catania (2), dove però il riempimento
è in colore bianco, mentre il colore rosso è più fre-
quente in Sardegna e nella Liguria (:|). Ma il motivo
ornamentale a volute non è ancora la spirale decisa
che troviamo già svolta e sicura nelle due grotte sa-
lernitane di Pertosa e del Zacchito ('). anzi non è
neppure quella lontana inspirazione da modelli con
ornati a spirale, quale si volle ravvisare dall'Hoer-
nes nelle ceramiche di Butmir, ed in quella dei
tumuli della Macedonia (5). Sono piuttosto ornamenti
a curve che preludono l'ornato a spirale, probabil-
mente di inspirazione empestica, a festoni ed a seg-
menti di curve, come si ebbero nella citata ceramica
di S. Cono, e come non mancano esempi in altre
tombe eneolitiche di Spagna, come ad El Officio (c)
e nei dolmens francesi, come ne dà esempio la cera-
mica del dolmen di Pare Neué, presso ftantec, nel
Morbihan (7). Per tali confronti anche la ceramica
della nostra cella rimane nell'ambito e nella tecnica
eneolitica e per la sua varietà rende più doloroso lo
stato frammentario in cui essa ci è pervenuta.

Sep. XXI. Attiguo al XX, questo sepolcro presenta
pianta regolare ed accurata esecuzione ; si trovò però
violato da tempo remoto dalla vòlta della prima camera.
L'ingresso di esso è da un pozzetto a pianta rettangolare,
con gradini entro un incavo semicircolare, la portella,
sotto ad un breve padiglione (fig. 57), conduce all'an-
ticella a, dalla quale si accede, per una porta di
contro all'ingresso ad una cella a forno, b, di pianta
regolare, con una cella di fondo abbastanza capace, c,
(m. 2,65 X 1,60). Dal lato destro dell'anticella, si
accede ad un altro gruppetto di due celle, verso il
quale si era tentato l'ingresso dal corridoio o pozzetto

(') Colini, Bull, di Paletnol. Hai, A. XXVI, p. 109,
tav. V, 21, 6; tav. VI, 10.

(2) Cafici, Bull, cit, A. XXV, p. 156, tav. VI, 1-3, 5;
tav. VII, 5.

(3) Colini, Bull, cit, A. XXVI, p. 202.

(4) Patroni, Archivio p. Vantropol. e l'etnografia, p. 210,
fig. 29; per la grotta di Pertosa, in Mon. ant. d. Accad. d.
Lincei, voi. IX, p. 582, fig. 42.

(5) Cfr. la ceramica di Butmir (Serajevo, Hoernes, Urg. des
hild. Kunst, p. 30; Iìadimsky ed Hoernes, Butmir, II, tav. V,
1, 4, 5, 7; cfr. la ceramica di Tordos, H. Schmidt, Zeitsch. fur
Ethnologie, 1903, p. 447; Keramik der Makedonischen Tumuli,
in Zeitsch fur Ethnol., 1905, p. 107, figg. 71, 73.

(«) Siret, op. cit, tav. 61, fig. 79.

(') Du Chatellier, La Poterle, etc, tav. VII, fig. 5.

A GROTTE ARTIFICIALI DI ANGHELU ROJD
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