Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 19.1908

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ALGHERO. NUOVI SCAVI NELLA NECROPOLI PREISTORICA

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nicchio o alcove ai lati, una delle quali affatto rovi-
nata dai lavori dei cavatori di pietre. Interessante è
notare che al centro della cella maggiore erigevasi
ancora per un'altezza di m. 0,40 dal fondo della cella
un pilastrino a tronco di cono, che portava sulla sua
faccia superiore una croce incisa. E questo un fatto
sinora isolato nella necropoli, e per quanto io so nel-
l'isola ; quindi non oso dire se qui sia da vedere un
elemento statico od invece un esempio di betilo rudi-
mentale, e si affaccia qui l'importante constatazione

Fig. 60. — Pianta della tomba XXIII. Scala i:ioo.

di un fatto da mettersi accanto a quello del pilastro
decorato da simboli delle due tombe XIX e XX bis,
cioè l'inizio di un culto betilico sino da questa re-
mota età eneolitica, quale vediamo in Creta micenea
e come è largamente affermato nell'isola nostra dalla
serie dei monumenti betilici dell'età del bronzo, già
segnalati in molte località dell'isola e già noti e più
volte pubblicati (').

La tomba aveva la copertura sfondata, ma era
stata in precedenza violata; tuttavia le varie celle
contenevano una tale quantità di valve di molluschi,

(') Lamarmora, Voyage en Sardaigne, II, p. 7; Pinza,
op. cit, p. 271; Evans, Myceneaa 7'ree and Pillar cult, 1901,
pp. 14-25 e pp. 30-37.

specialmente ostreac, cardium, pec/unculus, pinnae
e qualche milylus, che gli operai, a distinguerla dalle
altre la designarono col nome di « Tomba del pesca-
tore ». Esse erano a cumuli, cosicché qui, meglio an-
córa che in altre tombe, si rivela la costumanza di
unire come pasto funerario i molluschi marini, come
si ebbe del resto in altre tombe eneolitiche dell'Egeo
e nella tomba a tholos di H. Triada, a Festos, ed in
genere in località marine, dove il pasto consueto era
appunto quello fornito dai molluschi della spiaggia e
delle scogliere poco discoste (').

Le varie celle dettero 17 piccozze da scavo, due
delle quali a doppia puuta, o due a lisciatoio, con
dorso a due faccio e dall'altro lato perfettamente
spianate, destinate cortamente a levigare le pareti
delle celle, come erano quelle della tomba di Cava
Cana Barbara, presso Siracusa (2).

Neppure è possibile di indicare approssimativa-
mente il numero degli inumati in queste celle; erano
però molti i frammenti di crani. Lenticella a dette
frammenti di ceramica grossolana, dei soliti tegamoni

0 tripodi e vasi biconici a robusta ansa a ponte, e
pendagli in valve di cardium e pectunculus per lo
più non forate; questi erano del pari abbondanti nella
maggior cella, quella del pilastrino, che dette anche

1 frammenti di anello in calcare bianco, esile e levi-
gatissimo (tig. 9, coli. 4) e di tazzine sferoidali, con
ansetta a presa, dalla fine ingubbiatura rossastra. Con
pochi resti analoghi la celletta di fondo, d, dette
anche frammenti di pissidi, dal fondo piatto e pareti
verticali ornate da zone orizzontali a puntini e di cio-
tole ornate di denti di lupo, con incisioni rare e pre-
cise, come nella tomba XV (fig. 26,4,7), o a tacche
seminate senza disegno sull'orlo del vaso, o a minu-
tissimi puntini, come nella tomba XVIII (fig. 26, 5).

Ad una figurina umana attribuisco il frammento
di marmo grigiastro (fig. 62), che interpreto come un
esile busto da cui si dipartono le gambe, separate da
ben marcata incisione. L'attribuzione è più attendibile
se compariamo il nostro meschino frammento con al-
cuno degli idoletti, pure in pietra colorata, dati dalla
tholos di H. Triada (3), a Festo, messi dall'Halblierr in

(') Tsountas, '%»?,«. 'AqxccioX. 1899, p. 105; Halblierr, Rap-
porto citato, p. 249.

(2) Orsi, Bull, di Paletnol. hai., A. XXVIII, p. 189.
(») Halbhevr, Rapporto cit., p. 251, tav. XI, 27.
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