Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 19.1908

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ALGHERO. NUOVI SCAVI NELLA NECROPOLI PREISTORICA

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di cui però l'Evans pose iu luce la vivace fioritura
nella civiltà preellenica minoica di Creta e già ri-
levò le prime traccie ancora vaglie, ma non meno in-
teressanti, nei monumenti primitivi dolio Baleari, quali
le « nau » e le « cova » di Minorca, come anche nei
monumenti Maltesi di Hagiar kim e dei Giganteia,
di cui non può più porsi in dubbio il carattere prei-
storico e presemitico (').

E come a Malta, i pilastri betilici sarebbero in
Anghelu Kuju in monumenti di carattere funerario,
e potrebbero così spiegarsi come l'immagine aniconica
del defunto, se non pure la divinità astante nel se-
polcro, il genio funerario della famiglia, che in sè
riassume e protegge tutti gli spiriti dei trapassati.

In generale il rito funebre di questa necropoli è
quello dell'inumazione, ma solo in pochi casi, come
nelle tombe XI e XII si potè riscontrare il cadavere
deposto supino; in altre celle, data la loro dimen-
sione, si dovette deporre il cadavere o già scarnito o
rannicchiato ; non si potè provare per questa necropoli
la giacitura degli scheletri seduti, quasi ad un ban-
chetto funebre, come suppose il prof. Patroni per le
tombe della necropoli presso Matera; non mancò però
la prova che lo stesso ipogeo fu utilizzato per molti
membri della stessa famiglia e per un periodo non
breve, avendosi in qualche caso sino a trenta inu-
mati.

Se il rito prevalente è la inumazione, si hanno
però ben tre casi di cremazione, che non possono es-
sere ritenuti casuali, dovuti alla combustione di foco-
lari per banchetti interni, o per purificare l'aria du-
rante i lavori di deposizioni successive, ma certamente
intenzionali, collegati con la deposizione di residui o
in tombe specialmente distinte, come nella fossa XXVI
oppure in nicchie parietali es. le tombe XV e XX bis.

La suppellettile offerta dalla presente campagna
allarga alquanto la conoscenza data dalla precedente
esplorazione, pur mantenendosi nello stesso orizzonte
di tipi e di età. Si aumentò il numero delle lame di
coltello di selce e di ossidiana, alcune di bel lavoro;
mancano però sempre i bei pugnali eneolitici della

(') Evans, The mikenaean tree and pillar cult, London,
1901, p. 89, figg. ;61, 62; p. 100, fig. 67; cfr. Cartailhpc, Mo-
numenti primitifs des iles Baleares, tav. 46, ]>. 18; Perrot et
Chipiez, Histoire de l'Art, III, p. 306. Mayr, Die Disel Malta
in Altertum. 1909, p. 33, fig. 7.

penisola italiana; abbastanza copiose le cuspidi di
freccia o di giavellotto di selce e di ossidiana ed
oltre alle numerose accette grossolane da scavo si
presentano le teste di mazza tondeggianti, liscie e con
foro centrale, nuove accette di roccia levigata, di
grandezza normale attestante il loro impiego usuale;
accanto a queste abbiamo le riduzioni degli stessi
oggetti a dimensioni piccolissime, come le accettine
delle tombe II, III, V, XIII, XVII, XVIII, XXX,
certamente amuleti. Ed amuleti debbono ritenersi le
coti e specialmente la cote a custodia d'osso, come le
fini cuspidi di freccia e specialmente quella bellissima
di calcedonio, della tomba XVII, a ritocchi minutis-
simi, di nessun uso pratico, ma di grande valore.

La violazione evidente della maggior parte delle
tombe lascia supporre che gli oggetti di metallo pos-
sano essere stati esportati in gran numero, ma la omo-
geneità dei tipi fra i pochi rimasti nelle varie celle
è un elemento per far ritenere che tutti avessero
forme e caratteri arcaicissimi. Ai punteruoli ed al
pugnale delle tombe già scavate si aggiungono un
nuovo pugnale a lama piatta triangolare, dal lungo co-
dolo impervio, a margini seghettati; la cuspide di
freccia, a codolo piatto ed alette, i braccialetti a filo ed
a laminetta, i saltaleoni o spiraline, gli aghi a spille
ed a testa battuta sulle due faccie, ed in fine l'accet-
tina corta, a margini quasi retti e taglio tondeggiante,
anch'essa di tipo estremamente arcaico.

Alle perle in calcare, elittiche ed ovoidali di varia
grandezza, ai pendaglietti di quarzo ialino, di calcare
amorfo, si aggiunsero gli anelloni ed i braccialetti in
calcare, quali a lamina, quali a grosso nastro, ma gli
ornamenti più copiosi sono pur sempre le valve di mol-
luschi cardium e pectunculus, i pendaglietti a contorno
dittico, forati ad un capo ed impervi e quelli circolari
a foro centrale, pure di valve, i denti di cinghiale e
di volpi ; più rari quelli di grosse fiere, come di orso
e le vertebre di grossi pesci; si aggiungono anche i
pendagli di pomice, i bottoni tronco conici a foro cen-
trale, i numerosi pendagli ed alamari in osso e bulle e
perle di giadeite che sono fra i più delicati oggetti
della necropoli; compare nuovamente il guscio di
tritone {tritoli nodiferum), le lamine di ardesia forate,
le fusaiuole in calcare ed in terracotta. Dalla serie
degli ornamenti devono essere tolte le laminette forate
dai due capi, che debbono definirsi pietre da affilare,
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