Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 19.1908

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A GROTTE ARTIFICIALI DI ANGHELU RUJU

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ascritto il fiore della civiltà egea. Questi elementi,
mentre vengono a confermare, e forse consigliano
a rialzare alquanto la data che l'Orsi stabiliva
per il suo primo periodo siciliano di Melilli e di
Castelluccio (l), conservano tutta la loro impor-
tanza, anche per gli strati di Anghelu Ruju, riferendo
quell'importante sviluppo dell'architettura funeraria e
dei concetti animistici con quella connessi, come lo svi-
luppo di industrie e di coltura e di rapporti già vasti
e complessi, ad uu periodo tanto remoto per rispetto
alla storia del Mediterraneo occidentale, che può es-
sere anteriore all'inizio del II millennio a. C.

Non inferiorità adunque veniamo a scorgere ri-
spetto all'isola sorella, ma solo differenze d'indirizzo
ed anzi per riguardo a certe industrie litiche e mas-
sime per l'architettura funebre, uno sviluppo più ra-
pido, più precoce. Avremmo qui un principio di con-
ferma, di cui dobbiamo vivamente compiacerci, di
quanto ha con genialità intuito il chiaro prof. G. Pa-
troni nel suo sguardo sintetico su la civiltà primi-
tiva dell'isola (2), la conoscenza cioè di una Sarde-
gna, se non padrona del Mediterraneo occidentale,
certo più opulenta e civile che non altre genti situate
nello stesso bacino. Certo noi vediamo chiarirci come
gli elementi di quella grandezza e potenza che si
schiudono quale un fiore mirabile e purtroppo ancora
incompletamente conosciuto della civiltà dei nuraghi
e delle tombe dei giganti, hanno la loro origine lon-
tana e la loro radice in età remota, quando non si
erano ancora svolte per Creta e per l'Egeo le civiltà
rispettive, che dovevano portare quelle regioni alla
testa del movimento civile europeo.

Forse questi caratteri di sviluppo industriale
ed in ispecie architettonico hanno la loro causa de-
terminante in un maggiore spirito di disciplina, che
condusse le singole famiglie ad una collaborazione,
con piani prestabiliti, allo scavo di uno stesso ipogeo
funerario, come più tardi nell'erezione di un grande
edificio nuragico e di una sepoltura megalitica. À questa
maggiore compattezza sociale delle varie famiglie, riu-
nite in tribù attive ed alacri, si deve aggiungere il
possesso tranquillo, sicuro e non disturbato da peri-

(') Orsi, Bull. Ci*., A. XIX, p. 51.

(*) Patroni, Nora, p. 118, nota 1; Archivio storico sardo,
II, 1906, p. 92 sgg.

colose vicinanze, di una vasta regione, con tratti ab-
bastanza feraci, atta specialmente a culture di grano
molto redditive e ad industrie pastorizie. Nello stesso
tempo la non grande distanza dalle terre della Sicilia
e dell'Africa, della penisola Iberica e della Francia
meridionale e della penisola italica, permetteva scambi
e rapporti facili anche a mezzi primitivi di naviga-
zione, per cui numerose rade, massime verso occi-
dente, porti naturali e sbocchi di fiumi preparavano
sicuri e nascosti rifugi.

Cosicché la gente sarda eneolitica, non isolata da
benefici contatti, ma neppure agitata da potenti e nu-
merose invasioni, potè per un lungo periodo prospe-
rare ed evolversi, raggiungendo nell'età del bronzo,
nei riguardi dell'architettura militare religiosa e fune-
raria e nella plastica e nella metallotecnica, un grado
a cui non giunse la grande isola sorella. Se non che
questa, più vicina alla penisola, con più frequenti e
continuati contatti con la civiltà micenea, ben presto
raggiunse e per vari rispetti superò la Sardegna e
mentre questa rimase più fedele alla sua potente, ma
severa ed uniforme civiltà nuragica, la Sicilia percorso
tutta una graduale evoluzione più rapida e più varia,
ma meno originale forse ed organica.

Se noi ora ci facciamo a considerare i dati che
l'indagine antropologica intrapresa dal chiarissimo
prof. G. Sergi (') ha potuto raccogliere sul materiale

(') Per cortese concessione del chiaro prof. G. Sergi, che
volle con un viaggio nell'isola iniziare una seria e proficua
indagine sull'antropologia della Sardegna, mi è dato di ripro-
durre qui parte della monografia sui cranii antichi della Sar-
degna da lui recentemente pubblicata, corredandola di foto-
grafie dei due tipi cranici delle necropoli. (Atti della Società
Romana di Antropologia, XIII, 1).

I cranii esaminati sono in tutto 63, di cui alcuni affalto
frammentarli. (Essi sono raccolti nel gabinetto di Anatomia
della R. Università di Sassari ove furono ordinati, insieme agli
scarsi elementi scheletrici da me raccolti, dal chiaro prof. Giunii
Salvi, ora passato alla 1?. Università di Parma).

Catalogo dei cranii eneolitici di A. R.

I Ei.lipsoides, var.

Numero di
ciascuna forma

1. EU. pelasgicus:

a) rotundus (1)...........1

b) sphyroides (23)..........1

2. EU. paralleloides (26)........1

a) EU. parali, sphyroides (3)......1

3. EU. planus (5, 7)..........2

4. EU- embolicus (3).......... 1
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