Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Hrsg.]
Monumenti antichi — 19.1908

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ALGHERO. NUOVI SCAVI NELLA NECROPOLI PREISTORICA

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a depositi di servi o di clienti, appartenenti a razze
sottoposte ; un riflesso importante si potrebbe vedere
anche nei casi di cremazione, che mostrano l'affacciarsi
di differenti riti, compatibili con differenza di razza. Ma
questi indizi sono tuttora deboli e vaghi, mentre in-
vece importa notare che i pochi elementi che si po-
terono raccogliere dalle stazioni neolitiche sinora sag-
giate ('). sia per la lavorazione dell'ossidiana, sia per
l'indirizzo della tecnica fìttile mostrerebbero una rela-
zione con quanto ci è dato da Anghelu Kuju. Forse
la fusione di elementi etnici differenti che l'antropo-
logo scorge nella primitiva popolazione sarda, avvenne
in periodo molto anteriore alle testimonianze archeo-
logiche che noi possediamo.

Un'altra questione ancora ci resta da toccare; il
sepolcreto di Anghelu Kuju appartiene allo stesso po-
polo che costrusse i nuraghi ed è coevo almeno in
parte a queste costruzioni? Le indagini praticate nella
campagna precedente al nuraghe Sa Lattava, a poca
distanza da Anghelu Kuju, ci dettero tittili identici a
quelli più rozzi delle tombe; anche altrove, e fra i
nuraghi della Giara e nel nuraghe Lugherras di Pau-
lilatino, si ebbero vasi dello stesso impasto rozzo, ad
ingubbiatura grigiastra, con le stesse forme a tega-
moni con orlo breve espanso, a bacini e scodelloni ;
lo scavo del nuraghe Palmavera, intrapreso pochi
giorni dopo che questo di Anghelu Ruju, e di cui
rendo conto altrove (J), ci dette qualche ciotoletta
con ansa mammillare, simile a quelle frequenti in
Anghelu Ruju, ed alcuni orcioletti globali, a colletto
diritto e piccola ausetta a ponticello, affini a quelli del
nuraghe Sianeddu, presso Cabras (3), e che hanno il
loro corrispondente nella nostra necropoli. Però il
nuraghe Palmavera non ci offre esempì della deco-
razione incisa ed impressa sui fittili che esso ha
conservato e che sono però d'impasto più fino, di
cottura più inoltrata, d'ingubbiatura più accurata
che si accosta ad una vetrificazione, anche in con-
fronto a quei tipi che sono, come notammo, i pre-

(') Cfr. i risultati delle indagini praticate in stazioni prei-
storiche del Capo S. Elia, Taramelli, Not. scavi, 1904, p 19
e seg.

(2) Taramelli, Il nuraghe Palmavera presso Alghero. (Mon.
Aut. d. Acc. d. Lincei, 1909, p. 225, 55).

(3; Pinza, op. cit, p. 128, tav. XVIII, fig. 17, e la nostra
olletta della tomba XXX, fìg. 72, 5.

cedenti eneolitici di simile tecnica; le sagome dello
tazze carenate si fanno più ardite e più regolari, i
grandi vasi assumono dimensioni e stabilità dei doli;
i bronzi infine mostrano un relativo progresso di forme,
una varietà cho non è data sinora nelle tombe di A. R.
È per altro lato le grandi dimensioni, la tecnica re-
golare nelle disposizioni degli ipogei, l'ardimento del
taglio dei lunghi e profondi corridoi, il prospetto dei
padiglioni richiamanti i massicci architravi monoli-
tici, le grezze lastre di chiusura di taluni portelli,
le macère di grossi blocchi sbarranti l'ingresso, gli
elementi embrionali architettonici hanno una grande
analogia d'indirizzo, una certa fraternità, per cosi
dire, con lo spirito informatore dell' architettura nu-
ragica.

Noi avremmo così raccolto alcuni elementi posi-
tivi che vengono in appoggio a quanto era già intuito
da vari studiosi delle antichità Sarde e recentemente
fu anche supposto dal prof. Colini e dal Pinza ('), per
i quali le grotticelle sepolcrali, le tombe dei giganti
ed i nuraghi debbono collegarsi con le forme archi-
tettoniche importate sino dall'alba dell'età dei me-
talli dall'Oriente nell'isola sarda, come in tutto il
Mediterraneo occidentale e perciò il popolo che ci
lasciò le dimore funebri di A. R. già aveva eretti
almeno i tipi più semplici di nuraghi.

Resta ora a vedersi se le grandiose costruzioni di
questo tipo, che si elevano a vari piani, che si rag-
gruppano sopra poderosi basamenti, che si rafforzano
di antemurali o di recinti fortificati, siano dovuti a
nuovi elementi etnici, aggiuntisi sulla popolazione
eneolitica, o se invece, il che è più probabile, a nuovi
impulsi elevanti le condizioni generali della cultura
e sovra tutto ad una evoluzione naturale in condi-
zioni favorevoli, per la quale noi verremmo a sta-
bilire un tempo assai lungo e più che sufficiente, se
noi poniamo i primordi della tecnica nuragica con-
temporanei ad Anghelu Ruju e la chiusura del ciclo
all'età in cui fiorirono alle prode sarde le colonie car-
taginesi.

Gli scavi fatti sinora al nuraghe Palmavera e
quelli più recenti al N. Lugherras, a cui debbousi

(*) Colini, Bull cit., A. XXVII, p. 130; Pinza, Monumenti
primitivi della Sardegna, pp. 74, 132, 235, 274 276.
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