Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 19.1908

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IL RILIEVO GLADIATORIO DI CHIETI

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Procedendo verso sinistra, il terzo gladiatore -3-
non differisce da quello ora descritto se non per la
forma dell'elmo, che ha il cimiero più piccolo e non
ornato di piume, e dello scudo che è rotondo ; ma
queste diversità non sono essenziali : la parma è in-
fatti ora rotonda ora quadrata, e Telmo dei traci
come dimostrano molti monumenti non sempre è or-
nato di alto cimiero e di piume (')• Degno di nota è
che questo trace non impugna la caratteristica sica
(pugnale a corta lama, ricarro in forma di falcetto
o piegato ad angolo), ma un gladius, cioè una corta
spada (fig. 4) : pur questo non è senza riscontri, giacché,
sebbene di rado, vediamo il trace armato di gladius,
anziché di sica (2).

Fig. 3. — Armatura di gladiatore trace.
(l>a una lucerna fittile).

L'armatura del quarto gladiatore -4- è simile a
quella del primo; così anche il quarto combattente
è un sannita, il quale si raccoglie quanto può dietro
il suo grande scudo, per parare il colpo che sta per
vibrargli l'avversario, pur tenendo la mano destra,
armata di gladius, pronta all'offesa.

Questi quattro gladiatori evidentemente formano
due coppie di combattenti. Vediamo però che il primo
e il terzo stanno in atteggiamento di riposo; mentre
il secondo ed il quarto combattono accanitamente.
Non mi pare quindi possa mettersi in dubbio che il
primo gladiatore sannita -1- si accinga a combattere
contro il terzo trace -3-, e che il secondo, trace pur
esso, -2- pugni vigorosamente contro il quarto san-
nita -4-.

(') Anche nella lucerna del Borioni l'elmo con basso ci-
miero è unito all'armatura tracica in cui la parma è rotonda
(cfr. fig. 3), mentre quello con alto cimiero si accompagna più
spesso con la parma quadrata; ma queste concomitanze non
sono costanti nei monumenti.

(') Meier, op. cit., p. 34; Westdeuttche Zeitschrift, I,
]i. 1G3, tav. IV, figg. 2 e 4; Kekulé, Pomp. Tcrrac, tav. 41,
1, tcxt p. 52; Paeho, Voyage dans la Marmarique et la Ci-
rénaique, tav. 53.

Forse l'artefice che scolpi questi rilievi, non sa-
pendo bene rappresentare le figure in diversi piani (e ciò
avremo occasione di osservare anche in seguito), ha cer-
cato di raggiungere il suo intento nascondendo l'estre-
mità della gamba sinistra del secondo gladiatore -2-
dietro lo scudo del primo -1 -, e parte dello scudo
del quarto gladiatore -4- dietro le spalle del terzo
-3-. L'effetto certo non è pienamente raggiunto;
puro queste quattro figure, guardate da lontano, se
non m'inganno, sembrano appunto combinate come
testò ho notato. Occorre, del resto osservare che, se
così non fosse ci riescirebbe difficile riconoscere come
e contro chi combatta il primo gladiatore -1 - e an-
cor meno come e contro chi il quarto. Resta a spie-
gare la ragione per la quale l'artista abbia qui ri-
corso a questo artificio; mentre, come vedremo, i com-
battenti, nel resto del rilievo, sono combinati a coppie,
e i due avversari stanno di fronte l'uno presso l'altro.
Probabilmente egli ha voluto indicare che queste due
coppie hanno combattuto nell'arena, come talora av-
veniva ('), gregalim.

Se quindi la nostra argomentazione non è errata, ab-
biamo qui due gladiatori di armatura sannitica, i quali
combattono contro due traci. Ma come ha dimostrato
chiaramente il Meier (•), i sanniti che combattono
contro i traci, dopo Augusto, sono denominati oplo-
machi (3) ; per ciò nei quattro gladiatori fin qui esa-
minati dobbiamo veder duo coppie di combattenti,
ciascuna delle quali è formata di un tliraex e di un
oplomachus (4).

11 quinto gladiatore -5-, proseguendo verso sini-
stra, è un altro trace, a cui è caduta dal braccio si-

(') Suetonio (Calti/. 30). ci narra che a Roma, sotto Ca-
ligola, retiarii tunicati quinque numero gregalim dimicantes
sine ccrtamine ullo totidem secutori/jus succubuarant ; Cfr.
Joseph., Aut. Ind., XIX, 7, 3 ; Daremberg et Saglio, op. cit. II n,
p. 1590. Bara è la rappresentanza di cosi fatti combattimenti;
la più nota e spesso riprodotta è quella di una lucerna in Bar-
toli e Bellori, Lucernae,!, tav. 20; Daremberg et Saglio, op.
cit., II, ir, p. 1596, fig. 3596.

(3) Op. cit, p. 19 segg.

(3) Sull'ortografia di questa parola veggasi quanto osserva
il Meier stesso nell'opera citata, p. 22 n. 4.

(4) Dà conferma alla nostra argomentazione circa la for-
mazione di queste due coppie non solo l'essere poco frequente-
mente contrapposto trace a trace e sannita a sannita nell'età
a cui vedremo doversi riportare il nostro rilievo, ma pure l'es-
sere in questo rilievo tutte le altre coppie, tranne l'ultima di
armatura ben diversa, formate appunto di un trace e di un
oplomaco.
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