Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 19.1908

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IL RILIEVO GLADIATORIO DI CHIET1

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fine del sesto secolo di Roma le spese per un munus
gladiatorium raggiungeva la somma di circa trenta
talenti; Q. Fabius Maximus Aemilianus avrebbe do-
vuto rinunziare a dare un tale spettacolo, se non
avesse avuto un forte aiuto pecuniario da suo fra-
tello Scipione Africano. È ben noto a quali sacrifici
si sottopose Cesare per dare nell'anno 689 di Roma, du-
rante la sua edilità, quei famosi ludi, di cui tanta parte
fu lo spettacolo gladiatorio in onore di suo padre ('),
spettacolo di cui tutto l'apparato era d'argento (').
Ora è naturale che Vedilo?- dovesse stare bene in vi-
sta durante gli spettacoli, quando erano adunati tutti
coloro, per sollazzo dei quali egli profondeva le sue
ricchezze.

Del resto anche necessità pratiche richiedevano
ciò: a lui dinanzi dovevan passare i gladiatori per
la probatio armorum, cioè per mostrare che le armi
corrispondevano veramente alle prescrizioni (;!); a lui
spettava procedere alla estrazione a sorte dei gladia-
tori, che dovevano formare ciascuna coppia alni
forse, come all'imperatore, rivolgevano il saluto i gla-
diatori, accingendosi a combattere (s) : a lui infine il
gladiatore ridotto in condizione di inferiorità rispetto
all'avversario, rivolgeva la domanda di missio nelle
forme che già abbiamo visto (°).

Il Mommsen ritiene anzi che l'editor, se pure
ora un privato, durante il tempo delle feste fosse
pari ad un magistrato e che per ciò gli erano con-
cossi i littori, se già non li aveva perchè esercitante
una magistratura (7).

E due littori abbiamo veduto rappresentati nel
nostro rilievo, uno nell'estrema destra dell'ordine su-
periore, l'altro nell'ordine inferiore a sinistra accanto
ai giovanetti.

H Suet, Caes. 10; Plot, Caes. 5.

(2) Flin, ìust. nat., 33, 53.

(3) Ciò., prò Sulla, 19, 55; Suet., Tit. 9; Aur. Vict., Caes.
10; Dio Cass.. 68, 3.

(4) Strab., V, 4, 13, p. 384; Diod., XXXIII, fragra. 21 a,
ed. Dind.; Athen. IV, 39. Cfr. Daremberg et Saglio, op. cit. II n,
p. 1594.

(5) Suet., Claud., 21.

(*) Certo quasi sempre, come abbiamo già veduto, l'editor
nel concedere o negare la raissio si uniformava al volere del
popolo: ma non per questo i gladiatori potevano fare ameno
di rivolgere a lui la domanda.

(7) Mommsen, Staatsrecht, I, 3, p. 391 seg. ; Epkem. Epir/r.,
VII, p. 399 seg.

L'ufficio di costoro era negli spettacoli gladiatori!
quello stesso che nelle rappresentazioni teatrali, cioè
di mantenere l'ordine. Come i littori dei magistrati
di Roma hanno la toga; solo i fasci dei littori mu-
nicipali erano più piccoli e non sormontati dalla
scure (').

Ai due lati àéìYeditor sono quattro personagggi
- 2, 3 e 4, 5 - due per parte: essi hanno, come è evi-
dente, un posto di distinzione, siedono, a quanto pare,
su biselli a spalliera.

È forse arbitrario riconoscere in essi i supremi ma-
gistrati del Municipio, i quattuorviri iure dicundo,
e quindi negli uomini tunicati - G e 7 -, che stanno
loro accanto in atteggiamento rispettoso, degli appa-
ritores ?

Accanto al littore a destra vedesi un uomo prov-
visto di lungo bastone. Egli è il lanista; nelle rap-
presentanze gladiatorie esso infatti sempre regge con
le mani il bastone, che doveva forse servirgli a di-
rigere lo spettacolo.

Tra i personaggi dell'ordine superiore, abbiamo
già detto richiamare la nostra attenzione quelli - 12,
13 -, che a destra paiono intenti a togliere da un cofa-
netto un oggetto a noi non riconoscibile. Per spiegarci il
loro atteggiamento, occorre ricordare una costumanza
romana.

Coloro che presiedevano gli spettacoli del circo,
del teatro e dell'anfiteatro solevano, per allietare an-
cora più il popolo, fare distribuzione di cibarie e
doni di ogni genere. Questi doni, il cui nome era
missilia, consistevano in vesti, oggetti preziosi, qua-
dri ecc. (2), e questa costumanza non era limitata a
Roma, e doveva essere tutt'altro che straordinaria.
Non di rado la vediamo ricordata in iscrizioni ; anzi
in una epigrafe di Villa Magna (C. I. L. Vili, 895),
un tale ha voluto far sapere che aveva donato

(') C. I. L., II, 5139 (LXXII); XII, 4428; Codex Theod.,
12, 1, 74; Cic, De lege agrar. 2, 34, 93; Ad Alt. 11, 16,2.

(a) Suet., Ner., 11: sparsa et populo missilia omnium
rerum per omnes dies (degli spettacoli dati prò aeternitate
imperii): singula cotidie milia avium cuiusque generis, mul-
tiplex penus, tesserae frumentariae, vestis, aurura, argentimi,
gemraae, margaritae tabulae pictae, mancipio, iumenta, atque
etiam mansuetae ferae, novissime naves, insulae, agri. Cfr.
Dio., 61, 18; Marquardt, Le culle chez les Romains, II,
p. 264; Friedlander, Sittengeschichte, II6, p. 316; Daremberg
et Saglio, Dictionnaire des Antiquitcs, vedi l'art. Missilia.
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