Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 19.1908

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IL RILIEVO GLADIATORIO DI CHIETI

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una statua oh honorem aedilitatis in compensatione
missiliorum, quasi che temesse di essere tacciato di
avarizia per non avere rispettato la consuetudine.

Possiamo quindi ritenere che i due personaggi, di
cui discorriamo, stiano appunto esaminando il dono
che era ad essi toccato, e che lo scultore del rilievo
abbia voluto così far comprendere che nel rnunus gla-
diatorum da lui ritratto non mancò tale sparsio.

In tutti i personaggi togati - 14, 15, 16, 17, 18,
19, 20, 21, 22 -, che sono nell'ordine posteriore, non
possiamo pretendere di riconoscere piuttosto una che
altra categoria di persone; certo però in essi l'artefice
ha voluto ritrarre le persone più importanti del Mu-
nicipio, le quali assistettero allo spettacolo; sono forse
i componenti dell'orbo decurioaum e dei sacerdozi
della città.

Nel gruppo di persone - 23, 24, 25, 26 - che ve-
diamo dietro lo sgabello dove sono i tre giovanetti, non
mi pare dubbio che l'artefice abbia voluto rappresen-
tare la folla degli spettatori. 11 loro vestito di artigiani
o di servi, i loro moti iucomposti, ci fanno testimo-
nianza della loro bassa condizione. Ma anche quei mo-
vimenti concitati non sono senza una significazione.

Sappiamo con quanto interessamento il popolo se-
guiva le vicende dei combattimenti gladiatorii. La vit-
toria o la sconfitta di un gladiatore prediletto provocava
nella folla grida di giubilo o di riprovazione. Ho già
notato sopra che appunto gli spettatori con le loro
grida e i loro gesti inducevano l'editor a concedere o
negare la missio al gladiatore vinto che la chiedeva.

Anche negli spettacoli anfiteatrali, come in quelli
dell'ippodromo, si formavano talvolta i partiti : c'erano
quelli che sostenevano la superiorità dell'armatura dei
sanniti e si chiamavano scutarii; quelli invece che
prediligevano i gladiatori armati della piccola parma,
ed erano detti parlumarii (').

E la donna - 26 - che dietro agli altri agita così
incompostamente le braccia, non sta forse nel rilievo
ad indicare l'interessamento con cui seguivano le san-
guinose lotte gladiatorie giovani e spose, le quali poi
spesso al forte e vigoroso vincitore accordavano il loro
amore? (2)

(') Friedlander, op. cit., II °, p. 388 e scgg. ; vedi i passi
ivi citati.

(-) Cfr. Friedlander, op. cit., II s, p. 373; E. Caetani-Lo-
vatelli, Scritti vari, 1898, p. 93 e segg.

Monumenti Antichi — Vol. XIX.

*

In che luogo fu dato questo spettacolo?

La contessa Lovatelli ('), la quale certo non potè
esaminare a suo agio il nostro rilievo, ritenne che vi
fosse ritratto un anfiteatro. Non mi sarà difficile di-
mostrare che così non è.

Gli spettatori che formano il gruppo principale,
voglio dire quelli che, in piedi o seduti, sono nella
grande lastra centrale, indubbiamente stanno sopra
uno stesso piano, dal quale pure sorgono le sei colonne
doriche. Questo solo fatto ci fa escludere che qui siamo
in presenza di una parte della cavea dell'anfiteatro:
giacché se quegli spettatori fossero nel podium di un
tale edificio, non vi sarebbero dietro di loro colonne,
ma il muro liscio {baltem, praecinctio), che separava
il podium dai moeniana soprastanti. Di più il podium
negli anfiteatri, alla stessa maniera che nei circhi,
ha sempre un parapetto, come vediamo nel basso-
rilievo Mattei (2), in numerosi dittici consolari (3) e
in una lucerna (4), nei quali monumenti è accuratamente
rappresentato il podium di un circo. Inoltre più basso
del podium non vi era nella cavea nessun altro posto
per sedili fissi o provvisori: ora nel nostro rilievo i
giovanetti sono seduti sopra uno sgabello posto ad un
piano più basso di quello, su cui stanno gli altri spet-
tatori ; e le gambe di questo sgabello sono lavorate
in modo da persuaderci che la materia di cui era fatto
non era certo la pietra, ma il legno o il metallo.
Negli anfiteatri poi, le persone di bassa condizione
sedevano sui gradus del summum moenianum, cioè
dell'ordine più alto; nel nostro rilievo al contrario,
questa gente si affolla in un palco che è a fianco del
luogo dove siedono le persone ragguardevoli. Per queste
ragioni, ed altre ancora, che taccio per brevità, sono
convinto che l'artefice non ha qui voluto rappresentare
l'anfiteatro, proprio perchè lo spettacolo gladiatorio

(') Op. cit., p. 88.

(2) Annali dell'Imlituto, 1839, tav. d'agg. N.

(3j Buonarroti, Osservazioni sopra alcuni frammenti di
vetro, tav. XXIII; Meyer, Zwei ant. Beitalfen der K. Biblio-
thek in Mùnchen, in Abandl. der philosoph.-philolog. Classe der
layer. Akademie der Wissenschaften, XV, p. 77 e seg., n. 41
e 42; Venturi, Storia dell'arte ital., I, p. 363 e 494.

(*) Birch, Anc. pottery, II, p. 288; Daremberg et Saglio,
op. cit., In, p. 1197, fig. 1534.

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