Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 19.1908

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IL RILIEVO GLADIATORIO DI OIIIETI

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La pettinatura, il modo come sono trattati i ca-
pelli, e così pure l'essere assai piccola la parte del
petto ritratta nel marmo ('), inducono a ritenere questa
testa dell'età dei Claudii; nò a ciò contraddice la
piccola barba naturale ed incolta, ben differente dalla
barba piena che vediamo noi ritratti del secondo e
del terzo secolo da Adriano in poi. Nel Museo di
Napoli, per ricordare un esempio non dubbio, c'è una
pregevole statua, il supposto Druso, proveniente dal
Macellum di Pompei (2), il cui volto è incorniciato
da una barbetta simile a quella del nostro ritratto (3).

Alla stessa data parmi conducano per i caratteri
epigrafici le iscrizioni tornate a luce insieme ai ri-
lievi, le quali sono dello stesso calcare delle lastre
scolpite. Tra esse merita di essere notata la iscri-
zione di Settimio Calvo (Mg. 17) ('), la quale è inqua-
drata da una larga cornice riccamente decorata. Nel
mezzo del lato inferiore è un nascimento d'acanto,
dal quale dipartonsi a destra e a sinistra (a sinistra
la lapide è rotta) girali che vanno a guisa di spi-
rali ricorrenti: i due ultimi girali alla metà del lato
superiore sono uniti per gli steli da una piccola co-
rona di fogliolino, la quale insieme agli steli abbraccia
pure una doppia foglia. I girali terminano più spesso
in un fiore di varia forma, talora in un ciuffo di foglie ;
la penultima spirale del lato destro (lo stesso doveva
essere lungo il lato sinistro) termiua in una protome
femminile, i cui capelli divisi da una scriminatura
scendono ondeggianti. Riempiono i vuoti, tra girali e
girali, o fiorellini o uccelli beccanti o insetti, come
si vede spesso nelle decorazioni di simil genere ("').
Gli steli dei girali sono nudi per lunghi tratti e ge-

(') Cfr. Strong, Roman sculpture from Auf/uslus to Con-
stantine, p. 362.

(2) Bernoulli, Ròm. Ikonographie, II, 1, p. 171. n. 14,
tav. Vili. A questi esempi si potrebbero aggiungere i ritratti
barbati di Nerone. Cfr. Bernoulli, op. cit., II, 1, fig. 55, 57, 58.

(•■>) Anche nel rilievo di Villa Medici (Petersen, Ara Paci*
AuguUae, tav. XVIII) il quale credevasi appartenesse vìiVAra
Pacis (Jahreshcfte X, p. 177 e 182; Studniczka, Zur Ara Pacis
in siirhf!. Abhandlungen XXVII, p. 907 e set;.) vi sono alcune
teste, specialmente quella a sinistra della figura coWaprx, le
quali hanno una barbala simile a quella del nostro busto e, quel
ch'i: notevole, trattala india maniera identica.

(*) Notizie degliScavi, 1887, p. 159=Ephrm. Epigr.YlU,
n. 120.

(r') L'oso di decorare lapidi con cornici di girali d'acanto non
è senza esempì. Ricordo qui la bella lapide di Naevoleia Tyche
a Pompei (Mazois, o. e., voi. I, tav. XXI=C. I. L , X, 1030).

neralmente sono ricoperti di foglie solo nel punto dove
nasce lo stelo del girale successivo. Questa nudità dello
stelo, come è stato osservato ('), indurrebbe ad asse-
gnare la lapide al periodo imperiale anteriore alla
dominazione dei Plavii; e d'altra parte è noto che i
girali terminanti in una figura di animale e quindi
in protome con busto umano, quali vedonsi nei bei
pilastri della Cripta di S. Pietro (2), sono una suc-
cessiva trasformazione dei girali d'acanto, quali ve-
diamo nei monumenti dell'età augustea.

Che un cittadino di Teate abbia fatto porre nel
fastigio di un sepolcro in forma di tempio la rappre-
sentanza di un munus gladiaiorium, non deve sem-
brare cosa strana.

Già nel secolo II av. Cr. un Terentius Lucanus
aveva ritenuto tale rappresentanza degna di essere
esposta in un tempio ; egli fece ritrarre in un quadro
un munus da lui dato nel Poro Romano, nel quale a
vevano combattuto 30 coppie di gladiatori, e il quadro
pose « in nemore Dianae » (3).

Nè quello fu il solo quadro del genere ; una iscri-
zione (4) ci attesta che un munifico cittadino di Be-
nevento pose nella basilica e in un portico di quella
città quadri, nei quali erano ritratti munera da lui
dati, con ogni probabilità, per le conseguite magi-
strature. Lo stesso Plinio (5) ci informa che un liberto
di Nerone fece dipingere nei portici pubblici di Anzio
un munus dato da quell'imperatore, riproducendo con
scrupolosa esattezza le figure di gladiatori che vi pre-
sero parte. Gli spettacoli gladiatorii adunque parvero
anche degno soggetto di megalografie e di decora-
zione di luoghi pubblici.

Combattimenti gladiatorii, che filosofi latini sti-
marono anche efficaci ad educare l'animo a soppor-
tare virilmente il dolore e la morte (li), sono spesso
rappresentati in monumenti sepolcrali, come attestano

(') Riegl , Stilfrage, p. 248 c segg, Studnizcka(Trophaeum
Traiani, p. 93 e segg.), ha poscia, con ampia esemplificazione,
trattato questo tema.

(2) Strong, op. cit., p. 125 e segg. tav. XXXVII. (Le indi-
cazioni bibliografiche nella nota a p. 127),

(3) Plin., nat. hist-, 35, 33, 53.
(<) C I. L., IX, 1G6G.

(*) Plin., nat. hist., 35, 33, 52.
(6) Cic, Tuscul. II, 17, 4L
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