Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 19.1908

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IL RILIEVO GLADIATORIO DI CHIETI

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petere, con qualche variazione, l'atteggiamento del
prigioniero con le mani legate al dorso, che pure
ammiriamo nel fregio del così detto Tlieseion (').

Ma l'artefice del nostro fregio non si è limitato
ad imitare qualche singola figura. L'imitazione ci è
palese anche nella maniera con cui è trattato il ri-
lievo. Nel fregio del monumento teatino le figure che
occupano tutta l'altezza del fregio sono in rilievo
alto (alcune parti del corpo, come braccia e gambe,
spesso sono a tutto tondo), separate l'ima dall'altra,
e lasciano sul fondo degli spazi vuoti, nei quali si
proiettano le forti ombre del rilievo, che fanno meglio
risaltare le singole figure.

Questo stesso criterio tecnico è stato riscontrato,
per la prima volta, nel fregio del Tlieseion (2).

E qui ci si presenta il quesito se l'imitazione del
fregio teatino dal così detto Tlieseion sia diretta o

Fig. 22. — Gladiatore 17 del ri), glad. di Chieti.

indiretta: in altri termini se l'artefice, che compose
la decorazione del monumento sepolcrale di Chieti,
ebbe presente nella memoria le figure del fregio di quel
tempio ateniese, oppure se egli, nel ritrarre le ligure
di gladiatori, ripetette atteggiamenti e motivi ormai
divenuti, direi quasi, patrimonio dell'arte romana del
suo tempo. La scarsezza di monumenti romani con
rappresentanze di combattimenti e di lotte gladiatorie
rende difficile una risposta a questo quesito. Certo
però più naturale ci sembra ritenere che l'artefice del
monumento teatino abbia ripetuti motivi che erano
comuni nelle pitture e nei rilievi di tal specie, mo-
tivi che gli artisti che lavoravano in Roma e in Italia

0) Sauer, op. cit., tav. Ili, 3; p. 104.

(') Vedi le osservazioni del Collignon, Histoirc de la
sculpt. grecquc, II, p. 102 e segg. ; Della Seta, Genesi dello
scorcio in Atti deWAcc. dei Lincei, 1907, p 68.

in quel tempo, avevano desunto dai fregi e dalle me-
galografie dell'arte attica del quinto secolo.

Possiamo anche indovinare ed apprezzare le ra-
gioni, che hanno indotto l'artista del rilievo gladiatorio
ad imitare i fregi e le pitture di quella età anzi che quelli
di età posteriori, in cui pure sono scene di combat-
timenti. È ora ben assodato che gli artisti che
lavorarono in Roma e in Italia nella fine della re-
pubblica e nei primi tempi dell'impero, ebbero una
particolare preferenza per l'arte attica della seconda

Fig. 23. — Greco combattente del fregio del Tlieseion.
(Ricostruzione del Sauer).

metà del quinto secolo. Di più nei prodotti dell'arte
di questa età le figure dei combattenti appaiono ge-
neralmente in regolare successione, non hanno ancora
movimenti così agitati, quali hanno i combattenti di
altri rilievi, anche di poco posteriori ('). I guerrieri
conservano ancora una posizione prevalentsmente ver-
ticale: ora così fatti atteggiamenti di moto energico
sì, ma composto si adattavano assai bene a gladia-
tori, che nei loro micidiali duelli conservavano pur
sempre una compostezza, a loro imposta dallle regole
schermistiche apprese con lunghi e faticosi esercizi.
E queste ragioni ci fanno ritenere non soltanto giu-
stificata, ma degna di lode la scelta dei modelli
fatta da quegli artefici.

(') A persuaderci di questo, basterà gettare uno sguardo
per esempio sui combattenti del fregio di Appollon Epicourios
a Bassae (A. II. Smith, Catalogne sculpt. in Britisch Museum,
I ti. 520 segg.).
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