Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 20.1910

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A TEANO DEI SIDIC1NI

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tisti greci, cercano di assimilare la civiltà greca.
Tale del resto è la condizione della civiltà nelle
città sannitiche della Campania e di alcune del San-
nio stesso nel secolo IV. Le città di Allife (sulla cui
identificazione con Piedimonte d'Alife non cade più
alcun dubbio dopo gli stridii del Garrucci e del Dres-
sel) e di Phistelia, per la concomitanza degli alfa-
beti osco e greco sulle loro monete, rivelano una
condizione sociale non diversa da quella di Teano.

Abbiamo dunque varie prove storiche e monu-
mentali, per ritenere che la suppellettile funebre del
fondo Gradavola sia di lavorazione locale, fatta forse
eccezione di taluni specialissimi oggetti, come le
coppe di Kora, le terracotte più belle, le grandi fibule
d'oro, per le quali non è inverisimile ammettere una
fabbricazione teauese per mano di artisti etruschi o
capuani o dimani. Chi nello studio dei monumenti
tien conto della evoluzione storica dei popoli, si forma
criterii ben diversi da quelli che molti archeologi
oggi seguono nel vagliare i prodotti della civiltà di
un popolo. Troppo si è concesso e si concede al cri-
terio della importazione, che, esagerato, pugna coi
criterii sociologici e col concetto di evoluzione. Vo-
lendo stare alle idee oggi dominanti, dovremmo am-
mettere, che anche i migliori vasi dorati, le fibule
d'argento placcato, gli scarabei di corniola con inci-
sione a globulo, le lamine d'argento sbalzate, gli
specchi graffiti fossero stati importati dal commercio
etrusco o da altre città campane. Ma le ragioni sto-
riche non ci consentono di concedere una tale ege-
monia commerciale agli Etruschi specialmente, sia
per la invasione sannitica, sia per le ostilità di quel
popolo con Roma. L'influenza degli Etruschi in Cam-
pania era già un fatto compiuto nella seconda metà
del secolo IV, per la ragione che quel popolo, du-
rante più secoli, aveva trapiantato a Capua e in altre
città della Campania la sua civiltà, sulle cui rovine
si svolse quella dei Sanniti invasori.

Stabilito il limite cronologico massimo da asse-
gnare a questa necropoli, che è posteriore o di poco
antecedente alla invasione sannitica del 343, resta a
vedere fino a qual tempo essa ci trasporti. Ed invero
la sua durata non dovè esser lunga. I limiti crono-
logici da assegnare alla parte della necropoli Nobile
scoperta devono essere ben ristretti, perchè è troppo
grande la uniformità dei monumenti che essa con-

tiene. La sua ceramica sta di mezzo fra le ultime
propaggini dello stile rosso e la ceramica calena, di
cui contiene alcuni elementi, come a dire le masche-
rette rilevate nel centro delle coppe, la testa di Kora
delle kylikes, le testine e figurine in rilievo sui vasi
compositi o kernoi (T. 6, 26, 37, 47, 56, 58, 62,
77) i rilievi sulle anse e sul ventre delle oinochoai
e dei crateri (T. 23, 27, 31, 33, 43, 52, 59, 65,
90, 97). Le monete raccolte sono in massima parte
di bronzo della zecca di Neapolis e in minima parte
di Allife (T. 17, 31), di Phistelia (T. 105). V è pure
una monetina d'argento, probabilmente di Neapolis,
col tipo tarentino di Ercole che strozza il leone
(T. 69). Le monete di bronzo napoletane sono quasi
tutte della serie col toro a volto umano coronato dalla
Vittoria; una sola è del tipo anteriore a testa di
Apollo con chioma a grande ricciolo sulla nuca (T. 39).
Neppure una moneta di Teano a leggenda osca.

Fra le citate monete quelle di Allife e Phistelia
sogliono essere classificate più in alto di tutte per
il loro carattere di arcaismo, e se ne fa risalire la
emissione anche oltre il 360 ; quella di argento di
Neapolis, che ripete il tipo tarentino, è della seconda
metà del secolo IV (a. 340-327 a. C). Fra le mo-
nete napoletane, quella con la testa di Apollo arcaica
non va più in giù del secolo IV : le altre apparten-
gono ad una serie che scende fino alla metà del se-
colo III. Ma tenuto conto di tutti gli elementi cro-
nologici che abbiamo a nostra disposizione, non pare
che a questa necropoli si possa assegnare un limite
di tempo così basso ; secondo i miei criterii, non si
estende oltre il secondo decennio del secolo III.

Scavi del primo periodo.

(21 gennaio — 20 maggio 1907).

Tomba 1 ('). Hydria; sul collo collanina di fogliette
lanceolate giallo-mattone; l'orlo del labbro presenta una

(') Pei vasi appresso descritti, quando non è fatta menzione
del loro colore, s'intenderà che sieno dipinti a vernice nera.

Il numero fra parentesi è quello dato a ciascuna tomba
nel catalogo ufficiale manoscritto, esistente nell'Archivio del
Museo Nazionale di Napoli.

Le tombe descritte sono una scelta di quelle che, per la
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