Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 20.1910

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11, NURAGHE LUGHERRAS PRESSO PAULIL ATINO

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altri nuraghi, come la bella brocchetta di N. Sia-
neddu, nell'Oristanese, posseduta dall'avv. Pischedda,
e pubblicata dal prof. Pinza (')•

Essa deve riannodarsi alle broccliette date dalla
necropoli eneolitica di Anghelu Ruju in frammenti
numerosi ed in genere con le brocchette eneolitiche,
ma è forma che compare in una vasta area mediter-
ranea ed ha una certa parentela con le brocchette
sicule delle tombe del secondo periodo di Ma-
trensa (2) e di Plemmirio (:<), che si mantengono sino
al periodo più recente di Finocchito, con elementi e
caratteri di maggiore sviluppo (4). Le belle brocche
sicule di Cozzo del Pantano (5), dal ventre sferoidale
e dal lungo collo, con l'ansa larga e robusta, come
le belle e grandi brocche di Pantalica (G), sono l'evo-
luzione del medesimo tipo di brocca d'acqua, che
nell'ambiente severo nuragico si conserva consona al-
l'uso pratico, robusta e leggiera.

Forse maggiori analogie noi potremmo scorgere
con le brocche degli antichi strati del cosiddetto
« primo periodo minoico in Creta e nell'Egeo » così da
mostrarsi una emanazione da tipi comuni ad una va-
sta area mediterranea. Si veggano ad esempio le
brocchette del deposito presso la sala del pilastro del
Palazzo di Cnossos e quelle trovate nell'ossuario
di Palaikastro con materiali eneolitici e dell'epoca di
Camares (8), che si presentano come una evoluzione
di un tipo diffuso nelle Cicladi e mostrano i mag-
giori caratteri di somiglianza con la nostra brocca di
Lugherras.

Alla profondità di 7 metri, poco sotto a questa
brocca, si ebbero i frammenti di altre di forma ana-

(') Op. cit, tav. XVIII, 16. 18.

(2; Per le brocche di Matrensa v. Orsi, Bull, di Paletn.
ind., A. XXIX, p. 144, tav. XI, 6; di Valsavoia, Bull, cit.,
A XXVIII, p. 112. tav. II, 20.

(3) Brocche di Plemmirio, Bull, cit., A. XVII, p. 130,
tav. VI, 2.

(4) Per la necropoli del Finocchito, Bull, cit., A. XXIII,
tav. VI, 13, 14, 15.

(5) Necropoli di Cozzo del Pantano, Mori, antichi dell'Ac-
cademia dei Lincei, II, p. 29, tav, II, 11, 12.

(") Pantalica, Monumenti citati, IX, tav. IX, 5, 10.

(7) Per le brocchette di Cnossos: Evans, Excavations at
Knossos, in Ann. of Brit. Sch. at Athen, IX (1903), p. 96,
fig. 66, d, k.

(8) liosanqu-t, Excavations at Palaikastro, ivi, ann. Vili,
p. 291, fig. 4; p. 293, fig. 7. Anno IX, p. 323, fig. 22. Cfr. X,
p. 197, fig. 1 b, c.

Ioga, dello stesso impasto a superficie grigiastra, mu-
nita di lunga ansa, non però forata.

Alla stessa profondità si trovarono frammenti di
grosse pentole, provviste di quelle grandi anse molto
sporgenti, con la parte inferiore diritta e la supe-
riore ad arco, che si rinvennero numerose nei nura-
ghi e specialmente nel nuraghe di Palmavera (') e
che io ritengo speciali della ceramica nuragica. Si
ebbe anche in frammenti una pentolina cilindrica,
dal fondo piatto, restringentesi verso la bocca, munita
a ciascun lato da due anse a ponte orizzontalmente
disposte una sopra l'altra. Questa forma della presa
che si trovò più o meno espansa dalla parete del
vaso in altri frammenti offerti dal pozzo e dal re-
cinto è molto progredita, ma ha molti confronti con
la ceramica sicula del secondo periodo, massime con
le grandi giare di Pantalica (2) e la profondità in cui
venne rinvenuto il vaso è del resto una prova della
sua alta antichità, come anche il motivo decorativo,
composto di linee spezzate a leggera incisione che
copre la parete del vaso.

Si ebbero varie ciotole frammentarie, dal fondo
piano e stretto e dalle pareti svasate, con anso a pon-
ticello verticale e frammenti di ollette dalle pareti
lini, di forme tondeggianti con cortissimo collo. Si
noti che questa ceramica, trovata quasi in fondo al
pozzo, e perciò certamente antichissima, presentava
una fattura veramente buona, da accostarsi ai migliori
esemplari del nuraghe Palmavera, avendo la super-
fìcie interna di un nero lucente, all'esterno una in-
gabbiatura rosea lucida quasi quanto una vernice, ot-
tenuta con la levigatura e probabilmente con oppor-
tuna scialbatura di argilla purificata e finissima, che
alla cottura doveva assumere questa lucidità e questo
colore; è questo un genere di ceramica che rappre-
senta il più alto punto a cui pervenne tale tecnica
sarda e che può reggere al confronto dei vasi color
rame, con ingubbiature splendide delle tombe del se-
condo periodo di Sicilia, dei quali si ebbero gli esem-
plari più belli a Pantalica. Le olle e le ciotole erano
rappresentate da numerosi frammenti anche verso il
fondo del pozzo.

i1) Taramelli, Il nuraghe di Palmavera presso Alghero,
in Monumenti delVAccad. dei Lincei, XIX, p. 54, fig. 18,
tav. V, 6.

(2) Orsi, Pantalica, in Monumenti, IX, tav. IX, 6.
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