Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 20.1910

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il nuraghe lugherras presso paul1lat1no

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con le belle tazze di Los Erialcs, raccolte dal
Siret (')•

Pure verso il fondo del pozzo si ebbero un va-
setto cilindrico a fondo piatto, monoansato, e vari
frammenti di scodelloni o catini, e di piatti o teglie,
piatte nel fondo e con le pareti poco alte e legger-
mente svasate, nè mancarono le belle scodelline a
tronco di cono, con breve colletto dritto, che ripetono
motivi propri della necropoli eneolitica di Anghelu
Ruju (*). Alcuni frammenti di vasi della specie più
fina portavano le traccie del ristauro in piombo, di
cui si ebbero tanto numerosi esempì nel nuraghe Losa
ed in quello di Palmavera; non mancarono anche i
frammenti di bronzo, ma appartenenti ad oggetti di
cui non era possibile, per il cattivo stato di conser-
vazione, precisare la forma; probabilmente erano pu-
gnai etti dalla robusta lama triangolare.

La fine belletta aveva anche conservato le ossa di
vari animali ; abbondavano quelle di piccoli roditori,
probabilmente topi, caduti nel pozzo quando ancora
era aperto ; erano anche rappresentati la pecora o la
capra ed il porco, traccie dei pasti degli abitatori del
recinto nuragico. Ricordiamo anche che circa a metà
del pozzo si ebbero alcuni di quei pezzi di pietra
lavica, lavorati accuratamente e squadrati alla martel-
lina nella faccia curvilinea, destinati a fasciare una
costruzione circolare, situata ad una certa altezza, e
che dovevano essere caduti, quando ancora il pozzo
era aperto ed in uso, in seguito ad una parziale ro-
vina delle parti superiori dell'edificio.

Conclusioni.

Riassumendo ora le osservazioni a cui ha dato
luogo lo scavo del nuraghe Lugherras, potremo in
complesso riconoscere come esso ha forniti alcuni ele-
menti per la più esatta conoscenza di alcune que-
stioni riguardanti la civiltà preistorica della Sar-
degna.

Anzitutto noi dobbiamo notare la grandiosità
della costruzione, la quale, ottenuta con mezzi tecnici

(') Siret, Revue des Questiona Scien.lifi.ques, Bruxelles
1893, figg. 281, 293.

(a) Notizie deyli scavi, 1904, fig. 11,3, pag. 311.

di una grande semplicità, ha condotto a risultati che
si possono comparare a quelli impiegati nei grandiosi
monumenti megalitici ; massime per la complessità
delle disposizioni della pianta, per l'abile struttura
della volta, delle scale, per la difficoltà superata nei
passaggi, negli anditi, nelle scale, noi siamo condotti
al raffronto con le tliolos micenee, con le gallerie
della cinta di Tirinto, con tradizioni cioè costruttive
anteriori ed indipendenti da quelle fenicie.

Inoltre gli elementi raccolti dallo studio dell'edi-
ficio, le disposizioni dell'ingresso principale del re-
cinto, l'esistenza del pozzo, come i dati forniti dal
materiale di scavo, parlano in favore dell'abitabilità
dell'edificio, forte e sicuro da insidie e da assalto.

Ma v'ha di più: l'esistenza di molte pietre di
diligente lavorazione, ben squadrate, con la superfìcie
a sezione di curva, in modo da essere murate in un
edifìcio circolare, risveglia nel nostro pensiero il con-
cetto che parte almeno dell'edifìcio avesse un carattere
sacrale; nè forse di tale carattere fu spoglio anche
il pozzo, come farebbe supporre la notevole quantità
di ceramica che in esso trovammo accumulata.

Ma il materiale raccolto nello scavo ha prevalen-
temente il carattere di un rifiuto della vita, una vita
secolare e modesta, con elementi semplici e rudi;
in confronto con gli elementi forniti dalle sedi costiere,
ad esempio quelli di Palmavera di Alghero, noi vediamo
un carattere più rude, non diversamente da quanto
fu notato per le necropoli della Sicilia orientale, dove
le sedi costiere, come quelle di Cozzo del Pantano,
olirono elementi di vita più raffinata, in confronto di
quelle coeve della montagna (').

Non solo la presenza di armi di pietra ma l'im-
pasto ed i tipi di taluni esemplari di ceramica, quali
le tazze e le olle carenate, i tegami a fondo piatto, lo
olle sferoidali a colletto, rivelano una continuazione
dei tipi già esistenti nell'orizzonte eneolitico dell'isola,
nelle stazioni di S. Bartolomeo, nelle necropoli di
Anghelu Ruju, ed insieme coi dati già raccolti e stu-
diati nel nuraghe Palmavera confermano l'idea già
sostenuta dal Colini e dal Pinza sul carattere eneoli-
tico di questa industria, durante la civiltà nuragica.

Ed è ancora e soprattutto lo studio degli avanzi
ceramici offerti dal nuraghe che ci permette i raf-

(l) Orsi, Pantalica, pag. 88.
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