Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 20.1910

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LA NECROPOLI NEOLITICA DI MOLFETTA

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ciandosi formano dei quadrati nel centro con trian-
goli alla periferia, e questi ultimi riempiti con tratti
fatti per mezzo di uno strumento a punta. Lo stesso
motivo si ripete nell'angolo a sinistra alquanto più
grande : e sul bordo più in alto vi è un disegno a qua-
drati incompleto per la rottura del vaso. Tale fram-
mento (fig. (ibis) che riprodussi 1/s più piccolo del vero,
mostra un campionario dei disegni che sapeva fare un
figulo. Sembra però che qui siasi arrestata l'industria.

L'argilla di color mattone ben cotta, è fine. Le
pareti del vaso sono spesse da 12 a 15 mm. ; questo
vaso dopo che fu rotto si cercò di restaurarlo, e si
vedono i due buchi fatti per riunire i frammenti;
sono larghi più di un centimetro; vennero fatti dal-
l'esterno con uno strumento che tagliava bene, perchè
si vedono i solchi che fece penetrando nello spessore
delle pareti.

Fra le molte armi di osso, di selce e di calcare
delle quali parlerò in seguito, nulla accenna la pre-
senza dei metalli. Trovai un'accetta di giadeite della
quale darò la figura nel Capitolo VI, onde si può
concludere che questa stazione appartiene certamente
all'età neolitica. Insieme alla ceramica a pareti spesse,
avevano molti vasi fini di terra nera, bene lustra,
ma in frammenti troppo piccoli per darne la figura.

Ho trovato un grande corno di cervus elaphus,
cioè della specie del cervo nobile, ancora rappresen-
tato nella fauna vivente, e zanne di grossi cinghiali
che fanno pensare alle grandi foreste che circonda-
vano le stazioni neolitiche di Molfetta, dove gli uomini
erano dati all'agricoltura come lo prova la macina
che trovammo nella capanna quadrata.

CAPITOLO II.
La necropoli.

§ 1.

Gli scarichi del villaggio neolitico.

Nel 1908 perlustrando i campi attorno al Pulo
avevo veduto alla superficie del terreno pezzi di ce-
ramica neolitica nei fondi Azzollini e De Judicibus,
che mi decisero a tentare una esplorazione sistema-
tica di questi poderi.

Monumenti Antichi — Yol. XX.

Cominciai la seconda campagna del 1909 con la
trincea segnata D (tav. I), lungo il muro a secco che
divide il fondo Azzollini da quello del vigneto di An-
gela i'eliù (1). E subito mi accorsi di essere vicino
ad un villaggio, perchè una grande fossa lunga più
di 25 m., larga m. 1,50 e profonda altrettanto, con-
teneva solo terra nera, cocci neolitici e frammenti di
coltelli di selce e di ossidiana, ma nessun fondo di
capanna, solo strati di ceneri e carboncelli come focolai
disfatti o ripuliti che si gettarono nella fossa, vennero
in luce due o tre pezzi di macine rotte, alcuni acini di
collane, ed una ciambella rotta nel mezzo col diametro
di m. 0,05, spessa m. 0,023, di terra nera.

Insieme a scheggie di selce provenienti dalla la-
vorazione di nuclei di color giallognolo, troviamo nella
grande trincea un'ascia conica di calcare siliceo che
descriverò in seguito (fig. 73 D). Non è un ciottolo co-
mune, ma un'arma resa aguzza ed arrotata sulle du6
faccio in modo da renderla appuntita: lunghezza
m. 0,11.

La profondità di oltre 1 m. alla quale trovai il
terreno vergine, in questa trincea lunga più di 25 m.,
non poteva lasciar credere che rappresentasse il fondo
di una capanna, supposi invece che essa fosse proba-
bilmente uno scarico simile a quelli che l'Orsi aveva
trovato in Sicilia, nel villaggio di Castelluccio (2).

Peci un'altra trincea vicina in E, lunga 20 m., e
non venne in luce alcun pavimento di capanna, solo
detriti e scarichi. Alcuni strati neri grassi lucenti
sono prodotti probabilmente da materie vegetali, fo-
glie o rami; altri di color grigio con ceneri e car-
boni sotto i residui di focolai ripuliti o disfatti: ab-
bondano le ossa spaccate e i frammenti di ceramica,
e mancano le traccio di rivestimenti di terracotta,
tanto comuni dove sono capanne, il terreno vergine
ha superficie disuguale; in alcuni punti, sta a m. 1,50
dalla superficie del campo in altri solo ad 1 metro.

Nel terreno vergine vi sono fosse e buche pro-
fonde da m. 1,50 fino a m. 3 sopra la roccia, per oltre
50 m. quadrati di terra uliginosa a tratti grassa, a
tratti pulverulenta contenente ossa, selci, ascie basal-
tiche fruste, cocci, carboni e ceneri. Onde credo che

(*) Sono grato al sig. De Judicibus clic mi offrì gratuita-
mente il suo villino dove fissai il mio domicilio durante più
di un mese.

(2) Bull. pai. it., XVIII, 1892, p. 213.

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