Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 20.1910

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LA NECROPOLI NEOLITICA DI MOLFETTA

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pubblicata dal Mayer nella fìg. 35, p. 75, e per bre-
vità non ne riproduco la figura perchè sembra stac-
cata dallo stesso vaso; è dunque certo che in questa
epoca si decorava la ceramica applicandovi in rilievo
delle spirali che fanno due giri e mezzo col diametro
di circa quattro centimetri. Anche a Matera vidi si-
mili spirali.

Trasportando più indietro l'età neolitica in Italia,
appaiono sotto altra luce alcuni monumenti che prima
si credevano prodotti sotto l'influsso della civiltà
micenea : ricorderò fra questi il vaso famoso del Chie-
rici, trovato a Campeggine nei fondi di capanne colla
decorazione delle S allacciate. Questo vaso è anteriore
a Micene ; ma le spirali abbondano talmente nei vasi
preistorici nell'Egitto, e trovansi a Creta in tale im-
mediato contatto coli'epoca neolitica, che dobbiamo ri-
nunciare al concetto che la spirale derivi dalla civiltà
micenea, e parecchi autori lo riconobbero prima. Del
resto tutta la fioritura dell'arte a Butmir, nella quale
le spirali presero tanto sviluppo, appartiene all'età
neolitica ; e le recenti scoperte dello Tsountas in Tes-
saglia confermano questo fatto.

Anche le spirali trovate nei chiusini delle tombe
di Castelluccio dall'Orsi, non hanno relazione colla ci-
viltà micenea Essendovi nelle tombe di Castel-
luccio le ossa lavorate identiche a quelle che lo Schlie-
mann trovò nel secondo strato di Hissaiiik, potevasi
ritenere che non derivassero dalla civiltà micenea, la
quale compare molto più tardi. Per la loro forma, le spi-
rali di Castelluccio non sono micenee ; esse presentano
un ginocchio simile alla decorazione dei vasi di Mol-
fetta e della Zinzulusa, di Matera e della Tessaglia.
Vi erano dunque, fino dall'età neolitica, in Sicilia e
nell'Italia meridionale, i modelli per fare queste spi-
rali diverse dalle micenee. L'essere Castelluccio den-
tro il continente alla distanza di circa trenta chilo-
metri dal mare, dà a queste tombe un carattere più
arcaico, e la mole di codeste pietre esclude che fos-
sero importate.

§ 2.

Critica di alcune affermazioni di M. Mayer.

Massimiliano Mayer descrisse nella sua Memoria
i frammenti dei vasi dipinti che egli trovò al Pillo,

ma non era sicuro che ossi appartenessero all'età neo-
litica. Infatti nei suoi Raffronti finali (') scrisse:
« Se a Matera predomina la civiltà-sicula, anzi pro-
tosicula, la stazione di Taranto, scoverta dal prof.
Quagliati, ci sembrava piuttosto corrispondere a quella
delle caverne del Pulo, ma in una fase più recente
o più estesa, contenente già molta suppellettile di
bronzo ». Mayer stesso ammise di non aver trovato
traccia di metalli nel Pulo: dove parla di zinco è
certo caduto in errore, perchè lo zinco è un metallo
per così dire moderno. Mayer pubblicò quattro pezzi
nella tavola a colore provenienti dal campo Spada-
vecchia, i quali rassomigliano a quelli della Zinzn-
lusa e ad altri che trovammo nelle stazioni di Mol-
fetta e Terlizzi. In tutto sono 120 pezzi colorati, dei
quali 60 nel fondo Spadavecchia, ed egli dice che
tutti erano fatti con la ruota. Qui sta la differenza,
che nessun pezzo della ceramica da me descritta è
fatta col tornio.

I/estrema antichità della ceramica di Molfetta ap-
pare nella predominante semplicità dei motivi impie-
gati nella decorazione. Solo raramente osservansi linee
piegate, o figure quadrate ; mancano le incisioni tonde
o curvilinee, e sono per lo meno assai rare. Le teste
umane plasmate sui bordi dei vasi che trovammo a
Monteverde presso Terlizzi (2), ci condussero alla con-
clusione che trattisi di una industria locale, perchè tali
teste furono scolpite in grossi vasi rozzi che portano
accanto alle teste la medesima decorazione neolitica
primitiva nello stile di Molfetta.

La tradizione artistica è un elemento che non si
deve trascurare. Le radici dell'arte furono così salde
che all'epoca delle colonie greche i figlili di Ruvo
imitarono i modelli greci con abilità meravigliosa,
mantenendo fiorente, come già era nel passato, l'indu-
stria ceramica. Le capanne pavimentate col rivesti-
mento interno di legno, le strade selciate, la cera-
mica incisa coi disegni a scacchiera e a triangoli, mo-
strano una civiltà cosi evoluta, da lasciar credere che
tale popolazione neolitica sapesse cuocere e dipingere
vasi più fini dell'ordinario. Le disposizioni degli Ita-
lici primitivi per i progressi dell'arte appaiono non
solo nella ceramica di Stentinello e Matrensa, ma an-

(') Bull, paletn. it., XVIII, tav. VI.

(') M. Mayer, Le stazioni preistoriche di Molfetta, p. 189.
(a) Notizie scavi, 1910, p. 41.
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