Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 20.1910

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LE PIETRE FUNERARIE FELSINEE

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zabotto. Anche l'arca felsinea doveva essere sormontata
dal cippo caratteristico. Ora, dimesso questo uso dei
sepolcri ad arche, permane, ma in minor quantità,
rispetto alle stele figurate, l'uso dei singoli cippi da
porsi non più sopra la camera sepolcrale o sopra
l'arca, ma sopra il tumuletto di terra ricoprente la
semplice fossa. Questo avvenne pei Felsinei, mentre
gli Etruschi di Marzabotto mantennero prevalente-
mente l'antico metodo di sepoltura.

I cippi bolognesi, per la base, corrispondono poi
anche ai cippi chiusini in pietra fetida, adorni di ri-
lievi nei quattro lati (pel tipo si veda quello in Glypto-
thèque Ny-Carlsberg, tav. 180). Questi cippi hanno una
ulteriore trasformazione in quelli del territorio fioren-
tino (')■ Ma in questi esemplari dell'Etruria centrale la
parte quadrangolare prevale enormemente sulla sferica,
che viene ridotta ad una semplice calotta (2). Negli
esemplari bolognesi si mantiene invece preponderante
la parte sferica, anche negli ultimi e più tardi esem-
plari (4° tipo), in cui la sfera è incassata dentro la
base.

Le teste di ariete poste ai quattro angoli supe-
riori della base cubica di Populonia (Noi. scavi, 1908,
p. 211, fig. 14) costituiscono, come si è visto, un ele-
mento decorativo anche dei quattro cippi felsinei del
3° tipo. Questo elemento è pure comune alla base di
una pigna marmorea di Marzabotto (Montelius. I, B,
t. 108, 4).

Come fu osservato dapprima dal Furtwangler (3),
l'uso decorativo della testa di ariete è proprio dell'arte
jonica, in cui appunto essa testa costituisce per lo più
l'elemento ornamentale degli angoli, in monumenti di
varia forma (4).

(') Esemplare di Fiesole a Berlino, Beschreibung der ant.
Skulpturen, 1891, p. 467, n. 1220. Esemplare di Firenze in Not.
scavi, 1892, p. 461 e seg. (Milani) ed in Milani, Museo topo-
grafico, p. 126. Quest'ultimo esemplare manca della calotta.

(*) Dei cippi ristretti alla sola parte cubica si ha l'e-
sempio più noto in quello orvietano con mezza figura di guer-
riero (Not. scavi, 1887, tav. Vili, 3 = Martha, fig. 164).

(3) Goldfund voti Vettersfeld, p. 29 e seg.; si v. anche
il testo alle tav. 586 e 587 dei Denkmàler di Brunn-Bruckmann.

(*) Winnefeld, Altgriechisch.es Bronzebecken aus Leontinoi,
Berlin, 1899, p. 19 e segg.; Altmann, Rómische Grabaltàre,
p. 68 e segg. Alla base di Viphikartides (Altmann, p. 9) si
avvicinano opere etrusche, quali le due lastre di trachite della
Cannicella da Volsinii, di cui uno ha nell'angolo una testa di
ariete (Amelung, Fùhrer durch die antiken in Florens, p. 191), il
pilastro calcareo da Orvieto (Arch. Anzeiger, 1890, p. 155,
fig. 8), un angolo di cimasa eeretano (Glyptothèque Ny-Carls-

Le teste di ariete dei cippi bolognesi presentano,
di fronte a quelle della base populoniese e di Marza-
botto, una stilizzazione spinta all'ultimo grado. In
questi cippi, più che la testa, appare la rappresenta-
zione schematica del cranio scarnato. Da voluta a
voluta delle corna di ariete sono appesi i festoni,
pure essi scalpellati con estrema schematizzazione;
ma in questo schematismo, e dei fasci e delle teste
che li sostengono, possediamo un prezioso antecedente
dei rigogliosi festoni di foglie, di fiori, di frutti pen-
denti dalle ben ritorte corna di ariete degli altari-
sepolcri dell'epoca imperiale.

Riguardo al significato di queste teste di ariete
nei monumenti funerari, vi vedrei il ricordo, se non
il simbolo, del sacrifizio di arieti o di un ariete sulla
tomba del defunto.

Dei quattro esemplari di cippi bolognesi del terzo
tipo è poi degno di particolare menzione il più gran-
dioso, il n. 157 (Certosa). Questo cippo, come già dissi,
mostra le traccie, attorno alla sfera, della biga del
defunto. La presenza di una scena figurata sulla
superficie sferica, unica in Bologna, ha riscontro in
Marzabotto in una pigna di marmo {Monumenti dei
Lincei, I, tav. Vili, n. 1, 1 a. — Montelius, I, t. 108,
3, 6) ('), ove sono tre zone incise, di cui la inferiore,
più ampia, esibisce due figure di cavalieri combattenti,
con in mezzo un pedone. È l'elemento figurativo, che
rigoglioso si espande nelle piatte superfiei delle stele
e di cui non vanno immuni neppure questi cippi di
curva superficie, semplici apici, in origine, di sepolcri.

L'ultimo e tardo tipo (n. 4°) di cippo, a noi giunto
in cinque esemplari, richiama assai l'omphalos greco.

Comunanza pertanto ha, sotto questo aspetto, quello
che appare ed in Grecia (2) ed in Etruria: ma in Grecia
la forma di omphalos o di cippo rotondo diventa rara
in confronto delle forme varie di stele; in Etruria, in-
vece, esso cippo è più sparso. Il concetto annesso a
tale forma di monumento, proprio in origine della

berg, tav. 174, 1). Si cfr. l'altare dipinto nel timpano della
tomba cornetana dei tori (Antike Denkmàler, II, tav. 41) e le
basi pisane (Lasinio, Raccolta di sarcofagi ecc., Tav. XIII,
157, tav. XIV, 161).

(') Altre tre pigne marmoree esistono nel Museo di Mar-
zabotto; una è edita presso Gozzadini(/)i ulteriori scoperte, ecc.,
tav. II, 2).

(3) Es. l'anello di Phaestos, Savignoni in Monumenti dei
Lincei, XIV, t. XIV, 6.
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