Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 20.1910

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LE PIETRE FUNERARIE FELSINEE

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furono in grande parte conservati dagli Etruschi fel-
sinei.

Nella stele n. 159 è pure un leone alato che, ritto
sulle zampe posteriori, è per azzannare il suo avver-
sario. E qui il suo avversario è un uomo nudo, di cui
le natiche solo e parte delle gambe sono rimaste.
Quale è il significato della scena ? È essa un gruppo
generico, o è un'allusione ad un mito?

Lo schema della lotta tra il leone e l'uomo noi
lo possiamo scorgere riprodotto nell'arte micenea (').
Ma nella nostra stele non è una lotta in cui il leone
può soggiacere, quale si scorge nei monumenti mi-
cenei; è invece rappresentato lo stadio anteriore a
quello in cui il leone ha già azzannato l'uomo e di
questo, solo una parte resta fuori dalle sue fauci (*).
L'avorio di Palestrina {Bollettino d'arte, 1909, fa-
scicoli 5 e 6, fig. 11), d'arte greco-orientale con forti
persistenze micenee (:!), esibisce l'uomo già cadavere,
disteso sul corpo della belva, la quale deve essere oc-
cupata ad abbattere un altro nemico. Si avrebbe per-
tanto nella nostra pietra una persistenza dell'antico
soggetto dell'uomo che sta per diventare preda del
leone; ed il sapore arcaico del soggetto si sarebbe
mantenuto nelle ali di cui la belva è provvista.

Dato ciò, si deve col Della Seta riconoscere un
significato realistico in queste scene, oppure si devono
seguire le acute osservazioni di S. Keinach (4), a pro-
posito dei carnivori androfagi? Certo è che le testi-
monianze raccolte dal Reinach rispetto al leone di-
voratore di uomini (5), proprio della Lidia, mi ren-
dono incline ad ammettere che gli schemi primitivi,
esibenti uomini che fuggono o che sono divorati da
leoni, fossero di origine asiatica ed avessero un si-

(') Si veda il pugnale incrostato da Micene (PerroteChi-
piez, VI, tav. XVIII, 3), il prisma d'oro (ivi, fig. 422) ed il
castone d'oro, pure da Micene (ivi, fig. 430J.

(2) Si veda su questo motivo, applicato poi alle lamine
bronzee sbalzate dell'alta Italia, Ghirardini {Monumenti dei
Lincei, X, p. 188 e seg.). Preziose testimonianze per la loro
vetustà sono il diadema d'oro di arte geometrica (l'errot e Chi-
piez, VII, fig. 123) ed il vaso del Dipylon (Archàologische
Zeitung, 1885, tav. 8), in cui si hanno due figure simmetriche
di leoni sbrananti un uomo.

(3) Della Seta, p. 20; a p. 10 il Della Seta cita il fram-
mento da Tivoli con leone ed uomo atterrato (Graeven, An-
tike Schnitzereien, tav. LXXXIV).

(4) Gultes. Mythes et Religioni, I, pp. 279-298.

(5) Op. cit., p. 291 e seg.

gnificato loro proprio, riferentesi ad una tradizione,
ad un ItQÒg Xóyog del leone, primitivo totem lidio. In
seguito tali schemi avranno assunto un significato
realistico, ed infine puramente decorativo, quale ascri-
verei a ciò che fu espresso nella nostra pietra fune-
raria da un umile scalpellatore felsineo, che certo
si inspirò a modelli ionici.

Oltre al leone, altre figure di belve ci appariscono
su stele bolognesi. Nel n. 195 è il gruppo della belva
e di un bambino poppante, noto già da varie pubbli-
cazioni (fig. 24). Già accentuai la stretta somiglianza
che presenta questa figura di belva con quelle dei vasi
ionici, leonesse o pantere, ed accentuai pure i tratti
di analogia con la figura della lupa del Palazzo dei
Conservatori.

A mio avviso è qui rappresentata una lupa. Certo
è che la differenza tra le varie specie di belve non
è nell'arte arcaica così netta e delimitata come nel-
l'arte nel suo pieno sviluppo ('): ed in tal modo non
dovremmo meravigliarci se la lupa di questa stele
presenta innegabili tratti comuni con le figure sì di
pantera che di leonessa (2), le quali del resto non
sempre sono fornite di chiare e decise caratteristiche (3).

Anche la unione di una figura umana giovanile
con belve si riscontra non di rado nell'arte ionica,
sia su vasi (es., giovine nudo in ginocchio tra due leoni
su frammenti di Clima, in Rom. Miti., 1888, tav. VI),
sia in opere metalliche (giovane che afferra una pan-
tera, rei fregio inferiore del carro di Monteleone).

Ma tale unione, a cui si deve attribuire una ori-
gine orientale col significato del dio che trionfa sulla
forza bruta e che si trasforma in mero motivo or-
namentale nell'arte ionica (4), qui ha assunto, modifi-
candosi assai, un ben diverso significato pel fatto che

(') Cosi nell'arte di decadenza; esempio istruttivo e tolto
da un altro ambiente artistico, è offerto dalla figura di lupa
che allattai gemelli nel dittico di avorio di Rambona al Va-
ticano (Venturi, Storia dell'arte italiana, II, fig. 145, fine del
secolo IX). Ivi la lupa è priva di ogni caratteristica.

(2) Si cfr. la pantera su vaso ionio da Olbia (Arch. An-
zeiger, 1909, p. 171, fig. 33), con più mammelle ed il muso
di prospetto. Aggiungo la pantera su laminetta bronzea della
Acropoli {Iournal of Hell. St., XIII, 245, fig. 17); ma quivi
dei circoletti riempiono tutto il corpo.

(3) D'altro lato si cfr. il Cerbero su idria oeretana (Moh.
delVlnst., VI-VII, tav. XXXVI).

(4) Schmidt, nei Miinchner arvh. Studien, 1909, p. 355 e
seg.; Pottier, nei Monumenti et Mémoires Piot, XVI, p. 112.
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