Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 20.1910

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LE PIETRE FUNERARIE FELSINEE

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noscere, ma a stento, sia per la grande corrosione, sia
per la male riuscita connessione dei frammenti, un
gruppo abbastanza sparso e vetusto; chè risale alla
arte egeo-micenea (') ; il gruppo cioè della mucca che
allatta il vitello. La mucca rivolgerebbe al basso e
di fronte la testa; il vitello ha le zampe anteriori
sollevate verso le poppe materne.

Il gruppo, che ci è noto dall'arte geometrica (2)
e da monumenti jonici (3), è invece, come ebbe a no-
tare il Karo, assai raro nell'arte etnisca (4).

§ 4. Sfingi.

La figura di stinge appare sulle pietre felsinee in
cinque esemplari, in uno dei quali per ben due volte.
Due sono i tipi a noi pervenuti; cominciamo dal più
arcaico.

1) n. 61 (Arnoaldi): lato A, zona terza inferiore ;
lato B (tìg. 26), zona seconda inferiore.

2) n. 138 (De Luca): zona prima superiore (tìg. 84).

3) i). 182 (Certosa): lato A. zona terza inferiore
(tìg. 5).

In questi tre esemplari si ha lo schema araldico
che, eredità dell'arte pre-ellenica, di frequente si ri-
scontra nel materiale ceramico corinzio, in ispecie at-
torno ai bombylioi: cioè due sfingi simmetricamente
collocate l'una di fronte all'altra. Dal ricordo di mo-
numenti dell'Etruria centrale, per esempio dei buc-
cheri (5), o meglio dai modelli di vasi corinzi, possono
gli scalpellatori felsinei avere desunto questo schema;
infatti l'unico bombylios corinzio a noi giunto dalla
necropoli di Bologna ci esibisce questo schema, in cui
tuttavia le stìngi hanno sul capo un cappello a mo'
di torre.

Questo schema, che certo in origine doveva avere
in sè un concetto religioso, nell'arte pre-ellenica in
cui le due sfìngi stanno ai lati di una sacra palma ("),

(') Per esempio la calcedonia da Micene (Perrot e Chipiez,
VI, tav. 16, 15; Furtwiingler, Gemmen, tav. Ili, 10).

(*) Per esempio il kantharos beotico del Museo di Atene
(Bull. d. Gorr. Hell, 1897, p. 450, fig. 5).

(3) Si v. il gruppo sulla porta del lato occidentale del mo-
numento di Xanthos delle Arpie. Si v. inoltre gli scarabei
dell'Eremitaggio (Purtvvangler, Gernmen, tav. 27) e di Berlino
(ivi, tav. VII, 35; tav. Vili, 46).

(4) Studii e Materiali, II, p. 136 : pendaglio di oro a
tecnica granulare, fig. 129. Il motivo e frequente sulle gemme
greco-romane (Purtvvangler, Gemmen, tav. XLV, 10, 12, 13).

(6) Micali, Monumenti per servire, tav. XX, 15.

(*) Esempio, l'anello di oro di Micene (Perrot e Chipiez,

assume con lo svolgere dei secoli un'essenza mera-
mente decorativa, e tra le due sfìngi non più appare
l'albero sacro, ma o un ornato più o meno semplice,
un volatile, o anche nulla.

Ma l'aspetto della sfìnge micenea col caratteri-
stico viticcio o fiocchetto uscente dal capo, si con-
serva tale e quale nell'arte jonica, e tale si trova cri-
stallizzato nella stele n. 61 (lato B). Quivi la stìnge
(si veda quella a sinistra, bene conservata) ha assunto

Fig. 26. — Stele, n. 61. lato P>.

forme tozze e massiccie; il pettorale è indicato con
punti rilevati; il viticcio sul capo termina nella fo-
gliolina di edera, con quella fogliolina in cui si è tra-
sformato il fiocco delle code leonine nelle nostre stele.

Il viticcio è anche nelle stìngi del n. 182, corrose
e visibili nei loro grossolani contorni. È lo stesso vi-
ticcio che riappare in altre produzioni tardive, per
esempio in una situla atestina Boldù-Dolfìn (Monu-
menti dei Lincei, X, tav. Ili) del pieno secolo IV.

Mancano invece di tale coronamento le sfìngi del
luto A dei nn. 61 e 138. Quivi anzi, nel n. 138,

VI, fig. 428, 22; Furtwàngler, III, p 42, fig. 17). Sulla figura
di Sfinge v. Nicole G. in Daremberg e Saglio, v. Vili, 1. 431
e segg.
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