Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 20.1910

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LE PIETRE FUNERARIE FELSINEE

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potrebbe anche essere in mera funzione decorativa,
come i due delfini obliqui ai lati delle arcaiche figure
di due divinità su piedistalli nello specchio De Luynes
edito in Gerhard, S/4egel, tav. CCXCII.

Il delfino poi, come semplice riempitivo di una
stretta zona, ci è offerto dal n. 12 (zona superiore del
lato A). È questa tra le stele felsinee una delle più
recenti : e così possiamo osservare anche nella figura
del delfino, che in tale ufficio decorativo è unico nel
repertorio delle stele felsinee, le forme schematizzate
nel loro contorno, proprie di età seriore (fig. 52).

L'essere marino in maggior copia rappresentato e
nel puro senso decorativo, è invece l'ippocampo che
appare su ben dodici esemplari. La figura isolata di
ippocampo si ritrova nei un. 89, zona superiore (fig. 67)
e 11, zona inferiore (fig. 28). Due ippocampi affrontati
sono sulla stele n. 105, zona inferiore (fig. 56). Il
gruppo di un ippocampo addentato da un serpente noi
vediamo nella zona inferiore del n. 63 e nelle zone
superiori dei nn. 16, 21, 44, 91, 92, 164, 168, 170.

Un mostro marino è anche nella zona superiore
della stele n. 82 (tav. II, a), di quella stele sì adorna
di esseri bestiali. L'animale è posto in direzione oriz-
zontale verso destra; le forme di pesce prevalgono su
quelle anteriori di quadrupede; ampie sono le pinne
striate, ed il contorno del muso è piuttosto rettilineo.
Possiamo infatti vedere chiaramente un ippocampo o
un cane-marino? L'assenza della criniera farebbe pro-
pendere per la seconda ipotesi ; e così anche le forme
appuntite e rettilinee del muso della bestia.

Ma mi deciderei appunto a questa ipotesi pel con-
fronto col cane-marino che, accanto all'ippocampo, ca-
valcato da un giovine sulla superficie delle onde, ci
esibisce l'arcaica pittura della tomba dei Tori a Cor-
neto {Antike Dcnkmàler, II, Hiilfstafel, tavv. 41, 42,
A, fig. 4) ('). Invero l'ippocampo che è vicino sulla
medesima pittura cornetana ha la criniera e la linea
tondeggiante nel muso, nella porzione vicino al collo,
criniera e linea tondeggiante che hanno pure non solo
gli altri due ippocampi della tomba dei Tori, ma
che possiede il tipo d'ippocampo nei rilievi di bronzo

(') Tale rappresentazione, a mio avviso, corrisponde ap-
pieno, con ben pensato umorismo, a quella reale e comune di
un giovane a cavallo, seguito dal suo cane. Per un'altra rap-
presentazione di cane marino, si v. il deinos italo-jonico edito
dal Karo (Strena Helbicfiana, 146 e segg. fig. 1 da Cervetri,
al Louvre).

di Perugia, sia in quello della Gorgone (Brunn-Bruck-
mann, tav. 588), sia in quello della caccia e della
centauromachia (Brunn-Bruckmann, tav. 589). Si ag-
giungano le figure di ippocampi negli anelli d'oro
jonici (Furtwàngler, Gemmen, tav. VI, 28, zona in-
feriore; tav. LXV, 2, zona seconda) (l).

La figura d'ippocampo si ritrova già fantastica-
mente modificata, vieppiù modernizzata, nelle altre
stele bolognesi; nel n. 89 (fig. 67) ha i contorni ton-
deggianti, ed alla protome veramente equina, predomi-
nante noll'aspetto totale del mostro, si attacca la coda
dalle pinne già diminuite. E invero un essere mo-
struoso, mezzo cavallo e mezzo pesce, male accozzato
insieme. È la metamorfosi in quell'essere mostruoso,
quale ci apparisce parallela nell'arte ceramica attica,
fonte, a mio avviso, diretta d'inspirazione degli scal-
pellatori etruschi. Si .veda per esempio l'ippocampo
su cui è Nereo in vaso a figure nere (Gerhard, Auser-
lesene Vasenbilder, tav. 8).

Ancor più modificato appare poi questo ippocampo
nella stele n. 11 (fig. 28) ed è, per espressione, parallelo
agli ippocampi dei nn. 164 (tav. II, b) e 168 (tav. IV):
la testa diventa assai pijcola ; il collo, sottile in alto,
si allarga assai verso il basso; la protome equina è
assai grossa e tondeggiante; la coda, molto allungata
e rastremantesi, ha le pinne estremamente impiccolite,
atrofizzate; la pinna con cui termina la coda è a forma
di mezzaluna a rigidi contorni.

In una sola stele, nel n. 105 (fig. 56), come ho
detto, due figure d'ippocampi riappariscono in schema
simmetrico, araldico, come in monumenti dell'Etruria
centrale. I timpani nelle tombe cornetane dei Tori (3*
camera, Antike Denkmàler, II, Hiilfstafel. 41, 42, A,
fig. 7), dei Vasi dipinti (Monumenti dell'Instituto,
IX, tav. 13) e del Barone (Montelius, II, tav. 304),
esibiscono infatti, ai lati di un'ara, due ippocampi af-
frontati, di schema tuttavia arcaico (2).

(') Diverso è il tipo dell'ippocampo su gemma melia
(Kurtwangler, Gemmen, tav. V, 21), ove al corpo pisciforme è
attaccata una vera protome di cavallo alato. In una cimasa di
frontone arcaico da Cervetri (Glyptolheque Ny-Carhberq,
tav. 173) l'ippocampo ha invece una protome di mostro bar-
buto e crestato.

Cito anche l'ippocampo su rilievo arcaico in nenfro da
Corneto, al Museo di Firenze, inedito.

(2) Per il materiale più tardo cito il sarcofago chiusino
in pietra fetida (al Louvre : Monumenti dell'fnstituto. IV,
tav. LX; Martha, fig. 234).
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