Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 20.1910

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LE PIETRE FUNERARIE FELSINEE

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proprio dell'arte dell'Etruria, contrario alla espressione
di questa figura nell'arte ellenica.

Nei monumenti greci ('), quasi sempre Scilla è rap-
presentata di profilo (tipo più antico), sì da apparire
un vero Tritone femmiuile ad un'unica coda, a cui ta-
lora si attaccano sotto il tórso umano le protomi ca-
nine (2); dopo, Scilla ci apparisce variamente atteggiata
ed espressa, sia di mezzo profilo, sia anche in movimenti
assai contorti (3).

Presso gli Etruschi invece, la figura di Scilla si
è irrigidita prevalentemente, per non dire in modo
esclusivo, in uno schema di figura prospettica, con le
varie parti armonizzanti tra di loro in uno schema
quasi ornamentale, che resta nell'arte romana e che
viene raccolto e conservato nell'arte del medio-evo (5)
e moderna.

Ma anche in questo schema, comune ai nostri esem-
plari felsinei, vediamo non sempre mantenute le
stesse particolarità ed introdotte variazioni più o meno
forti. E se si guarda infatti alle rappresentazioni fel-
sinee, tutte le figure di Scilla ci appaiono differenti
tra di loro, anche per lievi particolari.

(*) I vari monumenti di Scilla furono dapprima raccolti
in un antico lavoro del Vinet (Annali dell'Instituto, 1843,
pp. 144-205). Si veda ora la monografia di Waser, Skylla und
Charybdis in der Literatur und Kunst der Griecken und
Ròmer, 1894, con le aggiunte in Waser, Charon, Charun, Charos,
1898, pp. 70-73.

(2) Si veda la nota terracotta melia da Egina (Walters, Bri-
tish Museum, Catalogne of the terracottas, B, 374). Senza
le protomi canine avremmo la statuetta in bronzo, jonica, pro-
veniente da Perugia (Micali, Monumenti per servire ecc., ta-
vola XXIX, 5).

(3) Si veda il coperchio di specchio da Eretria a rilievo
(Archàologischer Anzeiger, 1894, p. 118, fig. 15). E del IV se-
colo, e la figura di Scilla risale forse, come disse il Purtwan-
gler, a Nicomaco. Le forme di Scilla, di Glauco ecc. divengono
più spiccatamente decorative nell'arte ellenistico-romana e così
anche nella tarda arte etrusco-italica. Cito, come esempio,
l'acroterio mediano dell'Artemision di Magnesia (Durra, Die
Baukunst der Griechen3, 337, fig. 323).

(*) Si veda KOrte, in Gerhard e KOrte, Spiegel, p. 67; per
gli esemplari felsinei non dovremmo più porre, come fece il
KOrte, i primi monumenti etruschi di questo tipo, nel III sec.

(6) Non rara è la figura di Scilla nell'arte romanica nel-
l'adornamento dei capitelli. Cito il capitello di Cortazzone
(Venturi, op. cit, III, fig. 101), i capitelli della sagra di San
Michele (ivi, fig. 103). La Scilla nel zooforo del battistero di
Parma (Venturi, op. cit., III, fig. 301) si allontana da questo
schema per la coda, che è unica, e non bifida. Come esemplari
locali, bolognesi, cito le Scille nel gruppo di chiese dedicato
a S. Stefano; cioè la Scilla a rilievo dell'architrave di porta
secondaria in S. Pietro e S. Paolo (sec. XI) e le quattro figure
di Scilla che formano un capitello in S. Trinità (sec. XIII),

Priva di ali è Scilla su tre stele (nn. 12, 30, 169);
di esse, i nn. 30 e 169 (fig. 30) presentano tra di loro
somiglianza pel profilo del mostro diretto verso si-
nistra e pel rendimento del volto stesso, del tutto
eguale a quello delle figure umane su stele seriori,
con una linea diritta della fronte e del naso, con
l'occhio piuttosto all'indentro, col mento assai hreve.

Ma, mentre la Scilla del n. 169 tiene sollevato
il sasso al di sopra del capo, quella del n. 30 tiene
sollevato esso sasso al di dietro del capo ; lunghi ser-
penti dalla testa eretta, dalla bocca spalancata e dalla
barba pendente, costituiscono le gambe del mostro nel
n. 169, laddove, nel frammento n. 30, essi serpenti
sono rotti. Ad una figura analoga a quella del n. 169
dovevano forse appartenere le grandi spire di serpi nei
due frammenti del Giardino, n. 36.

La Scilla non alata della stele n. 12 è certamente
di conio ancor più recente; al tipo di Scilla ora esa-
minato, si aggiungono le protomi canine attaccate ai
fianchi, quelle protomi canine che sono un elemento
immancabile nelle figure di Scilla elleniche; le gambe,
formate da serpenti stilizzati assai nella testa barbuta,
sono qui intrecciate, e al sasso sono stati sostituiti
due coltelli che il mostro brandisce in atto di sfida.

Le ali sono riportate nelle Scille dei nn. 20, 61
e 93. La Scilla del n. 93 (fig. 31), tranne l'aggiunta
delle ali, presenta grande somiglianza con quella del
n. 169, specialmente per l'ampia espressione dei ser-
penti rizzantisi minacciosi. Questi serpenti sono del
tutto atrofizzati nell'esemplare n. 20. Si sono mante-
nuti invece, ma non sproporzionatamente grandi, nella
singolare figura del n. 61, purtroppo in grande parte
corrosa e mutila (fig. 26). Si riconosce tuttavia il con-
torno, sì da poter integrare col pensiero la figura; al
braccio non manca un'amiilla; le braccia stesse, più
che alzate, sono tese.

Singolare è questa figura, perchè le protomi canine
del tipo di Scilla si sono trasformate in intiere figure
di due cani che, simmetricamente disposti, non for-
mano un corpo unico con la figura del mostro, ma, ritti
sulle gambe posteriori, addentano presso la gola i due
serpenti della Scilla. Manifestamente si ha qui una
curiosa trasformazione da parte dello scalpellatore
ignorante, uno snaturamento quasi barbarico dello
schema del mostro acquatico. Ed infatti, in questa
stele, non milita certo in favore della perizia artistica
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