Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 20.1910

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LE PIETRE FUNERARIE FELSINEE

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stata mantenuta nella stele di Marzabotto, ed in se-
guito nelle pietre seriori felsinee ove, più non esisteva
la ragione di spazio.

Ad ogni modo, confesso che ignoro, qualora si vo-
glia seguire la seconda ipotesi, che nelle credenze
etnische trovasse, per esempio, il suo posto una fonte
infernale a cui si abbeverassero le anime, la fonte
orfica di Mnemosine, che del resto ha la sua corre-
lazione con la fonte egiziana di Osiride e con la sor-
gente della vita nell'inferno assiro-babilonese (').

CAPITOLO VI.

11 viaggi» agli Inferi.

Triplice è il modo con cui l'arte etnisca ha rappre-
sentato il viaggio che la persona defunta doveva com-
piere al luogo della eterna sua dimora: il defunto è
esibito o a cavallo, o su carro, o semplicemente a
piedi (2). Le stele felsinee offrono rappresentazioni di
tutti e tre i modi.

§ 1. Viaggio a cavallo.

Chi compie questo viaggio, di certo è sempre un
uomo, e nel vigore degli anni. Noi, rispetto al ma-
teriale felsineo, possiamo scorgere questo schema di
rappresentazione dell'ultimo viaggio essenzialmente su
esemplari antichi, e possiamo osservare che esso, in
seguito, va completamente, o quasi, in disuso.

Rispetto allo sviluppo del tipo da maggiore a mi-
nore arcaismo, disporrei in tal modo i seguenti esem-
plari :

n. 187 (prima zona del lato B); n. 130 (lato A);
nn. 188, 162, 131 (lato A); n. 181 (lato A); fram-
mento n. 33; n. 62 (lato A, prima zona); n. 17 (zona
seconda); n. 16 (zona mediana).

Veramente, nelle ultime di queste rappresentazioni,
si potrebbe essere indecisi se in realtà sia effigiato il

(') Harrison, Prolegomena to the study of greek relit/inn,
pp. 575 e segg.

(2) Frova, La morte e Voltretomla nell'arte etnisca,
pp. 40 e segg. dell'estratto.

defunto nell'atto di andare agli Inferi, o non piuttosto
quando, ancora vivente, partecipava a combattimenti.

Nei nn. 187, 130, 162, 131, 181, 62 il cavaliere
è isolato; in scene più complesse è nei nn. 188, 17,
16 ed era nel frammento n. 33. All'infuori dei un. 188
e 17, tutti i cavalieri di queste stele sono diretti
verso sinistra.

Caratteri comuni sono ai cavalieri dei primi cin-
que numeri ; essi sembrano semplici silhouettes reci-
samente intagliate tutto allo intorno, totalmente, o
quasi, prive di caratteri interni ; silhouetles in cui e
cavallo e cavaliere sembrano compenetrarsi insieme in
un unico essere mostruoso. I contorni poi di queste
figure sono secchi, angolosi, non hanno la morbidezza
e la pastosità delle linee curve ; palesano pienamente
la routine di espressione secondo vieti modelli arcaici,
riallacciandosi in tal modo ad opere della prima metà
del VI secolo.

Negli esemplari nn. 187 (fig. 85) e 130 (fig. 42),
i più arcaici, manca, infatti, la indicazione delle
gambe del defunto: il braccio sinistro, curvo sulla
cervice del cavallo, viene a confondersi con essa cer-
vice, ed il braccio destro è messo all'indietro sul-
l'anca nel n. 187, alzato all'indietro nell'altro esem-
plare, di modo che, mentre il viso ci è esibito di
perfetto profilo, la schiena ci si offre quasi compiu-
tamente di prospetto.

Senza dubbio, il gesto del braccio destro, in que-
sti due esemplari, ci ammonisce che il cavaliere nel
n. 187 doveva tenere orizzontalmente una lancia, già
espressa mediante pittura; nel n. 130, invece, egli do-
veva vibrarla. In tal modo la correlazione di queste
rozze figure con le ligure di cavalieri più evolute, seb-
bene più antiche, su stele arcaiche attiche, è strin-
gente assai (').

Il cavaliere appare nudo ; nel n. 130 è incerto se
il contorno della testa presupponga la esistenza di
un basso elmo, o non piuttosto, come mi pare, di una ri-
gogliosa chioma. Mediante una linea longitudinale
lungo la cervice equina, viene indicata la criniera. Ir-
regolari poi sono le forme dei. cavalli, in special modo
nel n. 187, ove la linea del ventre scende diritta, so-
verchiamente rigida, dall'inizio delle gambe posteriori

(') Si v il frammento Barracco (Perrot e Cliipiez, Vili,
fig. 338), la stele dipinta di Lyséas (Conze, Att. Grabreliefs,
tav. I) ecc.
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