Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 20.1910

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LE PIETRE FUNERARIE FELSINEE

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pertorio delle rappresentazioni funerarie joniche. Ora,
pel rigoglioso fiotto di arte ionica che si riversava
sulle coste del Tirreno, dove si espandeva e si tras-
formava in un'arte, che pur sempre possiamo denomi-
nare jonica, si deve spiegare la trasposizione di que-
sto schema figurativo in Etruria.

Se un artista jonio riproduceva tale schema assai
lungi dalla costa dell'Asia Minore, un altro artista
jonio ben poteva trasportare tale schema sulle coste
occidentali dell'Italia che, per le assai più battute
vie del mare, meglio ancora che l'altipiano centrale
dell'Anatolia, erano esposte ai benefici influssi dello
oriente ellenico.

Nelle pitture della grotta Campana a Veio, di non
poco anteriori alla stele di Dorylaion, si ha la chiara
allusione al viaggio agi' Inferi, si ha lo schema or
ora accennato, divenuto il simbolo di un viaggio in-
fernale secondo le credenze degli Etruschi. E, come
l'autore della stele di Dorylaion l'elemento frigio
fece apparire nella rappresentazione della dea nazio-
nale della Frigia nel lato anteriore, così il pittore
della grotta Campana trasformò lo schema della par-
tenza per la caccia, ponendo dinnanzi al gruppo del
cavaliero (espresso ingenuamente come pigmeo), del
servo che tiene le redini del cavallo, del cane sotto
di questo, la figura di un dèmone prettamente etrusco,
di un demone psicopompo, con l'attributo della bi-
penne.

E così nella pittura di Yeio abbiamo già gli ele-
menti che costituiscono lo schema figurativo dei
tardi dipinti della grotta del Cardinale (') e della
grotta Bruschi (2) a Corneto, di tarde urne volterrane,
tra cui l'esempio più calzante è offerto da quella
edita in Martha, fig. 144, e meglio presso Frova,
op. cit., fig. 6.

Il dèmone accompagnatore vediamo poi nella più
recente stele del gruppo che qui c'interessa, cioè nel
n. 16, che, appunto per l'epoca in cui dovette essere
stato eseguita, più si avvicina alle urne volterrane.
Una differente unione tra dèmone e defunto ci ap-
parisce nell'esemplare n. 17, di cui più innanzi sarà
cenno.

(') Dennis, I, p. 339 e segg.

(*) Monumenti dell'Inslitulo, Vili, tav. 30; Dennis, I,
p. 412 e segg.

Monumenti Antichi — Vol. XX.

§ 2. Viaggio su carro.

Assai più frequente che il viaggio del defunto su ca-
vallo, anzi caratteristico delle stele felsinee è il viaggio
del defunto su carro. Numerosi adunque sono gli esem-
plari che offrono lo schema di tale viaggio; ed ora ab-
biamo una biga, ora una triga, ora infine, ma solo
eccezionalmente, una quadriga.

Viaggio su biga: Giardino (nn. 11, 12, 25); Ar-
noaldi (nn. 42, 45 A, 46, 54, 63, 66, 77, 82, 83, 86,
87); Certosa (nn. 157, 158, 164, 168, 169 A e B, 170,
173, 182 B, 192, 194, 195, 197). In tutto sono ven-
tisei esemplari.

Viaggio su triga : Tamburini (n. 2) ; Giardino
(n. 13); Arnoaldi (nn. 44, 47, 61, 70, 107, 125);
De Luca (n. 144); Certosa (nn. 160, 182 A). In tutto
undici esemplari.

Viaggio su quadriga: Giardino (n. 10); Certosa
(n. 59). In tutto due esemplari.

Incerti: Arnoaldi (nn. 42, 45B, 85). In tutto tre
esemplari.

Complessivamente adunque, il viaggio su carro
della persona defunta avrebbe adornato quarantadue
stele, ed in tre di queste stele, nei nn. 45, 169 e
182, la rappresentazione di tale viaggio sarebbe stata
duplice.

Quando la persona defunta effigiata è di sesso fem-
minile, chi guida i cavalli è per lo più un auriga,
mentre quando la persona è maschile, da questa sem-
pre sono tenute nelle mani le redini. Così, anche pel
sesso della persona defunta, possiamo suddividere
queste stele che ci esibiscono il viaggio agli Inferi
su cocchio (').

Il defunto è nei nn. 10(?), 13, 42, 43, 44, 47, 77,
83(?), 87, 107 (?), 144(?), 157 (?), 159 (?), 160(?),

168, 170, 173, 182 A, 194, 195.

La defunta è sui nn. 2(?), 12, 63, 85, 86, 164,

169, 182 B, 194.

Incerti a tal riguardo sono i nn. 25, 45 A e B,
46, 54, 66, 70, 82, 125, 158, 192, 197.

(*) I numeri segnati col (?) sono frammentati, ma debbono
considerarsi come esibenti persone defunte rispettivamente di
sesso maschile o femminile, la quale constatazione si basa sui
residui della scena o sui particolari delle altre scene scalpel-
late negli stessi esemplari.

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