Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 20.1910

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LE PIETRE FUNERARIE FELSINEE

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quivi nella cassa del carro, di proporzioni affatto me-
schine, e sproporzionata rispetto alla ruota, assai grande,
è malamente ripiegata, come dentro uno strumento di
tortura, la parte inferiore della defunta. In queste
stele si ha una schematizzazione assai avanzata ed
assai lontana dalla realtà.

In ultimo è da menzionare ciò che avanza del
carro nella stele n. 159 (fig. 64), ove insolitamente si
avrebbe una quadriga. Del carro appare solo la parte
di dietro con ruota ad otto raggi, con la cassa non
alta e col contorno posteriore che sale obliquamente sì
da formare con il contorno inferiore, un angolo acuto ;
essa cassa si palesa legata all'asse delle ruote me-
diante una trave che si diparte dall'angolo posteriore.

Data la distanza non lieve che corre tra ciò che
è rimasto del carro ed i cavalli, si dovrebbe presup-
porre che fosse in questa stele espresso un carro lungo
assai e basso, un carro cioè simile a quello esibito da
una nota urna vulcente (Micali, Monumenti per ser-
vire, tav. LVII, 1 ; Martha, fig. 249), un carro munito
di due coppie di ruote (= rheda). Invece, per la parte
di stele a noi pervenuta, nella quale dovrebbe essere la
espressione di una delle ruote anteriori, non vediamo
di essa ruota alcuna traccia, onde è necessario ammet-
tere la esistenza in questo lungo carro di sole due
ruote, e così il carro di questa stele avrebbe assunto
una stringente analogia col lungo carro a due ruote
nella situla di Watsch. Si confronti anche il carro
mortuario su anfora etnisca di Orvieto {Monumenti
dell'Instituto, XI, tavv. IV-V, 1). Tale forma di carro
avrebbe, mi pare, analogie in Grecia; infatti, su di
un vaso attico a figure nere con sacrifizio ad Athena
si vede un consimile carro a due sole ruote (Journal
of Hellenic Studies, Atlas, I, tav. 7).

Nella maggioranza dei casi le tirelle, che circon-
dano il collo dei quadrupedi e che uniscono i cavalli
al timone del carro, sono indicate mediante leggiere
linee incise ; nella stele n. 168 (tav. IV) si ha una vera
fascia assai alta tutt'attorno la cervice equina, come nei
cavalli della tomba chiusina delle bighe (Monumenti
dell'Instituto, V, tav. XXXIII = Martha, fig. 291) e
come, nell'arte dei paesi alpini, nella situla di Watsch.
Questa fascia nella stele n. 173 (fig. 49) non appare
tutta unita, ma come formata da due parti legate in-
sieme sì da costituire un vero collare, palesandosi eguale
ai collari che si osservano nei cavalli di un rilievo

di terracotta (Gazette Archéologique, 1883, t. 49)
ed in quelli sul fregio di terracotta di Velletri ( Studi
e Materiali, I, p. 101, fig. 8), e più tardi nella biga
della tomba Goliui, nel carro su vaso orvietano (Mo-
numenti dell'Instituto, XI, tavv. IV, V, n. 2), e, nel-
l'arte euganea, nell'ultima zona della situla Benvenuti.

Le briglie, tenute dalle mani dell'auriga, dovevano
stringere il morso; ma di una imbrigliatura del muso
dei cavalli non si ha una vera espressione se non
nella stele Tamburi-ini n. 2 (fig. 83).

Le briglie vanno direttamente al muso dei ca-
valli come vediamo nei monumenti egeo-micenei (es.
la citata sardonica di Vaphio) e sui vasi del Di-
pylon ('), e non si riuniscono prima, come avviene
regolarmente nei monumenti greci, alla cima del ti-
mone. Così abbiamo la imbrigliatura che si nota anche
nei bronzi laminati, quali la situla Arnoaldi, quella
Benvenuti (ultima zona), quella di Watsch (prima zona).

Ad incitare i cavalli non si ha più il pungolo
della pietra Zannoni e dei corridori della situla Ar-
noaldi, il pungolo caratteristico della civiltà villano-
niana; ma abbiamo talora una corta frusta (es. il
n. 169), talora invece il defunto si limita a tenere
le briglie (es. il n. 168).

I cavalli hanno forme che appariscono ricalcate
su modelli ceramici ; mentre nel n. 82 (fig. 47) il con-
torno di questi cavalli è a linee decise e nette ed il
loro muso è appuntito, nelle altre stele il contorno ò
tondeggiante. E per lo più le forme sono grosse, con la
testa piccola su collo corto e largo, e tale accen-
tuazione nella grossezza possiamo scorgere sempre
maggiore nelle stele più tarde ; si vedano a tal uopo
i cavalli nella stele n. 12 (fig. 52).

Nei cavalli della quadriga del n. 159 (fig. 64) in-
vece, e questo forse in seguito ad imperizia dello scal-
pellatore, le forme ben poco hanno dell'equino, e din-
nanzi a noi sono quattro fantastici quadrupedi alati,
dalle forme pesanti ed irregolari, dalla coda sottile e
corta, dai musi mostruosamente impiccoliti. Infatti
questa tendenza ad impiccolire il muso dei cavalli
ed a togliere l'antico profilo appuntito, noi vediamo
essere anche propria di cavalli isolati, per esempio nel
n. 62 (fig. 27).

(') Es. vari sono riportati presso Reichel, op. cit., flgg. 64,
66, 67.
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