Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 20.1910

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LE PIETRE FUNERARIE FELSINEE

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Ma la espressione di forme tozze, grassoccie nei
cavalli non è esclusiva; nella tarda stele n. 195
(tìg. 24) e nella tardissima stele n. 11 (fig. 28) le
forme sono allungate, magre, sottili.

Raramente i musi dei cavalli sono proporzionati
ed hanno espressi i loro vari particolari ; cito i cavalli
assai simili tra di loro, anche per la imbrigliatura,
delle stele nn. 2 (fig. 83) e 160 (tìg. 76). Nei qua-
drupedi del primo monumento i pettorali sono indicati
mediante punteggiature rilevate, particolare questo
che deve essere ritenuto come un residuo di espressione
arcaica e che nella plastica greca ci è notoriamente
esemplificato dalla sfinge di Spata del Museo di Atene
(Perrot e Chipiez, Vili, fig. 337).

A questi pettorali si attaccano nella stele n. 2 le
ali ampie e diritte, solcate da linee rette denotanti
le penne. Attaccate al petto dei cavalli sono le ali pure
su altri esemplari, nelle stele nn. 10 e 159; ma per
lo più le ali si attaccano sopra il dorso dei cavalli,
come nell'arcaica stele n. 82 (fig. 47) e come nelle
stele più recenti assai nn. 12, 168, 170, 173 e 195.

Queste ali nelle stele più antiche (nn. 82 e 170,
fig. 29) sono lunghe e diritte con penne assai grandi, si
accorciano e si curvano nelle stele più recenti. In queste
ultime vi è netta separazione, mediante due linee ver-
ticali, tra le due parti dell'ala, quella a penne pic-
cole e quella appuntita a penne maggiori. Così fog-
giate possiamo scorgere le ali dei cavalli nei nn. 12,
168, 195 e 47, nel quale ultimo esemplare la meschi-
nità delle ali è assai accentuata. E caratteristiche sono
le ali nella tarda stele n. 173 (fig. 49) col tozzo con-
torno, con la parte inferiore incisa a reticolato, con
le penne maggiori decisamente ricurve in cima.

Un'ultima particolarità si deve notare in questi
attacchi di cavalli nelle stele. Ora i cavalli sono in-
dicati come sovrapposti l'uno all'altro, e l'uno dal-
l'altro si distingue solo pel contorno, che fedelmente
segue il contorno del cavallo situato nel primo piano
prospettico. Ora, invece, si hanno le ligure dei due o
dei tre cavalli nettamente distinte, espresse secondo
vera intenzione prospettica, ma a linee rigorosamente
parallele (')• Il primo metodo che è, quasi non occorre
dirlo, il più vetusto e che nei più antichi monumenti

è applicato talora in modo da far apparire di una
biga o di una triga un solo cavallo (pietra Zannoni),
si riscontra nelle stele meno recenti e ci apparisce
infatti nel n. 82, e poi nel n. 13, Ma la facilità di
espressione di questo schema fa sì che esso sia con
maggior favore seguito dagli umili scalpellatori fel-
sinei, e però esso schema permane in stele molto tarde,
quali i nn, 11, 12, 63, 194 e 195, e nelle più diffi-
cili rappresentazioni di quadrighe nelle stele nn. 10
e 159.

Il secondo metodo è invece seguito su stele rela-
tivamente recenti, e dapprima il tentativo prospettico
non è se una molto timida emancipazione del più ve-
tusto schema di sovrapposizione, come nella stele n. 2
e tale rimane in altri esemplari seriori, per esempio
nel n. 160 e poi nei nn. 164, 173 ed anche nella
grossa stele Amoaldi n. 47. Molto più accentuato è
il distacco nei tre cavalli della triga nel n. 107, ma
il massimo di questa netta separazione tra cavallo e
cavallo si può scorgere nella biga della stele n. 168
(tav. IV) in cui la prospettiva, mantenendosi su linee
rigorosamente parallele, è completamente errata, sicché
si ha l'apparenza che il cavallo nel secondo piano pro-
spettico preceda nella corsa il suo compagno. Mani-
festamente in questi tentativi gli scalpellatori felsinei
venivano guidati dagli esempi offerti dalla ceramica
a figure rosse ove, come è noto, la espressione di
bighe e di quadrighe in veduta prospettica è oggetto
di vari tentativi ('). Ma, mentre nei modelli ceramici
si raggiunge una prospettiva a linee oblique, nelle
stele, come si è visto, permane lo stadio inferiore
della prospettiva a linee parallele.

§ 3. Viaggio del defunto a piedi.

Nove sono sicuramente le stele che debbono es-
sere qui menzionate e due gruppi se ne possono fare,
secondo che è rappresentato un defunto o una de-
funta.

Il defunto è nel n. 43 (spessore, riquadro 1°),
nel n. 76 (zona principale), nel n. 84 (zona centrale),
nel n. 168 (lato B). La defunta è nel n. 2 (lato B),

(') Si cf. Della Seta, La genesi dello scorcio nell'arte
greca (Memorie dei Lincei, CCCIII), 1907, p. 184 e segg.

(*) Sulla introduzione della quadriga detta di scorcio anche
nei vasi a figure nere si veda Della Seta, op. cit., p. 218
e seg.
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