Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 20.1910

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LE PIETRE FUNERARIE FELSINEE

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posta somiglianza di queste figure infernali etnische,
avranno escogitato tormenti e figure analoghe per l'in-
ferno cristiano (1).

Nei tormenti tuttavia, a cui nell'inferno etrusco
dovevano andare soggette le anime dei malvagi (es. la
grotta Tartaglia), sarà stato compreso anche il mar-
tellamento esercitato da parte di laidi dèmoni, della

Plutarco, in cui si parla dei mostruosi fabbri che
tormentano le anime degli avari (').

Adunque nella nostra stele vediamo che l'uomo,
mentre sta per bere, è colpito dalla Parca inesorabile
e che già lo attende il cavallo funebre (2). Possiamo
noi ora porre in relazione questo motivo della Morte
che colpisce la persona sdraiata e bevente, con la figura

quale cosa mi pare che sia un accenno nel passo di

(l) Così nulla paurosa visione di s. Brandano, le anime dei
malvagi sono sottoposte a martellamento.

Ricordiamo poi le analogie tra i dèmoni etruschi e quelli
del Monito a Penitenza del Camposanto Pisano allegate dal
Frova (op. cit., p. 64). Ma le figure carontiche, per esempio
del vaso di Admeto e di Alceste, presentano altre, ancor più
stringenti analogie coi dèmoni, meno mostruosi di quelli pisani,
di un'altra opera toscana, cioè dell'affresco di Cristo al Limbo
nel Cappellone degli Spagnuoli in s. Maria Novella (Venturi,
op. cit., V, fig. 638). Si v. anche la pittura giottesca, e però
toscana, dell'inferno nella cappella degli Scrovegui (ivi, fig. 322).

accostante il nappo alla bocca della stele di Marza-
botto e delle altre stele felsinee citate nel quinto capi-
tolo? In tale caso il nappo avrebbe un significato sim-

(l) De sera num. vindict., c. 22 (Diibner, I, pp. 685-686) ;
si cfr. Ambrosch, De Charonte etrusco, p. 55.

(a) Lungi dal voler supporre una analogia di concetto,
osservo che la unione del cavallo in ultimo piano prospettico con
rigare su klinai a banchetto, si nota sui Totenrnahlreliefs (si
v. gli esempì di Samo, in Atheniscke Mitteilungen, 1900, XXV,
p. 175 e segg.). Tale unione è di tutt'altra natura nei monu-
menti funerari degli equites singulares del II sec. d. Cr. (Alt-
mann, Die Grabaltàre, p. 188 e segg., es. n. 259, fig. 154).
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