Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 20.1910

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LE PIETRE FUNERARIE FELSINEE

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perchè, a mia conoscenza, essa costituisce l'esempio
più vetusto tra quelli numerosissimi adorni di tale
scena, pure usciti dalle necropoli etnische.

Ed invero, mentre la stele Aruoaldi non può di-
scendere più in giù della prima metà del secolo IV, nè
le urne, nè i sarcofagi, tutti di tarda espressione, e
tanto meno la rozza pittura cornetana, ora. smarrita,
con lo straziante ed irrimediabile distacco del giovine
figlio dal padre superstite tra due Caronti {Annali
dell' List., 1866, tav. W), possono rimontare all'epoca,
in cui di necessità si deve ritenere che sia stato ese-
guito il modesto monumento felsineo.

Solo un monumento potremmo citare, in cui si ha
uno schema di addio supremo e che può, ma credo
ben difficilmente, superare come termine di esecuzione
la fine del secolo IV, cioè il cratere di Alceste e
di Admeto. Ed in realtà lo schema generale sui due
monumenti è il medesimo, chè, ai lati delle due figure
che si dànno l'addio, sono due esseri infernali.

Tuttavia, di fronte a questa somiglianza generica,
risaltano le differenze, le quali sono profonde. Nel
vaso la scena ha un contenuto essenzialmente mito-
logico, nella stele un contenuto realistico.

Ai due orribili mostri carontici della pittura ven-
gono sostituite nel rilievo due giovanili ligure di nudi
dèmoni; là i mostri si agitano minacciosi, qui i buoni
dèmoni sono costretti a separare le due persone. E,
mentre nel vaso è la moglie che teneramente pone
le braccia al collo del suo diletto sposo, nella pietra
è la donna, la defunta, la solita figura di defunta di
tardo conio, con l'ampio mantello sulla testa, che viene
afferrata con disperato affetto dall'uomo ammantato
che le sta di fronte e che le è o tìglio o marito.

Avrebbe avuto tale scena di distacco, in origine, un
significato mitico e si sarebbe in sèguito trasformata
in motivo di uso corrente, di significato generico?
La priorità del monumento bolognese sul vaso vul-
cente, mi renderebbe alieno dal seguire questa ipotesi,
tanto più che monumenti arcaici etruschi (i sarcofagi
ceretani per esempio) esibiscono espressa la idea della
stretta unione, sì in vita che in morte, di due persone
e tanto più che è ovvio ritenere che, anche nella
ingenua espressione di rilievi in pietre funerarie, si
pensasse al distacco della persona defunta dai suoi cari.

È incerto se su due altre stele felsinee fossero
effigiate analoghe scene di addio. Nel n. 28 si hanno

di fronte due parti inferiori di figure, femminile a
destra (per la espressione del panneggiamento del ve-
stito e pel mantello che gli è sovrapposto), maschile a
sinistra. Nel n. 69, più arcaico, si hanno pure due resti
di ligure umane, le gambe cioè e parte del vestito ; qui
pure la donna sembra che sia a destra, un uomo a si-
nistra. Ma credo che non si possa stabilire con certezza,
se anche in queste due stele si avesse uno schema
di addio, o piuttosto la figura di una defunta fronteg-
giata dal dèmone che deve accompagnarla agi' Inferi.

§ 3. Scene di offerte.

Nel capitolo precedente (§. 3) ho notato il con-
cetto di offerta propiziatrice che è espressa in due
stele esibenti la persona defunta ed un dèmone (nn. 2
e 168). Tale offerta propiziatrice è meglio accentuata
in altre due stele (nn. 89 e 111), di cui sarà cenno
nel seguente capitolo a proposito dell'enorme testa
silenica che vi è rappresentata.

Ma l'offerta, non più destinata ad esseri demònici
come in queste pietre, ma a personaggi di alto grado,
riconoscerei nelle quattro stele nn. 64, 159, 169, 187.
Quest'ultima (n. 187), come già vedemmo, è singo-
larmente importante per la sua fattura decisamente
arcaica, pel suo disegno eseguito con rozzezza. Ivi, su
di un lato (fig. 62), è scalpellata la figura di un uomo
seduto e quella posta a lui di fronte di una donna in
piedi. In questo lato della stele la imperfetta struttura
della lastra di arenaria ha influito assai sopra l'umile
scalpellatore di questa pietra, e specialmente nel la to
che qui ci interessa; i sassolini silicei che inquinano
qua e là là fine granulazione della pietra, la superficie
che è a strato superiore a sinistra e che degrada a
strato inferiore verso destra, palesano questa difettosa
struttura del materiale scalpellato. Se si pone infatti
a confronto questo lato così manchevole con la levi-
gata e regolare superficie dell'altro lato, ben appare
che qui lo scalpellatore ha dapprima eseguito questo
ultimo lato e che, per il lavoro già condotto a metà,
ha dovuto accomodarsi alle cattive condizioni dell'altra
parte della pietra (').

(') Si avrebbe qui un caso analogo a quello, già da me
altrove notato, della pietra villanoviana dei vitelli (Rendiconti
dei Lincei, 1910, p. 257). Si cfr. ciò che osservò il Brunn a
proposito della testa Gozzadini da lui edita (Atti e Memorie,
1885, p. 344).
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