Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 20.1910

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LE PIETRE FUNERARIE FELSINEE

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Krjq del mondo ellenico, quale nel significato di mi-
nistra di morte ci è nota fin dalla poesia omerica (').
Non già pertanto un essere demònico rapitore delle
anime, come sarebbero le Arpie, non già un essere
psicopompo come talora sono le KT^eg stesse (*), ma
una personificazione etnisca della Morte. E questa
personificazione è isolata, a mia conoscenza, nel re-
pertorio dell'arte arcaica etnisca, così come ci appa-
risce nel monumento felsineo. Chè invero ritengo che
questa figura, secondo ogni apparenza aptera, che sta
vibrando il martello, ufficio che più tardi spetta a
Chamn, non possa sempre essere identificata con le
donne alate che adornano vari scarabei etruschi e
che, o sono da ritenersi anche divinità superiori (Furt-
wàngler, Gemmen, tav. XVI, 3, 4, tav. XVIII, 31,
tav. XX, 13) (3) o, essendo nell'azione di trasportare
un morto (ivi, tav. XVI, 22, 23), possono anche non
avere la medesima essenza demònica (4). In altri monu-
menti arcaici dell'ambiente etrusco potremmo ravvi-
sare una figura analoga a quella bolognese; cioè in uno
scarabeo (5) (donna alata che sostiene un eroe che sta
per cadere), in un'anfora a figure nere (6) (donna alata
che già della mortale sua nebbia, espressa material-
mente da un lenzuolo, ricopre un guerriero cadente).
Ma da tale figura si stacca quella della stele felsinea
per la mancanza delle ali e per l'azione del martel-
lamento.

Bisogna discendere a seriori specchi per trovare
una figura che corrisponda appieno a quella vetusta

(*) Si vegga Crusius, Keren in Roscher, Lexikon, II, p.
1136 e segg.

(3) Si v. Paribeni, in Monumenti dei Lincei, XIX, p. 79,
n. 4. Un dèmone femminile psicopompo sarebbe, secondo il
Paribeni, su di uno dei lati minori del sarcofago di Haghia
Triada.

(3) Così la dea del destino, o forse anche Tetide, erronea-
mente alata, è accanto ad Achle su scarabeo (ivi, tav. LXIII,
n. 17).

(*) In altri casi è Eos col corpo di Memnon (ivi, tav.
XVI, n. 17).

(K) Ivi, tav. XVI, 30. Furtwangler : Eos e Memnon.

(6) È a Wiirzburg (Gerhard, Auserlesene Vasenbilder,
tav. 194); bibl. presso Nachod, op. cit., p. 39, n. 21. Al primo
illustratore di questa anfora, il De Witte {Annali delVInstituto,
XV, 1843, p. 60 e segg.) parve, credo a torto, che il soggetto
rappresentato fosse Enea salvato da Afrodite. Due dèmoni ana-
loghi, uno maschile, l'altro femminile vedrei nel combattimento
su di un'anfora jonica (Monumenti deirinstituto,lll, tav. XXIV,
in basso) e dèmone simile di tipo gorgonico nell'anfora ge-
mella (ivi, in alto).

della nostra stele; su di uno specchio (Gerhard,
Spiegel, tav. CCCLX) accanto a tre eroi una figura
aptera alza la bipenne, o meglio il doppio martello,
come a simboleggiare la morte imminente, in un se-
condo specchio (ivi, tav. XXI) v'è una simile figura
nella scena della morte di Neottolemo.

Invece la laida vecchia del sarcofago perugino
già citato, il pretto contrapposto femminile all'orrido
Charun dei monumenti seriori, ha le ali e, pur avendo
funzione analoga alla figura della stele felsinea, compie
un'azione diversa, significando, col suo gelido contatto,
la rigidezza della morte. La Parca diventa di aspetto
giovanile nel sarcofago, di arte già romana, di Tita
Afunei (') ; essa Parca, di cui più non si legge il
nome (pare rimasta una parte di lettera ' ), col suo
gelido tocco stacca irrevocabilmente da Larth Afuna
la propria moglie. Così devesi citare una delle due
figure alate su tarda urna che ci esibisce una scena di
agonia (2).

Il Milani per un gruppo cinerario di Chianciano
identificò una figura femminile alata col rotolo in mano
peruna Lasa, a cui diede il nome ellenico di Aà%e<sig
e quello italico di Carmenta (3) ; e questa identifica-
zione crederei giusta e la estenderei anche all'anteriore
figura alata col volumea accanto alla biga della tomba
Golini (4).

Ma la essenza di questa Parca = Aà%t<sig = Car-
menta, non sarebbe la medesima della Parca della
Morte della nostra stele, che è da equiparare piuttosto
alla ellenica 'Àtqotzoq (etr. : Athrpa) che tronca la
vita. All'essere demònico dello specchio citato con le
figure dei tre eroi, essere cho è per me tutt'uno con
quello esibitoci dalla stele, fu ascritto il nome di
AUra o di Amira che è riportato sulla cornice (5).

Ma, essendo tre i nomi espressi su questo specchio,
essi vanno riferiti ai tre personaggi maschili rappre-
sentati, ed il nome di AUra, meglio che Amira,

(') Da Chiusi, ora nel Museo di Palermo: Micali, Monu-
menti 'per servire, tav. LX == Martha, fig. 248; C. I. E., I,
n. 1812.

(3) Micali, Monumenti per servire, tav. LIX, 4 = Martha,
fig. 247.

(3) Rendiconti dei Lincei, 1893, p. 1001. Museo topogra-
fico, p. 61.

(4) Questa figura diventa poi una vera personificazione
della Fama nella nota urna volterrana (Martha, fig. 145).

(6) Miiller-Deecke, II, p. 110.
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