Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 20.1910

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LE PIETRE FUNERARIE FELSINEE

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come legge il Gerhard, è maschile e va riferito, se-
condo il mio avviso, al personaggio mediano.

Nè credo che potremmo indicare col noto nome di
Vanth la figura demònica della nostra stele. Vanth
infatti suppongo che fosse un dèmone locale dell'Orco,
e fa parte dell'Orco su due vasi orvietani editi da
G. Kòrte e già citati: apparisce come custode degli
Inferi nel suddetto sarcofago di Tita Afunei per la
presenza della grande chiave e per la sua vicinanza
alla porta; nella pittura vulcente infine della tomba
Francois (') Vanth, vicina all'ombra di Patroclo, indica
l'Orco, mentre l'ufficio di Parca è assunto da Gharu.

Tutte queste denominazioni, che corrispondono a
distinte essenze demòniche, sono tuttavia relativa-
mente tarde e possono benissimo essere state in ori-
gine anche aggettivi qualificativi di un unico essere
simboleggiante la Morte, e col tempo possono avere
assunto valore di sostantivi di determinati personaggi
del mondo infernale etrusco.

Non saprei pertanto qual nome dover attribuire
alla figura demònica della nostra stele, la quale è un
documento prezioso di credenze puramente etnische,
espresse secondo una intonazione, un colorito locale,
proprio di Felsina. La quale cosa si può osservare
anche a proposito della figura di donna, che irrompe
verso sinistra con spada alzata in riquadro della tar-
dissima stele n. 12 {Notizie Scavi, 1890, t. 1).

In essa figura riconobbe il Brizio rappresentato il
personaggio di Canace ; ma nulla suffraga, a mio cre-
dere, tale denominazioue. La figura qui non ha alcuna
apparenza di rivolgere il ferro contro se stessa, ma
di dirigerlo verso alcun altro, ed una suicida per di
più non sta con la destra piegata tranquillamente
sull'anca. Non conosco inoltre alcun monumento ce-
ramico ateniese o monumento etrusco d'imitazione, da
cui possa essere derivata questa presunta figura di
Canace; l'unico monumento infatti, che pel tempo si
possa avvicinare a questa stele felsinea, l'anfora di
Canosa, sempre del resto di dubbia interpretazione (2),
rappresenta Canace in ben diverso atteggiamento.

Senza punto ricorrere alla identificazione con una
figura mitologica greca ('), dato i) carattere sepol-
crale del monumento, data la rarità degli accenni
mitici su stele felsinee e data la contrapposizione e
la vicinanza del riquadro con questa figura al riquadro
con figura di dèmone, crederei giustificato vedere in
questa donna un altro essere infernale, cioè una Furia.
Tipologicamente si ha il solito tipo di figura femmi-
nile dal vestito, dall'ampio mantello sotto cui il braccio
destro è ripiegato sull'anca, tipo che già più volte ho
notato nei capitoli precedenti. Ma caratterizza questa
figura come una Furia la spada che essa tiene solle-
vata. Se infatti si dà uno sguardo alle tumultuose
scene di morte e di uccisione nelle tarde urne, ve-
diamo che queste Erinni etrusche impugnano di fre-
quente la spada (2).

La figura di Furia bolognese, meno recente e senza
quei caratteri propri delle Furie nei tardi monumenti
etruschi (ali, cortissimo parazonio con bretelle, alti cal-
zari), assume pertanto non piccola importanza e rac-
chiude un'impronta del tutto propria, quel colorito,
quella intonazione locale che abbiamo visto essere
anche nella figura di Parca della stele arcaica n. 175.

§ 2. Dèmoni alati ed imberbi.

Tra gli esseri soprannaturali maschili prevalgono
quelli di tipo giovanile, imberbe, con ali e col corpo
nudo. Tali dèmoni di apparenza del tutto benigna,
paragonabili per le loro forme si all' Eros mellefebo
ellenico che agli angioli cristiani, sono espressi su
parecchie delle nostre stele. Ecco gli esemplari di-
stribuiti nell'ordine cronologico che a me paro più
esatto :

a) n. 175 (zona la): il dèmone era dipinto in
rosso e ne rimangono scarsissime traccio; esso era
posto in direzione quasi orizzontale sopra il cavallo;
le ali non appariscono ben determinate;

b) n. 2 (lato B," zona 3a) : è rappresentata a
grandi proporzioni una mezza figura di dèmone (fig. 59) ;
così talora negli specchi etruschi sotto la scena effigiata

(') De Vergers, UÉtrurie et les Étrusques, tav. XXI;
Martha, fig. 269.

(3) Archàologische Zeitung, 1883, tav. 7,1. Si v. l'articolo
Kanake in Roscher, Lexikon, del Drexler il quale ritiene mal-
sicura la denominazione del Brizio.

(') Infatti si potrebbe anche pensare a Medea che irrompe
verso i figli.

(a) Es. Martha, figg. 155, 247, 251.
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