Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 20.1910

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LE PIETRE FUNERARIE FELSINEE

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è una mezza figura imberbe provvista di ali (es.
Gerhard, Spiegel, tav. CLXIV);

c) n. 57 : è conservata la testa del dèmone dai
capelli ricciuti ;

d) n. 58: come nel numero precedente, ma è
conservata, tuttavia indistinta, parte del corpo;

e) n. 61 (lato A, zona mediana): il dèmone sta
per montare sulla triga.

Solo ipoteticamente aggiungo :

f) n. 159 (lato A, zona ultima): sembra che
sia conservato un avanzo di ala.

Più recenti sono gli esemplari che seguono :

g) n. 84 (lato A, zona mediana): il dèmone ac-
compagna il defunto agl'Inferi (fig. 54);

h) n. 100 : è conservata la testa ricciuta del
dèmone;

i) n. 169 (lato A, zona2a): il dèmone, alato
anche nei piedi, è orizzontalmente posto sui cavalli
della biga (tav. V) ;

l) n. 182 (lato B, zona la): dèmone volante al
di sopra della biga.

Seguono altre due stele, che sono come di passaggio
agli esemplari più tardi:

in) n. 164 (zona inferiore frammentata): dè-
mone e defunta (tav. II b) ;

n) n. 168 (lato A, zona mediana): il dèmone
precede la biga (tav. IV); (lato B): il dèmone stringe
la mano del defunto (fig. 58). È la figura per cui il
Bnmn ricordò l'Hermes della colonna di Efeso.
Finalmente:

o) n. 42 (lato A, zona 2a) : un dèmone alato pre-
cede la biga; sul predellino del carro ha posto il piede
un altro dèmone aptero di proporzioni minori (fig. 79);

p) n. 43 (1° riquadro dello spessore): dèmone
e defunto;

q) n. 63 (zona mediana): il dèmone è orizzon-
talmente posto sulla biga ed è diretto verso la de-
funta (fig. 50) ;

r) n. 76 (zona superiore) : persona defunta tra
due dèmoni, uno alato e l'altro aptero;

s) n. 105 (zona inferiore) : come nel numero
precedente (fig. 56).

Dèmoni giovanili, ma senza ali, sono su due tarde
stele :

t) n. 12 (lato A, zona inferiore): dèmone posto
orizzontalmente, come in atto di volare (fig. 52);

u) n. 48 : due dèmoni nella scena di addio (fig. 61).

All'iufuori del n. 2 ove è isolata, costantemente
la figura di dèmone alato ed imberbe è in questi esem-
plari posta in connessione con la persona defunta.
Anche nel n. 12, il dèmone, pur riempiendo da sè
solo una zona, quella sottostante alla principale con
la biga mortuaria, deve essere con quest'ultima in-
trinsicamente connessa; questa disunione apparente
ed estrinseca è un altro degli indizii della tardissima
e decadente esecuzione di questo n. 12.

In questo elenco delle varie figurazioni di dèmone
imberbe ed alato si vede annoverata una stele vera-
mente arcaica (n. 175); ma delle altre le meno re-
centi non possono rimontare, come già i:i sèguito ad
altri indizii si è accennato, più in sù degli ultimi
decenni del secolo V; prevalgono invece le stele se-
riori del pieno ed avanzato secolo IV.

La figura di questo dèmone alato ed imberbe,
dall'aspetto tutt'altro che terribile, per quel che ri-
guarda i nostri monumenti felsinei, può benissimo
essere stata ricalcata su modelli dell'arte ceramica.
Convincente è a questo proposito un confronto con
quello che appare sul lato posteriore di un cratere
attico già del pieno IV secolo ('); ivi, tra due figure
ammantate, è quella di un Eros di fattezze e di
statura non di fanciullo, ma di giovane; tale scena,
espressa su questo negligente prodotto, sembra la fonte
d'inspirazione alle scene di defunto ammantato e di
dèmone alato, che abbiamo visto adornare solo stele
di tarda età.

Ma nel rendimento formale non sempre i rozzi
scalpellatori felsinei dànno prova di saper mantenere
gli esatti rapporti delle forme tra di loro, che anche
i più negligenti ceramisti sanno esprimere; per esem-
pio, nella tarda stele n. 43 i pettorali del dèmone
espressi di fronte, non sono congrui al movimento di
tutta la figura.

La derivazione formale dall'Eros dei prodotti at-
tici è dunque palese, e deve, a mio avviso, estendersi
anche agli esemplari, in cui vi è il tipo più antico
del dèmone rappresentato non in piedi, ma orizzon-
talmente volante. Potremo infatti allegare l'Eros nel

(') Atti e Memorie, 1884, tav. 4, 5, 2 ; Pellegrini, p. 151,
n. 307. Si veda anche il rovescio di tardo cratere a calice con
Paride ed Elena (Atti e Memorie, 1908, p. 60, n. 11); Pelle-
grini, p. 148, n. 305.
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