Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 20.1910

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LE PIETRE FUNERARIE FELSINEE

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fondo di tazza di Cachrylion del Museo di Firenze
(Museo italiano di antichità classiche, III, tav. 2) (').

Come espressione sincrona alla figura del dèmone
in piedi su stele reconziori felsinee è quella del
dèmone stesso che porta un alabastron nella tomba
cornetana dell'Orco (*). Si aggiunga per Bologna lo
anello d'oro della Certosa ove sul castone, rilevata
assai finamente, è una giovine testa provvista di ali,
di fattura sì squisita da rammentare il lavoro di un
quattrocentista.

La figura di dèmone alato ed imberbe, non solo
ci è esemplificata da prodotti di arte etnisca piena-
mente evoluta, ma anche da prodotti arcaici. Ora in
questi ultimi chiarissimo è il riflesso dell'arte jonica,
ove simili dèmoni per lo più sono barbuti, ma ta-
lora anche imberbi. Così, per restringere le citazioni
ai caratteristici anelli di oro di fabbrica greca, ma
di provenienza etnisca, deve essere ricordato il dè-
mone barbuto corrente siili' esemplare già Durand
(Furtwàngler, Gemmen, v. Ili, p. 87, tig. 61), quello
imberbe in Knielauf in un esemplare di Corneto
(ivi, tav. VII, 13).

Per la età vetusta e pel suo orizzonte artistico
diverso è importante, a tale uopo, la rappresentanza
dei due esseri alati, con in mezzo una pianta, sul collo
di un'anfora proto-attica dal Falero (B. C. IL, 1893,
tav. III). Ben con ragione il Couve (ivi, p. 28 e sg.)
ha accentuato la impronta prettamente mesopotamica
di questa rappresentazione, citando monumenti di tran-
sizione ciprioti allo schema del vaso proto-attico.
Ma è incerto se qui si tratti di dèmoni piuttosto che
di d'ócoXa (3). Ad ogni modo è presumibile che figure
demoniche simili siano state tramandate all'arte greco-
orientale, e quindi alla etnisca, da prototipi asiatici (4).

(') Si cfr. l'anelto di oro da Phanagoria all'Eremitaggio
(Furtwàngler, Gemmen, tav. X, 10). Cito anche la bella lami-
netta in osso edita da Bohlau, Griech. Alter tiimer sùdrussischen
Fundorts aus dem Besitze des Ilerrn Vogell, n. 1145.

(a) Un dèmone alato riconoscerei in una figura incisa su
scarabeo etrusco, in cui il Furtwàngler volle riconoscere un
Eros (Gemmen, tav. XX, 15); il dèmone porta una corona e,
secondo l'acuta spiegazione del Furtwàngler, un aes signatum.
Così altri dèmoni alati imberbi si hanno negli scarabei già
evoluti del IV" secolo (ivi, tav. XVIII, 41 e 42).

(3) Si veda la spiegazione di eiòaiXa data a queste due figure e
alle altre simili da A. Korte (eìtfiokov in Pauly-Wissowa, Real
Encyclopaedie, V, p. 2089 e sgg).

(*) Si cfr. Zahn (Iahrbuch des Instit., 1908, p. 172).

Non sarebbe adunque estranea alla Grecia la cre-
denza in esseri demònici infernali come li vediamo
sui monumenti etruschi; e già gli alati e nnd'i" Ynvoi;
e OàvaTog dei monumenti raccolti dal Robert ('),
nella loro apparenza giovanile e bella, sono del tntto
analoghi ai dèmoni dei nostri monumenti etruschi.

Ora, nelle figure imberbi ed alate etnische di de-
rivazione jonica annovero quella coi fiori nelle mani,
dell'apparenza di Eros nel tondo laminato dall'ipogeo
di Monte Calvario nel Chianti (Not. scavi, 1905,
p. 236, fig. 33), per cui adduco il confronto con una la-
minetta dell'Acropoli di Atene (/. IL S., XIII, p. 259,
fig. 26). Più recente, ma pur sempre di egual deri-
vazione greco-orientale, ci si presenta il dèmone alato
al dorso ed ai piedi della lastra di Cervetri ora al
Louvre, più volte menzionata. Si aggiunga il dèmone,
credo imberbe, con quattro ali su specchio (Gerhard,
Spiegel, tav. CCCXXVIII, 2).

Gli esemplari più recenti, come quelli delle stele
felsinee, della tomba dell'Orco, degli scarabei, pale-
sano la propria derivazione dall'arte attica del V, se
non del IV secolo.

Nella lastra ceretana e nelle stele felsinee la fun-
zione di dèmone mortuario è adempiuta in modo assai
benigno ; nella lastra il dèmone trasporta la defunta
con grande accuratezza, come nel bronzetto di tripode
a suo luogo citato (c. VI, §. 3), nelle stele sorveglia il
viaggio delle anime mostrandosi premuroso verso i de-
funti. Ora infatti apparecchia il cavallo (n. 175) o il
cocchio (n. 61), ora porge l'ombrello alla defunta
(n. 63), ora precede, come buona guida, il carro (nn. 42
e 168), ora dall'alto quasi ne protegge l'andata (nn. 169
e 182), ora con atteggiamento gentile induce la persona
defunta a seguirlo (nn. 43, 76, 84, 105,164), ora infine
stringe amichevolmente la mano al morto (n. 168, B).

Nell'Orco, rappresentato dalla pittura della tomba
cornetana, vediamo questa gentile figura di dèmone in
pacifica funzione vicino ad un tavolo riccamente im-
bandito (2). Invece nella più tarda tomba del Cardi-
nale l'aspetto benigno si trasforma in maligno presso
alcuni dèmoni alati ed imberbi ; sono appunto quei
dèmoni che hanno il colorito nerastro della pelle.

(') Thanatoì, 1879.

(•) Cito anche, perchè coeva alla tomba dell'Orco, la pit-
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