Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 20.1910

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LE PIETRE FUNERARIE FELSINEE

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§ 3. Dèmoni o di volgare o di orrida apparenza.

In due stele (nn. 42 e 168) il dèmone alato compie
l'ufficio di precedere la biga del defunto, ufficio che
nella pietra Zannoni (fìg. 46) è affidato invece ad un
personaggio, la cui apparenza servile già altrove ho
accentuato (').

Più conforme all'umile aspetto, che ha questa
guida dello anime sulla detta pietra Zannoni, sono
espressi i dèmoni precedenti il cocchio sulle stele
nn. 13, 164, 169. Precede iuvece il cavallo del de-
funto sui frammenti n. 16 ed è con la defunta a
piedi sulla stele n. 106.

Nella guastatissima stele n. 13 il dèmone sta
dinnanzi ai cavalli alzando la mano per trattenerli ;
in tal modo la sua azione è eguale a quella dei pic-
coli aunghi su stele esibenti il viaggio di una donna
agl'Inferi (n. 164 e n. 169); da ciò la conclusione
che si dovrebbe dedurre, cioè che anche questi piccoli
aurighi dovrebbero essere ritenuti servi dell'Orco. Nè
la loro età giovanile e neppure le loro apparenze
fanciullesche potrebbero essere un ostacolo a queste
deduzioni, chè in realtà esseri demònici dell'apparenza
del tutto giovanile sono in pitture tombali etnische
quasi contemporanee, affaccendati attorno alla tavola
ricca di vasellame, nelle due tombe Golini e dell'Orco
(Mon. dell'Insta., IX, tav. XV, 6).

Ed un dèmone fanciullo con corto mantello noi
vediamo sul predellino del carro del defunto nella
stele n. 42 (lig. 79).

Le caratteristiche servili e volgari, proprie del psi-
copompo della vetusta pietra Zannoni, sono conservate
nelle figure di analogo ufficio in queste tarde stele;
ma, mentre nella pietra Zannoni si ha una figura che
trova la sua analogia nella situla della Certosa, in
queste stele si ha nelle figure servili una impronta
di assai maggiore seriorità. Nelle stele nn. 16, 106
(fìg. 55) e 169 (tav. V) si vede conservato quel
bastone che tiene in mano il psicopompo della pietra
Zannoni, bastone che nel n. 169 assume la forma di
una spatola, di un corto remo, mentre negli altri due

tura cometaria della tomba degli Scudi (Dennis, I, pp. 336-339
Mon. deU'fnst., suppl., t. VI-VII), ove sono due giovani dè-
moni alati, uno dei quali ha l'attributo funerario del martello.
(') Rendiconti dei Lincei, 1910, p. 272.

Monumenti Antichi — Vol. XX.

esemplari si mantiene corto ed ingrossato verso l'alto,
come il bastone che ha un sorvegliante al pugilato
nella stele n. 10 (lato A, ultima zona; tav. I). È il
(làpóog dell'Hermes ellenico guidatore delle anime (').

Il cappello schiacciato sul capo, il perizoma del
Manes della stele Zannoni hanno la loro tarda corri-
spondenza nel cappello a punta ed a falda, nel corto
grembiule del dèmone sulla stele n. 169, mentre tale
realistico rendimento dei particolari è evitato su due
delle altre stele ove o il dèmone è del tutto nudo
(n. 164; tav. II b), sicché solo gli mancano le ali per
diventare simile al dèmone del n. 168 (2), o indossa
il mantello, solito ad avvolgere le persone dei defunti
sulle tarde stele. Curioso è poi il volgare profilo, quasi
etiopico, del dèmone imberbe sul n. 16.

Tale tinta di volgarità bene si accorda con la es-
senza bassa, servile, di questi personaggi. Ed infatti,
guardando questi umili dèmoni guidatori delle anime,
si ricorre con la mente alle espressioni parallele e
coeve dei servi infernali in quelle caratteristiche rap-
presentazioni dell' Inferno etrusco, che sono le pitture
della tomba dell'Orco e della tomba Golini (3).

Infine, nella stele n. 169 il dèmone, mediante la
face(^), bene indica il luogo verso cui conduce la
defunta, cioè il tenebroso Àverno, l'omerico £ó<pov

ìjSQOSÌ TU.

La espressione di tutti questi dèmoni, siano essi
nobilitati da bellezza giovanile (dèmoni alati), siano
essi di apparenza volgare (dèmoni apteri), è sempre
benigna; e con premura delicata quelli, con zelo ser-
vile questi, si adoperano a rendere agevole la via

(') Sul (W/Jdo,- si v. Harrison, Prole gomena, p. 14 e seg.

(2) Le due figure demòniche sono quasi eguali in queste
due stele; diversità, oltre a quella data dall'assenza delle
ali, è che nel dèmone del n. 161 le mani sono un po' più sol-
levate. Queste due stele esibiscono, come già ho notato, un'altra
stretta analogia tra di loro: il gruppo dell'ippocampo e del
serpente.

(°) Si vedano i servi affaccendati (Conestabile, op. cit., ta-
vole V-VII) pel banchetto dato in onore del defunto che scende
agl'Inferi; esso banchetto non già è espresso, come vorrebbe
il Martha (p. 412), come avvenuto sulla terra. È il realismo
che pervade il mondo ideale, e non è, come sostiene il Martha,
la coesistenza degli elementi idealistici e realistici (p. 414).

(4) È incerto che il corto remo serva ad indicare un viag-
gio attraverso un fiume. Ma, come osservai nel c. VI, § 3, si
può supporre che il viaggio su carro che conduce alla sede
di Mantus sia preceduto da un tragitto carontico attraverso
una distesa d'acqua.

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