Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 20.1910

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LE PIETRE FUNERARIE FELSINEE

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tangibile di quello, che la fervida immaginazione
etnisca pensava che fossero gli esseri demònici nel
misterioso oltretomba. Così in questa seconda maniera
le figure elleniche dei Sileni vengono a personificare
credenze etnische; la quale cosa non ci deve stupire
in Felsina, ove l'arte, sia pur dozzinale, degli scalpel-
latori di pietre funebri, se riceveva alcuni suoi impulsi
dalle viete tradizioni joniche, altri ne riceveva dalla
pura arte attica, mercè la grande congerie di vasi di-
pinti che affluivano a Felsina. Il carattere etrusco,
locale, rimane tuttavia, come vedemmo, nella rappre-
sentazione dei dèmoni della stele n. 2, di quella di
Tanaquilla e nelle altre rappresentazioni di umili e
volgati servi dell'Orco.

Riassumendo, nessuna intenzione malvagia di dè-
moni punitori hanno queste figure, prive di qualsiasi
attributo di pena ; e la orridezza del loro aspetto si
limita oa tratti silenici, o a profili volgari e ad ispidi
peli.

Come le figure di dèmoni imberbi alati trovano il
loro precedente arcaico in vari monumenti, così per
la figura di dèmone dal servile aspetto citerei, come
ante-'edente, il personaggio con bipenne della vetusta
grotta Campana di Veio. È nelle stele felsinee man-
tenuta la tradizione arcaica per quello che riguarda
la rappresentazione dei dèmoni : e però la mostruosa
e laida figura del Caronte Etrusco, caratteristica dei
tardi monumenti etruschi ('), non appare ancora come
guida al defunto.

Se infatti noi diamo uno sguardo rapido all'elenco
delle varie rappresentazioni del Caronte etrusco, op-
pure del suo compagno Tuchulca; in una parola, dei
dèmoni dall'aspetto ripugnante e minaccioso nella loro
deformità e mostruosità, ci apparisce chiaro che, dei
monumenti, su cui tali orride concezioni della fervida
fantasia etnisca sono espresse, nessuno può risalire
oltre i primi anni del secolo IV. Nella pittura della
tomba vulcente Francois, che è, come credo, l'esem-
plare meno tardo (Martha, fig. 269), il Charu ha
l'aspetto di un vecchio bonario; ma già nella tomba

(') Si vedano le particolarità di questa figura presso Am-
brosch, De Charonle etrusco, e Wnser, Charon, Charun, Charos,
cap. VI, pp. 70-84 (le varie rappresentazioni, riferentisi per
lo più all'ufficio, che Charun adempie, di guida airOrcotsono
raccolte ivi a p. 128 e segg.).

orvietana delle due bighe (') ed in quella cornetana
dell'Orco, alla Francis quasi coeva, s'incontrano le
notissime figure di dèmoni, le quali poi ci appariscono
con laidezza ancor più accentuata nei vasi etruschi
della fine del secolo IV.

Le due figure veramente carontiche, che appari-
scono nel materiale felsineo, sono su due stele recenti :
nel n. 182 (fig. 5), che pel materiale della sua tomba
risale ai primordi del secolo IV ; nel n. 12 (Not. scavi,
1890, t. I), che già verrebbe a toccare quasi la metà
di detto secolo.

Ma degno di nota è il fatto che le figure spaven-
tose in queste stele non sono messe in rapporto con
le anime dei defunti, e che stanno isolate; queste ca-
ratteristiche costituiscono, come io credo, lo stadio
primitivo dell'uso di queste ligure, stadio che certa-
mente l'arte dell'Etruria centrale aveva superato
quando invece fu scalpellata in Felsina la stele n. 12.
Difatti, isolate stavano le figure demòniche nella
tomba delle due bighe: in rapporto con esseri mito-
logici è il Tuchulca della tomba dell'Orco: isolato ne
è il Charmi, e questo Charun, nella tomba Francois,
è come una personificazione della morte ed è, del resto,
privo di mostruosità, paragonabile al dèmone con le
cesoie che seco trae Tanaquilla nella stele n. 105.

Nel n. 182 (lato A, zona mediana), in mezzo a
due forme indistinte e corrose, si erge la figura di
un dèmone espresso di fronte, col viso barbuto veiso
destra, con un ampio mantello che ne ricopre il corpo;
alle sue spalle sono attaccate le ali; le mani alzano
minacciosamente due serpenti (2). Questa orribile
forma demònica risveglia il ricordo del Tuchulca della
tomba dell'Orco, del dèmone dietro Admeto della no-
tissima anfora vulcente. Dobbiamo riconoscere in
questa figura felsinea il personaggio di Tuchulca?

Più curioso è l'altro dèmone barbuto in un ri-
quadro della stele n. 12. Egli sta volando verso de-
stra ; pel suo vestito, un corto camice a fitte pieghe (3),
(quel corto camice, ma senza le bretelle, quale ci ap-

(') Conestabile, op. cit., tav. II, 1 e 2. Dennis, II, p. 51.
Scarsissime sono le traccie di due figure carontiche sugli stipiti
della porta; non credo che una di esse, come vuole il Cone-
stabile (p. 15), sia femminile.

(2) Cfr., per lo schema, il dèmone su scarabeo etrusco di
stile evoluto (Furtwàngler, Gemmen, t. XVIII, n. 27), il quale
dèmone tuttavia non impugna dei serpenti, ma tiene il vestito.

(') Si cfr. il vestito del dèmone barbuto nella stele di Ta-
naquilla, n. 105.
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