Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 20.1910

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LE PIETRE FUNERARIE FELSINEE

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riero, che indossa l'elmo crestato come quello esibito
nel n. 91, è situato combattente di fronte ad un mo-
stro anguipede; tale scena fu da me accennata nel
cap. IV, § 6 (tav. III). In una scena di non chiaro
contenuto sono le due figure di guerrieri nei frammenti
n. 137 e così nel 25 ; di questi due numeri sarà
adunque menzione nel § 7 del seguente capitolo, ove
enumero le scene o di carattere ambiguo o troppo
mutile per essere decifrate.

Nel n. 10 (lato B) ci appariscono due guerrieri
sul singolare naviglio (fig. 82); essi offrono una com-
pendiosa idea dell'equipaggio armato di una nave guer-
resca, e la scena è animata dagli atteggiamenti vivaci
assunti da questi due guerrieri. Uno è diretto verso il
nocchiero che siede tranquillo a poppa e che, tenendo
il timone con la destra, alza l'altra mano come per
intrattenersi a discorrere; l'altro guerriero, col curioso
coltello ripiegato (') nella destra, si dirige verso il
personaggio (il capitano della nave?) cercando, con
toccargli il braccio destro, di attrarre la sua atten-
zione; ma il duce della nave è intento, protetto dal-
l'alta prora, ad osservare forse l'apparizione o le mosse
della nave nemica. Come compendiosamente è rappre-
sentata la parte armata dell'equipaggio dei due sud-
detti guerrieri, così pure in modo compendioso la
ciurma dei remiganti è data da tre teste che sporgono
dal piano della tolda della nave.

Può arrecare sorpresa il vedere espresso un naviglio
di guerra su di un monumento pertinente ad una città
ben distanto dal lido marittimo; ma noi dobbiamo
considerare il curioso rilievo felsineo come un residuo,
con mero valore ornamentale, di un vieto schema
etrusco, dagli Etruschi stessi desunto dalla primitiva
arte ellenica. Ed un esempio del passaggio di tale
motivo nella valle del Po, anche in epoca anteriore alla
venuta degli Etruschi, si ha nella stilizzata rappresen-
tazione di una nave, incisa su di un rasoio lunato degrli
scavi Benacci-Caprara (Noi. Scavi, 1889, p. 305 ;
Montelius, tav. 78, 3, Sa) (2).

(') Tranne che per il manico, stranamente ripiegato, si
confronti per questa arma l'esemplare uscito dal ripostiglio
di Talamone (Studi e Materiali, I, p. 13C, n. 16), la sciabola
capenate (Monumenti dei Lincei, XVI, p. 405, fig. 29).

(2) Si cfr., come analogia di tecnica e di derivazione, la
nave, meno stilizzata, su fibula geometrica beotica ('KiprjfieQÌg
dgxaiokoytxfi, 1892, tav. 11) e quella su diadema bronzeo, pure
dalla Beozia (Annali delVInstituto, 1880, tav. G).

Questo io suppongo, senza il bisogno, a mio avviso,
di dover escogitare e trarre alla luce, da tale rap-
presentazione, unica nel repertorio figurativo delle stele
felsinee, un riposto senso simbolico funerario.

L'arte geometrica ellenica, cosa notissima, ha fre-
quenti rappresentazioni di tale motivo guerresco ma-
rittimo (')• Per l'assunzione e la conseguente appli-
cazione del motivo stesso nell'ambito della civiltà
etnisca, di capitale importanza, perchè rinvenuto a
Cervetri, è il prezioso cratere di Aristonons riallac-
ciantesi all'arte figurativa geometrica e, a mio giu-
dizio, di fabbrica cumana (2). Un modello consimile
a quello espresso su questo cratere vediamo in seguito
usato nel cratere, ceretano e di fabbrica locale, del
Louvre (Pottier, op. cit., tav, 34, D, 150; Gaiette ar-
chéologigue, 1881-82, tavv. 28-29; Martha, fig. 299).
Sono sempre due navi in lotta; e tale lotta ci è con-
servata in geometrica e barbarica rappresentanza
nella stele picena Odorici (Monumenti dei Lincei, V,
p. 85 e segg., fig. 3, Sa); un excerptum di tale
schema è invece nell'altra stele picena edita ultima-
mente dal Mariani (Rendiconti dei Lincei, 1908,
p. 685), ed è pure, ma avvivato da migliore espres-
sione artistica, nella nostra pietra bolognese.

Nella nostra pietra si ha la forma di nave, di
naxqà vceve, nota da tanti vetusti esemplari e conser-
vata per secoli con leggiere variazioni (3). Caratte-
ristico di questa nave è a prora l'alto àxQoaxóhov,
qui ripiegato, ma che talora assume una protome
animalesca che serve di riparo e che esprime minaccia
(si veda il detto cratere etrusco ceretano). Al di sotto
doveva avanzarsi acuto e tagliente lo sprone, ora non
più visibile se non alla base ; quello sprone che è
proprio di tutte le rappresentanze di navi elleniche
e di cui, forse perchè assai usato e perfezionato dai
pirati etruschi, fu creduto inventore l'etrusco Piseo (4).

(') Si veda Pernice, in Athenische Mitteilungen, 1892,
pp. 285-306, ed in Jahrbuch des Instituts, 1900, pp. 92-96.
Altra bibliografia è raccolta da ultimo presso Mariani, Rendi-
conti dei Lincei, 1908, p. 691, n. 1.

(*) V. Ducati, in Mcìanges d'arckéologie et d'histoire,
1911, pp. 33-74, tav. MI.

(3) Cfr. Assman, Seewesen, in Baumeister, Denkmiiler, III,
1593-1639; Torr, Ancient Ships, e l'articolo Navis nel dizio-
nario di Dareraberg-Saglio-Pottier.

(*) Plinio, N. IL, VII, 56 (57), 209. Si veda Muller-
Deecke, I, p. 284.
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