Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 20.1910

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LE PIETRE FUNERARIE FELSINEE

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dobbiamo risalire all'età egeo-micenea; il rhyton figu-
rato di Haghia Triada (') esibisce infatti lo schema
ovvio che, ripreso e fissato dall'arte ellenica, è tra-
mandato all'arte etnisca ed italica, giungendo sino
all'arte romana.

Costantemente in queste stele è la scena di pu-
gilato, non quello di lotta ; la lotta più di frequente
appare sui monumenti greci che non etruschi, nei quali
ultimi, ed in generale nei monumenti che dall'arte
etnisca dipendono (sitale), è la prevalenza dello schema
dei pugili. La monotonia infatti dello schema sud-
detto meglio si accorda con questo contenuto di pu-
gilato che a quello della lotta, in cui i corpi possono
assumere le più contorte movenze.

Il pilastro nelle due zone del n. 10 ha il suo
perfetto riscontro su altri monumenti; esso forse so-
steneva il premio della gara, la cui riproduzione do-
veva venire espressa mediante la pittura, e tale premio
doveva venire costituito sia da un ricco vestito, come
nella pittura chiusina della tomba della Scimmia, sia,
e meglio, da un elmo, come nelle situle di Watsch,
Arnoaldi, nei frammenti di sitala di Matrei. Oppure
il pilastro era privo di questo premio e doveva servire
a limitare il luogo dell'esercizio ginnastico, come il
riparo mobile a croce nella vetusta tomba cornetana
delle Iscrizioni (Museo Gregoriano, I, tav. CHI;
Dennis, I, pp. 364-368).

Nella stele n. 169 (tav. V) invece, tratto questo che,
a mio credere, milita pur esso a favore di relativa so-
norità di esecuzione, tra i due pugili, snaturando il
primitivo schema e rendendolo illogico, è una piccola
figura di flautista avvolto nel mantello. Si nota qui,
in questa minuscola figura, la sproporzione di forme
rispetto alle altre figure, la piccolezza di statura che
bene esprime il carattere accessorio del personaggio
rappresentato, cosa che si può osservare in altri mo-
numenti etruschi ; cito, per esempio, le minuscole figu-
rine di flautisti nelle pitture della tomba della Scimmia.

In questa medesima stele la figura a sinistra dei
due pugili è da porsi a confronto con la figurina
della stessa tomba della Scimmia, sostenente nella
destra quello stesso orcio, che la figura atletica della

(*) Per le rappresentazioni di pugilato nell'età minoica,
rimando ad Evans, in Annual of British School, VII, p. 95,
fig. 31; IX, p. 57, fig. 35; Halbherr, Memorie del R. Istituto
Lombardo, XXI, tav. IL

nostra stele stringe nella mano destra, mentre nella
sinistra alza un oggetto in cui riconoscono un disco.

Accanto allo schema di pugilato è forse qui una
allusione ad un altro giuoco ginnastico, al getto del
disco? Anche nel n. 15 (fig. 81) vi era (ora è assai sva-
nita) la figura analoga di un giovine atleta nudo; forse
l'allusione era la medesima. Nel n. 169 l'agonoteta
dal lungo vestito, appoggiato al bastone, palesa, alla
pari del resto delle altre ignude figure, i modelli el-
lenici. Tali modelli saranno stati offerti dalle pitture
ceramiche già sciolte dall'arcaismo e proprie della
seconda metà del secolo V; tale età infatti indica
lo schema dell'atleta con l'orcio nella mano che da
altro lato corrisponde, por lo schema già libero, alle
figure atletiche sormontanti candelabri felsinei. In-
fatti figurine, che esibiscono discoboli e che sormon-
tavano o sormontano candelabri, sono dati dai seguenti
tre esemplari: 1, candelabro del Giardino, n. 190;
2, candelabro da Pradalbino; 3, statuetta isolata.

Tale impronta ellenica non è comune all'agonoteta
posto nel n. 10 (ultima zona), a destra nell'ultimo
piano prospettico dietro i suonatori di tromba ; questo
secondo agonoteta ha il solito cappello a cocuzzolo e con
tesa (') e tiene nelle mani due bastoni, uno a spatola
e l'altro ripiegato (tav. I). L'impronta del personaggio
è qui essenzialmente locale, come locale è la maniera
con cui è concepita la scena del pugilato, sia in questa
zona non che nel n. 2 (fig. 83). E notiamo in realtà una
analogia di composizione tra questi due monumenti.

Tra i suonatori di tromba seduti ed i pugili è
infatti un personaggio che poggia su di un bastone
sormontato da un emblema, un volatile nel n. 2, un
quadrupede nel n. 10. Nel volatile si può essere in-
certi di riconoscere o un gallo, o un'aquila; qualora
fosse un gallo, ovvio sarebbe il confronto con un' in-
segna sannitica in bronzo da Pietrabbondante (fahr-
buch des Instiluts, 1909, 143). Nel quadrupede rico-
nosco un cignale (8).

(') Si cfr. l'uomo su lastra fìttile ceretana (I. //. S., X,
tav. VIII ; Montelius, tav. 342, 2). Si aggiunga la statuetta
d'Isola di Fano (Notizie scavi, 1884, t. Ili) in cui riconosco
un adorante; è da notare anche il bronzetto londinese (Walters,
Catalogne of the bronzes, n. 522, t. XII).

(') Cosi anche l'Helbig; il Brizio invece vi riconobbe un
bovino e lo mise in connessione con il bue bianco sormontante
uno scettro in una lastra fittile ceretana. È noto il grande uso
del cigliale nelle insegne galliche (Reinach S., Cultes, Mythes,
Réligions, 1, p. 67 e seg.).
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