Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 20.1910

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LE PIETRE FUNERARIE FELSINEE

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(Antike Denkmàler, II, tav. 42) o con le figure dan-
zanti delle tombe della Caccia e della Pesca (Monu-
menti dell'Instituto, XII, tav. 13), dei Vasi dipinti
(ivi, IX, tav. 13-13c), del Citaredo (ivi, VI. tav. 79).

Il gruppo dell'uomo e della donna che danzano
si può mettere a confronto con quello analogo della
tomba del Triclinio: ma, mentre nel dipinto maggior

Fig. 86. — Stele, n. 163.

vivacità si è raggiunta pei corpi in direzione con-
traria e pei volti convergenti insieme, qui invece,
nella figura del giovine, il corpo si dirige nella stessa
direzione del volto. La scena così viene in grande
parte a perdere il suo aspetto di danza e quasi ad
assumere invece quello di inseguimento, come ci ap-
pare su parecchi vasi attici del secolo V.

Tra le due tìgure è un vaso posto sul terreno ;
è un tratto, questo, caratteristico che si riscontra anche
in varie pitture cornetane: così nell'arcaica tomba

delle Leonesse, ancóra della prima metà del se-
colo VI; nella camera del Morto (Monumenti dell'In-
stituto, II, tav. 2; Dennis, I, pp. 325 e segg.), tuttora
dello stesso secolo; nella seriore tomba del Triclinio.
Esso vaso è una mera allusione al luogo ed al tempo
in cui la danza sfrenata ha avuto il suo inizio, cioè
dopo un banchetto. Questo vaso è un'anfora: anzi
apparisce essere raffigurata una di quelle magnifiche
anfore a volute, di cui così insigni campioni hanno
fornito gli scavi bolognesi, chè ben visibili sono
sopra l'orlo del vaso i due piccoli cerchi alludenti
alle volute dei manichi. È lo stesso vaso, esibito sul
terreno, nelle pitture della tomba delle Leonesse e
della camera del Morto e, sopra il tavolo tra due
anfore, nella scena di danza della tomba dei Vasi
dipinti.

Il danzatore nudo ed il vaso in terra si ritrovano
nel n. 163 (fig. 86), giunto a noi soltanto nella parte
inferiore; il vaso qui è un'anfora e mi pare una di
quelle anfore a figure nere, non rare nelle tombe
felsinee, con orlo sormontante i manichi. La figura
della nostra stele, così almeno si può arguire dal
contorto movimento e dalla mano sinistra che cerca
un appoggio sul ginocchio, forse doveva sostenere con
la destra una tazza ricolma di vino, il contenuto della
quale, pur danzando, non doveva rovesciare. Così
l'azione di questa figura avrebbe presentato analogia
con quella di due danzatori nella tomba dei Vasi
dipinti e nella camera del Morto (1).

Purtroppo, anche la zona superiore del n. 18 esi-
bisce di una simile, anzi quasi eguale figura di dan-
zatore nudo, solo la parte inferiore nell'identica dire-
zione e corrosa assai.

§ 6. Accenni mitici.

Rari sono gli accenni a scene mitologiche espressi
nelle pietre bolognesi; a tale proposito, solo quattro

(*) Questi schemi di uomini che debbono stare in agitato
o difficile movimento, pur col compito di tenere in equilibrio nn
recipiente ricolmo, non sono rari nelle licenziose rappresenta-
zioni di xmfiot, o di banchetti dei pittori di tazze di stile
severo. Cito, come esempio, la tazza di Eufronio edita in Har-
twig, Die griech. Meisterschalen, t. Vili.

Ad un giuoco consimile deve alludere, a mio avviso, il
gruppo nella tomba delle Leonesse, del giovine nudo che, dan-
zando e già itifallico, cerca colla brocca di riempire il nappo
della danzatrice che si schermisce.
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