Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 20.1910

Page: 741
DOI article: DOI Page: Citation link: 
https://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/monant1910/0391
License: Free access  - all rights reserved Use / Order
0.5
1 cm
facsimile
741

DI ONA ANONIMA CITTÀ SICULO-GRECA ECC.

742

brica rettangolare, delle dimensioni seguenti, misurate
fra gli angoli esterni, e non tenendo conto delle appen-
dici di levante e di ponente: m. 8,00X15,80X7,50;
orientazione 300"-120°. Un muro traverso divide in
due vani diseguali l'edificio. Sul fronte orientale i
muri lunghi si protendono per poco in due ante, desti-
nate forse a formare una specie di piccolo pronao o
prothyron, ma la loro costruzione disforme e rude
lascia adito a qualche dubbio. È altresì da notare nel-
l'estremo angolo SE dell'edificio, o, se meglio vogliasi
dire, dell'anta corrispondente, un rozzo pilastro quadro,
piantato ad un m. di profondità, il quale serviva come
cantonale di robustazione.

Il primo ambiente ad Est misura nell'interno
m. 4,75X4,50; il secondo m. 7,70X4,00. Ad Ovest
l'edificio è chiuso da un muro per tecnica e spessore
rispondente a quello della estremità opposta, e l'an-
golo SO conserva una porzione di basolato, che non
prosegue nel resto della fabbrica. Anche da questa
parte si protendevano due ante, al piede delle quali
si nota un rincalzo di piccola muratura.

Stabilita la forma, rivolgiamo ora la nostra atten-
zione al tipo murario ed al sistema delle fondazioni.
I costruttori condussero le fondamenta a piccola pro-
fondità, il che non è indizio di buon lavoro, quando
anche si volesse pensare a costruzione greco-arcaica ;
però quanto risparmiarono in profondità svilupparono
in larghezza, carattere anche questo di una tectonica
rude ed infantile, e non per anco disciplinata dalle
buone norme suggerite da una lunga esperienza. Lo
strato B venne così intaccato per circa un palmo,
gettandovi una massicciata di piccolo pezzame, for-
temente concatenato così dall'angolosità dei pezzi, come
anche dall'impiego di una terra argillosa, indurita
poi dall'azione dell'acqua e del sole.

Le massicciate di fondazione hanno una larghezza
variante da m. 1,50 a 2,00 nei muri perimetrali, e
m. 1,00 ad 1,20 in quelli traversali, con uno spes-
sore in altezza di cm. 15-20. Esse sorreggevano il
muro in alzata, destinato ad uscire dal suolo, per la
quale parte della fabbrica cambiano modulo e strut-
tura; senonchè poco è rimasto dell'alzata, abbattuta
e distrutta. Sulla testa della collina e nei fianchi
raccolsero i costruttori delle grandi sfaldature di
arenaria conchiglifera durissima, e di calcare cristal-
lino quasi dolomitico ancora più duro, che diligen-
Monumenti Antichi — Vol. XX.

temente allinearono di corto in una assisa, connetten-
dole e chiudendo gli interstizi con pietrame minuto
e terra argillosa. Le lastre vennero appena ritagliate
ai margini a colpi di mazza, ma non nei piani di posa,
alquanto gibbosi. Così il muro in alzata veniva ad
avere una larghezza oscillante da m. 0,85 a 1,05, chè
tale è la lunghezza dei pezzi. Di quanto esso si ele-
vasse in origine non ci è dato dire. Così non si avvertì
traccia di imposta di colonne, di parastadi in legno,
nonché di porte e di soglie di passaggio, denotate
anche da levigazione delle pietre. La pavimentazione
dei vani pare fosse in terra battuta ; nell'angolo SO di
quello maggiore la massicciata angolare, che si stende
per buon tratto nell' interno, era forse una robusta-
zione di parte fatiscente. Lungo il muro meridionale
ed in corrispondenza al centro dell'ambiente maggiore
fu segnalato per circa in. 2,50 un basolato, che ho
sospettato corrispondesse ad un ingresso aperto verso
mezzogiorno.

Volgendo ora l'indagine a stabilire l'epoca in cui
sorse l'edificio, dobbiamo tener ben presente che le
fondazioni di esso sono aperte nello strato protostorico
cioè del 3° periodo siculo. Dunque l'edificio venne
eretto in un tempo in cui i Greci erano già arrivati
alle coste della Sicilia; in massima lo si può riferire
al secolo Vili, ma nulla toglie che esso possa essere
anche un po' più antico, od un po' più recente. Che
nella costruzione di tale Anactoron sia intervenuta
l'opera od il consiglio di qualche mastro-muratore
greco, errante per i monti al servizio dei Siculi, è
mera ipotesi ; la tecnica e la tectonica sono infatto
tanto povere da non richiedere l'intervento della mano
e del consiglio di artefici greci per quanto di infimo
rango. Solo la misteriosa presenza di pochi frammenti
di tegole greche può indurre in tale sospetto. Tutto
sommato preferisco ritenere che la fabbrica sia sorta
un po' prima del sec. Vili, e che sia dovuta ad operai
indigeni; forse posteriormente venne ad essa aggiunta
qualche tegola greca decorativa. Non è altrettanto
eguale il dire quando esso sia stato distrutto. Se,
come risulta dalla forma e dal contenuto della necro-
poli, elementi greci apparvero nel sec. VII e si sta-
bilirono sulla montagna, non credo che essi abbiano
abitato dentro il piccolo palazzo, dove nessuna traccia
di ceramica corinzia o greca si rinvenne. Sembra
quindi che la sua distruzione coincida coll'arrivo dei

48
loading ...