Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 20.1910

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DI UNA ANONIMA CITTÀ SICULO-GRECA ECC.

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Greci, o di poco sia ad essa posteriore. Ciò che rimano
enigmatico si è, quale rapporto abbiano col fabbri-
cato gli avanzi di lamine scritte che non sono affatto
anteriori alla fine del sec. VI.

Ma per meglio conoscere il singolare edificio ò
mestieri ricorrere alla comparazione di altre opere
erette dallo stesso popolo, in ambiente analogo, ed in
epoca approssimativamente eguale o prossima. È noto
come i Siculi fossero famosi scavatori di colle e ca-
mere funebri entro le roccie, ma altrettanto poveri
costruttori di opere murarie. Le loro capanne erano
fragili costruzioni di canne, frasche e paglia, che gli
incendi esponevano a facili e ripetute distruzioni. Le
grandi e le piccole città sicule non erano, in sostanza,
che più o meno vasti agglomerati di tucul abissini,
che a quando a quando risorgevano dalle loro ceneri
e mine. Solo il capo tribù, il principe, l'ìivaì, se
vogliamo pomposamente chiamarlo con voce greca,
godeva di una costruzione più vasta e più solida, in
rozza muratura, ma che in sostanza non molto diffe-
riva da quelle capanne o pagliaj in mezza muratura,
che tuttodì sorgono nelle montagne siciliane, e di cui
presento un saggio a fig. 7, tolto appunto dal vero a
M. S. Mauro.

Di vere fortificazioni per ora possediamo due unici
esempì che datano forse fino dal neolitico, quello del
villaggio di Mursia in Pantelleria, e quello del vil-
laggetto di Branco Grande presso Camarilla ('). Ma
codeste sono vere eccezioni, perchè vere fortificazioni
non costruirono mai i Siculi nelle loro grandi città
di Pantalica e di Dessueri, e nelle altre minori.
Opere di sbarramento, e poderose, io ho bensì rico-
nosciute a Monte Finocchito (2), ma sono di epoca
tarda, e sorte agli albori della colonizzaziono sicula,
anzi sotto l'influenza di opere militari greche, viste
e malamente copiate dai Siculi.

Indubbiamente più antico e più grandioso del
nostro è il palazzo principesco di Pantalica (Monu-
menti Ant. dei Lincei, voi. IX, p. 75 e segg. ; tav. V-VI)
megalitico con numerosi vani rettangolari, i quali nella
loro distribuzione lontanamente arieggiano la casa

(') Per Pantelleria cfr. Monum. Ant. Lincei, voi. IX, p. 452
e segg. Per Branco Grande Bullettino Paletnol. hai. a. XXXVI,
p. 159 e segg., dove descrivo anche le piccole capanne ellittiche
col piede in muratura.

(2) Bullettino Paletnol. Rai., a. XXIII, p. 179 e segg.

principesca degli eroi micenei ed omerici, senza che
perciò sia provato derivare questo da quella. È però
certo che esso sorse verso la fine della seconda fase
della coltura sicula, quando i contatti fra Siculi co-
stieri ed Egei erano molto vivi ed accentuati, onde
non si esclude la possibilità che l'influenza della
coltura egea siasi fatta sentire, oltre che negli arti-
coli industriali anche nell'architettura.

Ma di gran lunga più vaste, complesse ed impor-
tanti, sono le opere da me scavate ed esplorate sul
M. Bubbonia, dove esisteva un'altra grande città si-
cula, anonima. Una parte, la più alta, della cresta

Fig. v.

del colle venne segregata dal resto mediante un robusto
muro, e formava così la vera Acropoli, la quale rac-
chiudeva un edificio stretto e lunghissimo, la casa del
principe, di così buona maniera da doversi riconoscere
in modo certo l'influenza e la direzione, se non anche
la mano, di operai greci. Ed al piede del colle ho in
buona parte esplorato un edificio vastissimo, che de-
nominai il palazzo d'inverno, e che si sviluppa in una
serie di spaziose camere quadrate attorno ad uno o
più grandi cortili rettangolari. Tuttociò è ancora ine-
dito, ma a Monte Bubbonia abbiamo in proporzioni
grandiose quello che S. Mauro ci ha dato in misura
ridottissima; a M. Bubbonia balza nell'occhio l'in-
fluenza greca, decisamente provata anche dal conte-
nuto della necropoli, che pur restando sempre e net-
tamente sicula, scende alla fine del sec. VI.

Questi fatti dimostrano come i Siculi, i quali nella
loro fase primitiva di civiltà conoscevano solo in modo
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