Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 20.1910

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AVANZI DI MURA ECC.

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rallele, che nell' immaginazione del Bini doveva rap-
presentare la inespugnabile cittadella. Gli altri segui-
rono tranquillamente questo indirizzo d'indagini topo-
grafiche, e perfino il Dennis ('), più moderno di tutti, si
contenta di dir solo che l'antica arce, occupata dal
convento dei francescani, era originariamente circon-
data da una triplice cinta di mura concentriche, delle
quali qua e là si scorgono tracce, e che in ciò non
era dissimile da altre città etnische.

La sicurezza con cui dal Bini in poi fu affermato
un tale immaginario ordine di costruzioni sta in forte
contrasto con la parsimonia di notizie, che gli scrit-
tori di cose fìesolane dettero dei ruderi realmente vi-
sibili su quell'altura anche ai giorni nostri. Il Ban-
diti dice solo che su questo monte « negli antichi
tempi era la rocca della città, come dagli avanzi
delle Mura etnische ancor si vede » (2). Giuseppe
Del Rosso è un po' più preciso: « Sull'apice di questo
monte concordano tutti gli scrittori nel situare l'an-
tica rocca, della quale sono forse vestigia un pezzo
di muro voltato a ponente che tutt'ora esiste nell'orto
de' Francescani, e che ha l'apparenza di uu angolo
di fortificazione » (3). Ma anche lui in un susseguente
lavoro (') spende un intero capitolo per le » Conside-
razioni relative alla Rocca », nel quale ripete notizie
di seconda e anche di terza mano, integrate e conle-
gate con supposizioni del tutto personali e non corri-
spondenti alla realtà. Anche l'Inghiaimi ripete le me-
desime cose (5), non riproducendo, come invece fa il
Del Rosso, la pianta del Bini, ma attenendosi stret-
tamente ad essa per la descrizione dell'acropoli.

Ben altra strada ho dovuto seguire io per potermi
raccapezzare fra quel laberinto di ruderi disseminati
in ogni angolo dell'altura di S. Francesco, e che gli
egregi autori su citati trascurarono sempre di descri-
vere con esattezza.

Ho dovuto incominciare a porre in pianta tutti
codesti avanzi, che sono molto cospicui e per lo più
ben conservati, allo scopo di poter studiare e stabi-
lire la loro direzione, e fissare così dei punti di par-
tenza per ulteriori eventuali ricerche, che potessero

(•) Op. cit, loc. cit.

(a) Op. cit , lett. XI, p. 135.

(3) Osserv. sulla Bus. Fies. di S. Ales., p. IV-V.

(*) Congetture sopra due Moti. Etr. Fies., ecc.

(6) Op. cit., § VII, p. 38.

interamente restituire la fìsonomia originaria di quel-
l'altura. Solo le indagini nel sottosuolo potranno com-
pletare il lavoro da me ora iniziato, e che per ne-
cessità deve limitarsi alla illustrazione dei soli ruderi
che si vedono spuntare qua e là su una vasta zona
di terreno, alle falde e in cima al colle di S. Fran-
cesco. Esso servirà, spero, come contributo alla carta
archeologica di Fiesole, che si dovrebbe rifare con
criteri più moderni.

Alcuni di questi ruderi non mi pare che lascino
dubbi sulla loro destinazione originaria, che era quella
di proteggere con varie cinte di muri l'acropoli, di-
fesa già alle sue radici, come si rileva dalle piante
citate, dalla cerchia della città, nella quale forse era
tutta compresa. Altri, invece, per la loro posizione e
distribuzione, si può pensare che abbiano appartenuto
a qualche fortilizio sorgente sulla sommità dell'altura,
o ad una ultima superiore cinta strettissima. Questi
sono quelli comprosi nella fabbrica del convento dei
francescani.

È ovvio pensare che quando fu edificato quel mo-
nastero, si utilizzarono, sia come fondamenta, sia come
pareti, tutti gli avanzi delle antiche fortificazioni che
allora dovevano essere assai numerosi in quel luogo,
senza contare l'impiego, in detta fabbrica, di altri
materiali sciolti e ricavati anch'essi da costruzioni
antiche, di cui l'altura di S. Francesco era popolata.
Non è facile però fare dello supposizioni intorno all'a-
spetto primitivo della sommità dell'acropoli, perchè gli
avanzi che si vedono non possono essere sufficienti,
senza ricorrere a saggi di scavo, a farci indovinare la
loro complessa distribuzione.

Intanto dalle indagini e dagli studi fatti sul ter-
reno è risultato questo, che nessun tratto di muro di
quelli esistenti può essere identificato con quelli della
triplice fantastica cerchia così regolarmente tracciata
dal Bini.

Oltre alla pianta che riproduce la posizione esatta
dei ruderi sull'acropoli, credo opportuno di pubblicare
anche diverse fotografie per mostrare i dettagli della
costruzione e la differenza, talvolta assai notevole,
che passa tra un rudero e l'altro, non tanto per il
materiale impiegato, poiché è quasi tutto di pietra
serena, locale, quanto per l'arte ed il modo come
esso fu adoperato. Infatti è bene notare fin d'ora che
tutti quegli avanzi non sono simili, nè tutti somi-
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