Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 20.1910

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AVANZI DI MURA ECC.

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Anzi, poiché questa chiave di volti., la quale per
le sue dimensioni e per il modo come è lavorata non
si può riferire nè ad uua tomba, nè ad una porta
delle mura di difesa, ma solo ad un edifìcio, è molto
somigliante ad altre chiavi di volta trovate fra i ru-
deri delle Terme romane di Fiesole, le quali sono del
tempo sillano, siamo indotti a credere che essa era
impiegata in una costruzione più recente, forse di
questo medesimo periodo, la quale non è improbabile
che esistesse anche sull'acropoli.

Non restano quindi che i pochi frammenti cera-
mici più antichi per farci congetturare che il detto
edificio poteva essere coevo dei pochi frammenti di
vaso campano a vernice nera, trovati nella cisterna
(sec. III-II a. C).

Esso ad ogni modo dovette stare in piedi parecchi
secoli, perchè gli avanzi dei bassi tempi trovati in
fondo alla cisterna, al disotto di tutto il materiale
da costruzione, fissano l'epoca della sua rovina in
maniera quasi precisa.

Le monete trovate nel fondo, molto ossidate e cor-
rose dall'acqua, non lasciano dubbio che la cisterna
fu adoperata fino al tempo a cui le dette monete ri-
salgono (il medio bronzo di Domiziano è certamente
del 76 d. C). Ma oltre a ciò vi sono altri elementi
indiscutibili per credere che essa continuò ad essere una
conserva d'acqua fino a tempi molto più bassi. L'oeno-
choe intera, l'anforina a strie rosse verticali (fig. 24)
e gli altri non pochi vasi frammentari, trovati in
preferenza nel lato orientale, per la forma, per la
tecnica e per lo stile decorativo escono, come ho
detto, dai confini dell' antichità classica. Essi non
sono nè etruschi, nè romani, ma solo prodotti di tempi
barbarici (sec. VI-VII d. C). Anche le quattro fu-
sarole fittili, delle quali pubblico le due decorate
nella fig. 23, possono bene associarsi per il tempo
con questi avanzi ceramici, perchè esse, pur ripe-
tendo nella forma le fusarole primitive etnische,
spettano per la tecnica e per il modo di cottura al
Medio Evo. La chiave di ferro con l'anello a cerniera
può anch'essa risalire al medesimo tempo.

Per il fatto poi che Yoenochoe o boccale della
fig. 24 fu trovata intera e ritta fra due sassi sulla
risega del fondo, dobbiamo credere che essa cadde nella
cisterna quando questa conteneva ancora una discreta
quantità d'acqua. Anche i pochi oggetti di metallo

fanno pensare ad una loro lunga permanenza nell'acqua,
perchè sono coperti da un forte strato di ossidazione.
Poiché fra i molti frammenti ceramici di questo pe-
riodo sono riconoscibili avanzi di altre oenochoai
barbariche simili per materia, per forma e per gran-
dezza a quella trovata intera, è probabile che esse
fossero adoperate per attingere acqua dalla cisterna.

Una circostanza degna di speciale attenzione è
questa. Fra i sassi lavorati e i frammenti architetto-
nici e fittili, che servirono ad ostruire l'antica cisterna,
non si trovarono, all' infuori di poco limo verso il
fondo accumulatosi forse già prima della riempitura
totale, strati di terra da far supporre che la detta
riempitura fosse avvenuta a grado a grado, e in diversi
tempi, con macerie che già ingombravano il terreno
intorno. La disposizione del materiale nella cisterna
invece tradiva la fretta di chi in modo tumultuoso
volle renderla inservibile con quel mezzo così radicale
e violento.

Ora, se mettiamo in rapporto la disordinata riem-
pitura della cisterna col fatto che molti di quei sassi
e il frammento più grande di colonna esibiscono non
dubbie tracce d'incendio, non è assurdo pensare che
l'edificio che fornì tutto quel materiale fosse stato
abbattuto col fuoco per questo scopo. Esso certo non
doveva sorgere molto lontano dalla cisterna, nè do-
veva essere più tenuto in gran conto.

È molto difficile però di determinare la causa per
cui fu colmata quella cisterna tutta in una volta, e per
giunta con le macerie di un fabbricato importante di
carattere sacro.

Io credo che la duplice distruzione si debba at-
tribuire ad uno di quei drammi religiosi che non fu-
rono rari nei primi secoli del Medio Evo, quando i
seguaci del Cristianesimo usavano ogni mezzo per sra-
dicare dalle abitudini popolari le inveterate pratiche
di culti pagani.

È probabile che intorno a quella grande ed antica
cisterna si continuassero a svolgere, in determinati
tempi e ricorrenze, delle funzioni sacrali, non consen-
tite e in opposizione con la fede cristiana. Bisognava
quindi distruggere il mezzo, per dir così, di pratiche
ormai scandalose e sacrileghe, e fu stabilito di ri-
colmare la cisterna con i materiali di un edificio
vicino, che, per essere stato forse adibito iu origine
al culto pagano, fu anch'esso reputato dai ferventi
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