Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 20.1910

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AVANZI DI MURA ECC.

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teri impressi nel centro calcati con una forma, o
stampa parimente che gli altri ornati.

14. Due piccole teste, che (!) una discreta, ed una
di marmo, sembrano ritratti.

15. Quattro Falli di terra cotta (?).

16. Due cubi a piramide tronca, la cui pianta è
un quadrato di due pollici, e mezzo, alti poco più
di tre pollici, forati verso l'estremità superiore.

17. Frammento di un bel vetro, che sembra co-
lorito con cobalto.

18. Frammenti di metallo di diverse ligure, e
fra questi una Fibula, e parte di un Idoletto.

19. Frammenti di diversi marmi figurati, la mag-
gior parte Orientali ».

Questi oggetti, come dichiara lo stesso Del Rosso
in fondo alla sua monografia, furono allora affidati
al rev. Filippo Traballesi, Preposto della Collegiata
di Fiesole. Morto il Traballesi essi, o almeno la
maggior parte di essi, rimasero nella sede del Capi-
tolo della Cattedrale di Fiesole, conservati nella
stanza dell'Archivio capitolare, finché non fu costi-
tuito il Museo comunale, nel quale furono messi a
titolo di deposito insieme con altre antichità che i
canonici avevano intanto raccolto di mano in mano
che si era loro presentata l'occasione.

Essi pertanto si trovarono confusi con gli altri
oggetti antichi di proprietà del Capitolo fiesolauo, i
quali furono depositati nel nascente Museo il 10 gen-
naio 1878, e più confusi rimangono ancora causa il
grande e deplorevole disordine in cui sono lasciato le
suppellettili che lo compongono. Credo opportuno di
pubblicare anche la nota di tali oggetti, comunica-
tami gentilmente dal cau. Brunori, dalla quale si
rileva come in ima sessantina d'anni gli oggetti pro-
venienti dalle favissae scoperte dinanzi alla Basilica
di S. Alessandro scemarono di numero, senza però
poterne incolpare il rev.mo Capitolo, al quale anzi dob-
biamo essere grati, se alcuni fra i più importanti
pezzi di quel sacro ripostiglio sono potuti giungere
fino a noi. Ecco intanto la nota:

1. Idoli di diversa forma e grandezza, 11.

2. Un capitello di marmo.

3. Monete varie 170.

4. Quindici frammenti vari in metallo.

5. Tre stili d'osso di più grandezze.

6. Cinque frammenti di scultura.

7. Altri tre detti c. s. fra i quali un bassorilievo
con tre figure e una delle quali senza testa.

8. Due iscrizioni in frammenti.

9. Due piccoli oggetti di terracotta.

10. Due coperchi di urne cinerarie.

11. Una lastra di rosso antico.

12. Due frammenti di embrici con marca.

13. Due frammenti di iscrizioni gotiche.

14. Vari frammenti di vasi in vernice nera.

15. Una boccetta rotta di cristallo.

16. Un imbuto di terracotta (frammento).

17. Un frammento di ornato in terracotta.

18. Un vasetto di terra rossa.

19. Altro vasetto in terra chiara.

20. Un vaso di metallo.

21. Tre vasi di terra rotti.

22. Tre pesi di terra.

23. Diversi frammenti di patere, lucerne ecc., 20.

24. Una base di marmo circolare bianco.

25. Un'urna cineraria romana con bassorilievi di
stagno, alto cm. 53, diam. cm. 44.

In questa seconda lista le indicazioni sono ancora
più vaglie e generiche, tantoché le difficoltà per iden-
tificare gli oggetti delle favissae sono aumentate.
Infatti non si può essere mai certi che alcuni oggetti,
identificati con quelli da me scelti, corrispondano per-
fettamente a quelli descritti con molta sobrietà nella
lista del Del Rosso, e menzionati con altre indica-
zioni ancora più. v.ighe, o, ciò che è peggio, in gruppo
nella nota del Capitolo. Il Del Rosso, ad es., men-
ziona fra l'altro « un idoletto votivo in bronzo della
specie dei Lari domestici », che certo fu confuso nel
« gruppu degli 11 idoli di diversa forma e gran-
dezza » depositati dal Capitolo nel Museo, e che io
ritengo essere quello da me scelto e fotografato. Tal-
volta anche per un inopportuno pregiudizio il Capitolo
omise nella nota di consegna alcuni oggetti assai
caratteristici ed importanti, che positivamente proven-
nero dalle favissae, e che difatti furono depositati nel
Museo dove ho potuto rintracciarli. Tali oggetti sono
i quattro falli di marmo, creduti invece di terracotta
dal Del Rosso, che forse non si arrischiò ad esami-
narli come conveniva, anche lui per inopportuna vere-
condia. Essi, non corrispondenti alla descrizione del
Del Rosso e non menzionati nella nota del Capitolo,
certo non si sarebbero potuti identificare, se l'avv.
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