Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 20.1910

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AVANZI DI MURA ECC.

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Ecco come essi ne parlano. — Gellio, li, 10, ci in-
forma che « Q. Valerium solitimi dicere ait [Varrò]
quos thesauros graeco nomine appellaremus, priscos
latinos flavissas dixcisse, quod in eos non rude aes
argentumque, sed fiata signataque pecunia conderetur.
Conjectare igitur se detractam esse ex eo verbo se-

meno in Roma, dove, per fornire qualche esempio del
genere, sia Gellio che Festo ricordano le favissae
capitoline, che il primo ammette sicuramente e de-
scrive come cellae che custodivano i vecchi arredi del
culto, mentre il secondo non è neanche certo se dette
cellae esistessero davvero sul Campidoglio, perchè egli

cundam litteram, et favissas esse dictas cellas quas-
dam et specus quibus aeditui Capitolini uterentur ad
custodiendum res veteres religiosas ». Festo (Excerpta
Pauli Diaconi, lib. VII, cfr. p. 66, ediz. Lindemann)
è di parere che « Favissae locum sic appellabant in
quo erat aqua inclusa rirca tempia. Sunt autem qui
putant favissas esse in Capitolio cellis cisternisque
similes, ubi reponi erant solita ea, quae in tempio
vetustate erant facta inutilia ».

Da tali accenni si rileva, oltre che la primitiva
forma del nome (ftavissa) ebbe la successiva modifi-
cazione in favissa (più com. nel plur., favissae), anche
il fatto notevolissimo che il loro uso era abolito, al-
Monumenti Antichi — Vol. XX.

si limita a riportare l'opinione di alcuni che ammet-
tevano tale esistenza, paragonando le favissae a specie
di camerette e cisterne (cellis cisternisque similes),
dove si solevan deporre le cose che per la loro vec-
chiezza non erano più utili nel tempio. Questa seconda
parte mostra chiaramente che entrambi parlavano per
sentita dire, non avendo veduto mai coi propri occhi
le favissae. È strana tanta ignoranza dei Romani al
riguardo, mentre fino a tempi relativamente bassi a
Roma stessa, come a Fiesole e in altri luoghi d'Italia
dovevano esistere sempre monumenti di tal natura.
Ciò potrebbe significare che esse non dovevano essere
considerate allo stesso modo e indicate col medesimo

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